Con il crescere del blog i primi due post, quelli che cercavano sia pure in modo informale e frammentario di comunicare i nostri intenti, corrono il rischio di essere sempre meno visti, sempre meno consultati, rischio che a nostro avviso non possiamo correre. Ogni nuovo contributo tende idealmente, magari non omogeneamente o con la stessa efficacia, a quegli intenti, ci pare di conseguenza corretto riportarne in questo spazio una sorte di summa, rimandando tuttavia agli originali per una più ampia visione.
L’idea di un marchio Made in Brescia nasce circa due anni orsono con l’apertura della “Civica Trattoria Lo Scultore” e l’intento di esprimere concretamente il concetto di cucina del territorio con cui era partita. Ma anche di colmare un vuoto di identità e riconoscibilità traducibile con il termine di “brescianità”. Brescianità che, se ben espressa, può avere una ricaduta positiva sulla potenzialità d’attrazione a livello turistico e non, e per chi nella ristorazione volesse condividerne il marchio ideato. Marchio utilizzabile peraltro in campi diversi, come nell’ambito artistico con l’organizzazione, negli spazi della trattoria, di mostre e installazioni di artisti bresciani con la supervisione di Camilla Rossi, giovane e valente artista bresciana – esce dalla sua penna e dalla sua creatività la grafica del marchio – e in quello artigianale con la “Cicli Urbani Brescia “, fabbrica di biciclette fixed per l’utilizzo cittadino. Infine un progetto editoriale che, in un prossimo futuro, possa portare alla stesura di pubblicazioni, non ultimo un atlante delle produzioni agroalimentari “Made in Brescia”. MadeinBrescia – MiB è ricercare, far conoscere ed emergere, quanto di buono e valido viene realizzato nella nostra provincia a partire dall’impegno quotidiano e dalla passione. Al centro di questo progetto troviamo le persone, non le cose.
Riassumendo:
. Salvaguardia degli aspetti culturali, sociali ed etici di qualsivoglia espressione - come quelle artistiche o intellettuali, anche se il comparto di preminente e primo interesse è quello agro/alimentare – legata a un territorio e alla sua gente. Componenti che rendono un cibo, un manufatto, un testo, ricco di valore, con una sua storia e una sua identità
. Scelta, ora più che mai necessità, di contemplare sempre l’aspetto ecosostenibile di ogni parte e passaggio del processo produttivo o ideativo. Obbligo che può essere dapprima solo tensione e desiderio ma che deve successivamente esplicitarsi in atto compiuto.
. Il prendere coscienza dei limiti di una visione unicamente economica del lavoro e dell’ingegno dell’individuo, frutto di un allontanamento dalla dimensione umana e dalle proprie radici. A questo allontanamento dobbiamo parte della responsabilità di quest’ultima crisi mondiale, alimentata da una finanza sempre più distante dal mondo reale, popolata da individui per i quali il denaro diventa fine e non possibile strumento.
. Scoperta di un mercato che accolga queste prodotti, che di volta in volta per quantità, naturale stagionalità, rispetto del valore intrinseco, non sono appetibili dalla grande distribuzione o dalla comunicazione di massa, e di una platea, più ampia possibile, che scopra quanta “ricchezza” è talvolta celata nel nostro territorio.
. Divulgazione di un sapere che, lungi dall’essere sterile gioco intellettuale, possa diventare cibo per la mente e difesa da un’omologazione che tutto appiattisce e ottunde. Su questa traccia si dirà di prodotti che cessano di essere conosciuti poche decine di chilometri dal loro luogo di origine, di ricette che, ingentilite o meno, sanno di vero, di non inventato o compiacente, ma ancora una volta e soprattutto di persone che credono nel proprio operare.
. Valorizzazione di una provincia che per estensione, varietà di ambienti, microclimi e conformazioni geologiche ha ben pochi rivali all’interno di una nazione già composita come poche e, per tanti versi, ancora sconosciuta ai più.
. Difesa del consumatore, di quel consumatore attento e desideroso che spesso si trova a comperare e a pagare cari, prodotti spacciati per bresciani, ma che tali non sono.
. Il puntualizzare che la difesa e la proposta dei prodotti bresciani non è da intendersi come chiusura o negazione a materie prime di altra provenienza, sempre nel rispetto di caratteristiche come salubrità, qualità, rispetto dell’ambiente, quanto attenzione per un loro felice incontro, creando quelle riuscite “contaminazioni” realizzabili unicamente se si hanno solide e sentite radici.
Indubbiamente una delle aspirazioni insite in MiB è fare cultura distante da ogni intento falsamente pedagogico, con il “sapere” dispensato dall’alto e riversato su un pubblico che passivamente lo accoglie. Tutelare il fruitore finale è renderlo edotto, informarlo sulle varie opzioni disponibili, offrirgli la possibilità di un approccio alternativo a quel “Good enough”, quell’abbastanza buono che pare essere il traguardo a cui tende una larga parte della produzione globalizzata.

