Dei coniugi Valente, di miele e di api

La parola miele è sbiadita, penso al tempo in tutte le sue accezioni, occorre avvicinarsi per leggere il primo segno del Sampì: miele – non sempre e non per tutti -. Avevo chiesto a Lodovico Valente ragione di quel cartello, ottenendo in cambio la storia di una persona che, leggerezza o ignoranza, aveva sottovalutato il frutto di un impegno privo di compromessi. Come conseguenza le era stato negato l’acquisto di quella che per lei era una semplice merce, un qualcosa che, indipendentemente dal suo significato e da chi con fatica e passione la proponeva, poteva essere acquistato col solo potere del denaro. Si sbagliava, e per prevenire altri similari errori Lodovico ideò quell’avvertimento. Ecco ce ne fossero tante di persone così, che subito ti avvisano. Non manca la disponibilità ai coniugi Valente, Mirella l’altra metà del cielo, per parlare con misurato orgoglio dei loro pluripremiati mieli, o dei continui esperimenti con i loro grandi aceti (assaggiate il Classico di Botticino), ma vogliono giusto rispetto, attenzione. Soddisfatti questi obblighi primari la loro apicoltura, nata più di 25 anni fa con una famiglia di api, insolito ma travolgente regalo di compleanno, è sempre aperta  ai visitatori, abbiate la solo cortesia di avvisare e di ricordarvi il sacro riposo del primo pomeriggio.

E se la vostra conoscenza del miele si limita a qualche ricordo infantile o a un anonimo barattolo preso dalle scansie di un supermercato, vi consiglio d’incontrare Lodovico per entusiasmarvi, è contagioso, di questa dono della natura: chi lo considera un semplice dolcificante, e non mi addentro in alcune sue proprietà, non ha mai avuto il piacere di degustare alcuni dei mieli del Sampì. Lampone, castagno, melata , rododendro e millefiori di alta montagna entrambi Presidio Slow Food …, per citarne alcuni, sono una sinfonia di sapori, profumi e persistenze. Assaggiandoli si fa ingresso in un mondo in grado di regalarci sensazioni del tutto nuove o solo lontanamente immaginate coi prodotti commerciali. E visto che parliamo di commercio diciamo subito una cosa, il miele buono costa, e costerebbe anche di più (anche il doppio del prezzo di vendita in Italia) se molti apicoltori non contassero il loro lavoro, cosa che nessun altro produttore si sogna di fare. Costa il giusto allora, e meno del giusto tante volte, anche se personalmente ho sentito due signore chiedere “uno sconto, perché è un po’ caro” al banco di Faustini, apicoltore camuno. Dimenticando le buone maniere ho domandato alle signore se chiedevano sconti anche al supermercato, un poco sdegnose mi hanno risposto che no, che lì i prezzi sono fissi … Poco importa allora, il prezzo unico parametro, se tante etichette dicono o non dicono secondo l’opportunità e le possibilità che l’attuale normativa offre, poco importa se non ci si ferma giusto un attimo a leggerle, scoprendo ad esempio che il contenuto è  una miscela di “Mieli comunitari ed extracomunitari”: ma acquistereste un vino che è miscela di vini spagnoli, romeni, cinesi e argentini? Oppure che quasi nessuno, l’Apicoltura del Sampì lo fa, dichiara la percentuale di umidità del miele, dato fondamentale perché sotto il 17% il miele non fermenta mai, ma già al 18,1% tende a fermentare con un numero di cellule di lieviti superiore a 10 per grammo e sopra il 19% ne basta una … O ancora che il glucosio, zucchero presente nel miele con il fruttosio, aggiunto al miele sino al 50% rappresenta una buona maniera per lucrare sul prezzo visto che costa molto meno, … e i cinesi, non dite che ce l’ho con loro per partito preso, hanno messo in commercio gli enzimi necessari a ingannare le analisi correnti. Ancora, date di scadenza lontane ma HMF – indice della freschezza del miele e del suo stato di conservazione – superiori  a  40 mg/kg che è il limite di legge, anche se un miele  di qualità non dovrebbe presentare, alla produzione, un valore di HMF superiore a 10 mg/kg. Stesso concetto per l’indice diastasico. E non parliamo della microfiltrazione che togliendo i granuli pollinici presenti impedisce il riconoscimento varietale e geografico del miele … Ma allora Lodovico, dove comprare il miele? “Il miele si compra dagli apicoltori …”, apparentemente banale ma profondamente vero, e aggiungo che l’ideale è comprarlo dopo aver parlato con loro, dopo aver guardato nei loro occhi e aver sentito delle fatiche, delle levatacce a caricar le arnie per portare le api nei posti giusti, al giusto momento di fioritura, confidando inoltre  ” … nell’indispensabile aiuto della dea bendata che faccia soffiare altrove quei venti malefici carichi di veleni camuffati da farmaci” **

