La Signora del Franciacorta, Giulia Cavalleri Nember

Non nascondo la mia personale simpatia per le piccole cantine, magari non conosciutissime, e per i loro proprietari. Credo trapeli con disarmante facilità scorrendo questo blog. Non nascondo nemmeno l’altrettanto personale convinzione che L’Azienda Agricola Cavalleri costituisca un caso a sé nel vasto panorama della Franciacorta, a farmelo dire non è tanto la decisione di non far parte del Consorzio per la sua tutela, piuttosto una serie di elementi  che in parte l’avvicinano alle realtà citate inizialmente, in parte ne sanciscono la forte individualità. Così quando Alessandro Bregoli – agente bresciano dell’azienda, amico stimato e uno dei non tanti “venditori” di vino a capirne effettivamente – mi ha comunicato la disponibilità della proprietà a un incontro ho subito colto l’occasione.

Ne è nato un dialogo che senza i necessari contenimenti poteva correre e straripare per infinite strade e pari tempi, spaziando dal legame con il proprio territorio alla dimensione etica dell’imprenditorialità, dall’evoluzione del  mercato al concetto di qualità. Risale all’81 la presenza in azienda di Giulia Cavalleri e da allora molti scenari, alcuni apparentemente immutabili o privi di una reale alternativa, sono cambiati: “Dieci anni fa s’ipotizzava in questo settore l’impossibilità per le piccole/medie imprese di continuare con profitto la loro esistenza, crescere, aggregarsi l’unica speranza. Ma oltre a dimenticare l’esempio francese con tante realtà a smentire quella convinzione, è innegabile che oggi, nel non facile momento che viviamo, sono quest’ultime grazie alla loro maggiore caratterizzazione ad affrontarlo con  efficacia”. Parole precise, come le opinioni dalle quali derivano, e ve ne sono per altri argomenti, come la generale inefficacia delle realtà istituzionali e consorziali che non rappresentano in modo adeguato i produttori vinicoli nel resto dell’Europa e nel mondo. Non c’è animosità in questi giudizio, piuttosto i segni di una visione pragmatica che lascia poco spazio ai proclami o agli atteggiamenti di comodo, concorda, Giulia Cavalleri, sulla quasi onnipresente cecità di quelle istituzioni che trarrebbero concreti vantaggi dal riconoscere e collaborare con chi potrebbe aumentare il prestigio dei nostri prodotti all’estero. Pari atteggiamento per chi a livello comunitario pare avere come linea guida le regole dell’industria, favorendo di conseguenza le grandi produzioni omologate e globalizzate. “Il prodotto per noi deve essere espressione di più valori, deve possedere un’identità a 360° fatta ovviamente di qualità percepibile, ma anche di salubrità, di rispetto dell’ambiente, del territorio che lo ospita e del quale è diretta conseguenza, di rispetto delle persone che per la sua realizzazione lavorano” Una dimensione etica potremmo dire, attenta a tutte le componenti necessarie per raggiungere un ben preciso risultato. Non solo dunque a un bicchiere colmo di vino ben fatto, gratificante, senza forzature, ma anche un vino che non faccia male, che sia frutto di un lavoro giustamente pagato, senza sotterfugi, oltre che di una vigna curata con il minimo d’impatto ambientale, tutto questo per convinzione personale, senza necessità di protocolli imposti.

Si sposta un poco la conversazione, parliamo di prezzi e di situazione del mercato,  Giulia Cavalleri non capisce e disapprova la presenza di Franciacorta offerti a prezzi da saldo, complici certamente crisi e cantine ancora colme di bottiglie: “Coltiviamo a vite una cinquantina di ettari e produciamo circa 150.000 bottiglie di Franciacorta più i nostri tradizionali vini fermi (Rampaneto, Tajardino …), abbiamo sempre venduto a un giusto prezzo la nostra intera produzione, restando puntualmente senza vino verso la fine dell’anno. In tempi floridi, quando la richiesta superava decisamente l’offerta, abbiamo resistito alla tentazione di aumentare le nostre bottiglie, declinando l’offerta di uve o vini non provenienti dai nostri vigneti. Ora quest’atteggiamento coerente ci premia … Un Franciacorta venduto a 7/8 Euro è penalizzante per l’intero territorio, declassa potenzialmente, e in modo difficilmente recuperabile, un prodotto particolare, destinato ad allietare un momento altrettanto particolare”.

Di tutta questa attenzione, ed anche di queste convinzioni, sono permeati i Franciacorta dell’azienda: utilizzo per la quasi totalità dei vini di sole uve Chardonnay, che danno Blanc de Blancs dal gusto personale, di grande equilibrio. Ne abbiamo la riprova assaggiando in anteprima un 2006 non dosato e degorgiato da poco che aspetto sia in vendita per poterlo gustare nuovamente. “La costanza produttiva e il rispetto della peculiarità di ogni base sono caratteristiche fondamentali dei nostri vini, il bicchiere da lei apprezzato era destinato diversamente ma la particolare evoluzione ci ha convinti che non dosarlo era la soluzione ideale per sfruttare al meglio le sue potenzialità”

Non posso esimermi, prima di accomiatarci, dal chiedere che persona fosse Giovanni Cavalleri, padre di Giulia. “Una persona dal forte legame con la terra, la Franciacorta, un maestro severo, un padre impegnativo, a cui devo buona parte dei concetti sinora espressi. Dal 1991 al 2005 abbiamo lavorato in stretta collaborazione, con un rapporto che potrei definire di simbiosi. Sul lavoro è stato davvero un rapporto totale, e il rigore mi è servito ad affrontare il ruolo d’imprenditore donna nel mondo del vino, ancora oggi più faticoso e difficile che per un uomo”. E il futuro? Come vede il domani partendo da questi tempi tribolati? “Lo spazio per lavorare bene esiste, e noi abbiamo il dovere morale di farlo”. Approvo pienamente, Signora Giulia.

Un grazie ad Alessandro Bregoli “Sandrone” per la collaborazione e a Christian Penocchio per gli scatti.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chicco ha detto:

    Conosco Giulia Cavalleri da trent’anni
    . Ce ne fossero di persone calate nel territorio ed amanti del proprio lavoro come lei. Grazie Giulia!

  2. calabrescia ha detto:

    Grazie per valorizzare, con questo blog, la nostra bella provincia. Complimenti.

    Alberto

    1. Carlos Mac Adden ha detto:

      Che dire? Grazie a lei Alberto per i complimenti. Mi creda se le dico che sono questi messaggi, uniti alle parole dei produttori e dei protagonisti di questo blog, a darmi (darci) il fiato per continuare …

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