Buon anno con le bollicine di casa

Non è certo un diktatum, nemmeno un consiglio o l’ennesimo invito a percorrere km 0. Semplicemente un insieme di nomi che, pur nella sempre fertile e cercata diversità, interpreta a proprio modo il concetto di Franciacorta. Di certo alcuni si strapperanno le vesti o faranno spallucce all’idea di brindare con delle bolle “nostrane”, forti del loro considerare lo Champagne come unica possibilità esistente. Di certo io non spenderò molte parole per dire sino alla nausea, insieme a un numero consistente di persone per verità, che non ha senso paragonare due prodotti diversi per tante ragioni ma che egualmente mi attraggono. Così per quelli che “il Franciacorta è solo …” e poi il grande, o i grandi nomi che tutti devono conoscere, che nessun ristorante può non avere pena la messa all’indice: lungi da me l’idea di trinciare giudizi su realtà che hanno fatto la storia del, e della, Franciacorta, anche se qualche prodotto base mi lascia piuttosto indifferente. Sarà che sono istintivamente poco attratto dal vino, dal film, dal libro, che piace/deve piacere a molti, o che preferisco parlare di chi non ha somme importanti da utilizzare per la comunicazione, la manciata di nomi, senza ordine alcuno, è costituita essenzialmente da aziende di piccole dimensioni, alcune di recente (per realtà che producono vino dalle proprie uve) fondazione e con le quali è possibile stabilire un dialogo diretto (anche se non per tutte, mea culpa, mi è stato possibile farlo).

Se chiedete a Claudio, o a Mario, i due fratelli Faccoli dell’omonima azienda alle pendici del Monte Orfano come deve essere una “bolla”, ti rispondono senza esitazioni “bianca e secca”. Coerentemente le loro scelte  d’elezione sono Extra Brut e Dosage Zero.   Il “secco”, ma non riducete questi vini al solo versante delle morbidezze che hanno altro da dire, è la scelta di un giovane produttore: Andrea Arici e la sua Colline della Stella, sopra Gussago. Dai suoi terreni, se “gratti” un poco affiora la componente calcarea, ricava solo Dosaggi Zero: S.A., millesimato 2005 e Rosè. Cambiamo zona e ci portiamo in quel di Erbusco con una triade di tutto rispetto.  Bruno e Claudia Dotti, San Cristoforo, vi propongono Brut S.A., millesimato, Pas Dosè e Rosè. Sempre a Erbusco, ma con vigne – Pinot Nero – anche a Paratico, ancora due fratelli, Claudio e Dario Camossi e i loro vini: Brut, Rosè, Saten e da poco un interessate millesimato. A chiudere,  e certamente il più conosciuto, Enrico Gatti: Brut, Nature (Dosage Zero), Satén, Millesimo e Rosè. Spostandoci a Timoline di Corte  Franca troviamo Cesare e Laura Bosio una delle ultime bottiglie da me provate, purtroppo non in cantina, con Brut, Extrabrut, Satén e l’immancabile Rosè. Last but not least di questo stringato percorso Stefano e Battista (il fondatore) Cola con i loro Brut, Extra Brut e Satén (Stefano mi ha cortesemente invitato in azienda, mi riprometto di farlo nel prossimo anno). Se non commetto errori madornali, nel qual caso vi prego di farmelo notare, le aziende sopra indicate producono, sommando tutte le tipologie, in una fascia che va dalle 50 alle 100.000 bottiglie di Franciacorta.

Niente graduatorie ma come dicevo per i ristoranti non metterei qui  qualcosa che non berrei volentieri … Buon Anno!

Le fotografie sono cortesia di Rinaldo Capra

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