Cibo e vino 2.0

Non riesco a trovare altro sinonimo al verbo vivere che comunicare.

Luigi Veronelli

Per chi ha poca dimestichezza con il Web confrontarsi con articoli e dibattiti che associano a quest’oscuro termine ancor più oscure cifre è indubbiamente frustrante, da qui reazioni di rigetto, indifferenza, malcelato odio. Eppure da quest’universo fatto da termini di non sempre facile comprensione può venire per il mondo dell’agroalimentare, della ristorazione un aiuto concreto e, almeno in parte, a costi decisamente contenuti rispetto ad
altre modalità di comunicazione. Ho citato Luigi Veronelli non solo perché mi pareva assolutamente efficace quella sua lama di pensiero, ma per l’atteggiamento di grande apertura e altrettanta speranza che ricordo in alcuni suoi scritti a proposito dei nuovi media. Pensava che grazie alla relativa accessibilità della rete – il Web di prima – anche piccole realtà sarebbero state in grado di far conoscere i loro prodotti, e la filosofia che ne stava alla base, anche a grande distanza, senza dover necessariamente dipendere da
costosi e talora fuorvianti meccanismi esterni. Dopo qualche anno pare evidente che se quella parte di Internet costituita da un’interfaccia grafica e da un linguaggio ipertestuale ha indubbiamente mostrato le sue notevoli potenzialità, tanto cammino resta ancora da percorrere, specie nell’ambito di mio/nostro interesse. Ci si affida ancora al primo gradino del Web, quell’1.0 raramente menzionato ed essenzialmente rappresentato dai siti statici, insieme di elementi grafici e di testo, qualche collegamento ad affiorare nell’uniformità del tutto. Sorta di vetrine con scarsissime possibilità d’interazione e dialogo solitamente affidato a un indirizzo di posta elettronica, peraltro poco controllato per quanto possono attestare mie personali esperienze (o se preferite l’assenza delle stesse). Altra pecca comune, imperdonabile per chi naviga abitualmente tra i link, la polvere virtualmente depositata su siti mai aggiornati: assicuro che poche cose sono più desolanti che trovare annunci di eventi, di “news”, fermi a qualche anno prima. Eppure, se dovessimo giudicare dall’abbondanza di questi reperti, pare che molti o non se ne accorgano o pongano talmente poco interesse a questa modalità di comunicazione da ignorarla bellamente. Per non parlare di alcuni siti istituzionali costati follie e prematuramente scomparsi …

Ma non basta, preferisco una economicissima pagina facebook, costo il tempo di mantenerla vitale, che pagine web affidate all’amico di turno, con tutto il rispetto per la categoria, che s’ingegna ad assemblare grafica, testo e quant’altro allo stesso modo con cui riempirebbe lo spazio vuoto di un foglio A4. Dimenticando, o non sapendo, che leggere la pagina di un libro, o guardare un cartellone pubblicitario è molto diverso che affrontare una schermata sul monitor, armati, fatto non trascurabile, di un mouse e di una tastiera …
Nasce successivamente, parliamo di un ormai lontano Ottobre 2004, data del primo summit , il Web 2.0:  caratterizzato rispetto al primo, lungi da me avventurarmi in descrizioni tecniche e implicazioni semantiche, dall’interattività e dalla condivisione dei contenuti. Punte di diamante, fino ad identificarsi totalmente e impropriamente con lo stesso,  i Social Network, i blog, i siti di file sharing. So benissimo che se qualche esperto, o buon conoscitore dell’argomento, leggesse queste note sarebbe scosso da tremiti e assalito da conati, ma l’intento è semplicemente quello di parlare delle possibilità che quest’evoluzione, ma già da tempo si parla  di Web 3.0, può dare a chi si occupa, in vario modo, di cibo di vino e della loro cultura. Del resto queste semplici pagine, il blog di MadeinBrescia, sono la diretta espressione di come la tecnologia permetta, con mezzi alla portata di tutti, di far conoscere a una platea potenzialmente vastissima persone e realtà produttive della nostra provincia con una facilità prima impensabile (e garantendo alla stessa la possibilità di commentare, visitare virtualmente le realtà citate, contattarle,
suggerirne altre …). Parlando di Social Network, Facebook in particolare per il nostro paese, è doveroso dire che ci troviamo di fronte a un mezzo dove, statistiche 2010 a livello mondiale, ogni 20 minuti vengono messi online 10,2 milioni di commenti, inviati 4,6 milioni di messaggi, condivisi 1 milione di link, caricate 2,7 milioni di foto … Cifre senza dubbio impressionanti che esprimono, almeno parzialmente, le sue possibilità. Eppure ancora poche aziende del settore, specie le più piccole, lo utilizzano, e talvolta per il solo
motivo di essere “gratis”, sfruttandone di conseguenza in modo molto parziale le potenzialità. In un momento in cui si assistono a esternazioni che mi lasciano personalmente sgomento come quella efficacemente commentata da Franco Ziliani su Vino al vino è importante capire come utilizzare al meglio la rete per comunicare, all’interno e all’esterno del nostro mercato, le nostre particolarissime identità.

Accennavo prima al Web 3.0, mi limiterò a dire di una cosa che mi ha particolarmente colpito: l’intima commistione di tecnologie sempre più avanzate come l’utilizzo di una grafica 3D, in modo da creare spazi virtuali nei quali operare, la creazione di un gigantesco e complesso database che possa essere interrogato praticamente dappertutto, la conseguente diffusione di connessioni wireless veloci ed efficaci, con un’insostituibile dimensione umana. Ecco cosa a  mio avviso manca in alcuni progetti, anche ambiziosi, di comunicazione in campo enogastronomico, l’assenza di questa dimensione, di volti e presenze che con i loro caratteri, le loro passioni, i loro difetti facciano la differenza, spingano le persone al dialogo, all’interattività, alla fiducia.

 

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