 

Discorrere di miele con un apicoltore significa inoltre e necessariamente parlare di api e ambiente: “In Lombardia ogni anno vengono sparsi nei campi coltivati 10 milioni di kg di veleni, uno circa per abitante … l’Italia, … 12% della popolazione dell’UE, utilizza un terzo dei fitofarmaci che ogni anno vengono distribuiti sui terreni coltivati; il triplo della media europea. … La decisione … di sospendere l’utilizzo dei neodicotinoidi nella coltivazione del mais, ha creato un bell’ambaradam, facendo arrabbiare i signori dei veleni ma accontentando gli apicoltori e le loro api, che muoiono ancora purtroppo, ma un po’ meno; … Le api da oltre 50 milioni di anni svolgono diligentemente il compito che il Grande Regista ha loro affidato per la prosperità della vita, sono sopravvissute ai dinosauri e hanno conosciuto l’uomo quando era ancora brutto e peloso e camminava a quattro gambe … tutti dovremmo augurarci che possano continuare a farlo.” **  Diciamo per completezza d’informazione che proprio recentemente (il 25/11/2010) è stata votata una risoluzione in sede comunitaria a favore del futuro dell’apicoltura.

Sforzarsi un poco per ascoltare un apicoltore e acquistare i suoi mieli significa aggiungere un piccolo tassello al grande quadro che vuole difendere, oltre che mostrare, l’integrità della natura e dei suoi abitanti, ricordandoci, tendiamo a dimenticarlo con allarmante frequenza, che tra questi  ultimi ci siamo anche noi. Significa entrare in una dimensione non omologata di gusti e sensazioni olfattive:  frutta, fiori, note balsamiche, erbe aromatiche e spezie, ma anche sentori più complessi e particolari. Significa incontrare Mirella e Lodovico Valente e, credetemi, ne vale assolutamente il breve viaggio.

** I testi riportati con il doppio asterisco, opera di Lodovico Valente, sono apparsi nella prima newsletter del 2010 condotta Slow Food di Brescia. Le fotografie sono cortesia di Christian Penocchio.

Nel blog: Le api sono bestie divine

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. sicuramente eccentrico, ma come tutti genio e sregolatezza, il sig. valente è un vero Apicoltore, di quelli con la A maiuscola appunto.
    Appassionatissimo, è un piacere discorrere con lui, anche se a volte è un pò integralista. Di apicoltori così ne conosco pochi, uno è il Faustini citato nell’articolo che consiglio di andare a visitare, ma purtroppo di commercianti di miele ne conosco fin troppi, credo sia giunto il momento di smascherarli, che dite?

    1. Carlos Mac Adden ha detto:

      Conosci bene la mia opinione Enrico, che è la stessa manifestata per chi pensa di cavalcare l’onda del vino camuno … Questo blog vuole essere costruttivo non distruttivo ma sarebbe ipocrita se voltasse le spalle alla realtà e fingesse d’ignorare che accanto a tanti bravi produttori c’è chi, indipendentemente dalle dimensioni, ha come unico scopo il profitto.

    2. Nikbarte ha detto:

      Lunga vita agli integralisti !!! …. anche se ad alcuni possono apparire un po’ rigidi.

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