L’hamburger, il brand, i gusti

Mi aspettavo dei commenti al post   – Mia figlia maggiore, gentilmente invitata con degli amichetti, ha commentato così un panino di McDonald’s: “era tanto, troppo, c’era un formaggio giallo che non sapeva di niente e l’hamburger che non sapeva di carne …” Ho qualche speranza … – pubblicato martedì sulla mia pagina facebook, e me li aspettavo, di là da forma ed estensione, piuttosto allineati in negativo. Così è stato, unica voce dissonante, e sinceramente apprezzata, quella di una mia cugina che con vero sprezzo del pericolo affermava  testualmente “troppo buono il panino del mac”. Dico senza ironia alcuna che ho davvero apprezzato quel commento perché mi ha fatto ricordare, e anche in quel caso avevamo serenamente discusso sulla cosa, un breve articolo da me scritto per un portale bresciano: Mc Italy, vita breve di un panino acclamato. Ne riporto di seguito un ampio stralcio.

” la vita del tanto acclamato Mc Italy – pane all’olio extravergine di oliva dei Monti Iblei DOP, Asiago DOP,  Crema di carciofi italiani, Hamburger di carne italiana al 100%, Insalata italiana Batavia per la prima versione – è stata breve, quanto rispetto alle previsioni dei suoi inventori non lo sapremo mai, ma indubbiamente meno del progettato. Questo il dato di fatto, passano ancora in secondo piano le tante recensioni negative e le poche, davvero poche, positive. Senza considerare lo sconsolato commento di un grande, in senso qualitativo, produttore di extravergine di oliva dei Monti Iblei –  che all’ultimo Vinitaly mi confessa di aver inviato una lettera all’allora Ministro Zaia per dirgli che no, lui non ci sta ad essere identificato con quella DOP, che il suo olio, frutto di tanta passione e lavoro, nulla c’entra con quello fornito a McDonald’s da una realtà che non lo rappresenta più … alla faccia della moderna promozione del vero Made in Italy. Non vanno meglio le cose analizzando il panino sotto l’aspetto nutrizionale: 715 le calorie fornite contro le “appena” 495 di un Big Mac, analoga sconfitta per il contenuto di sale che è di 3,3 gr (66% del fabbisogno giornaliero secondo i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) contro i 2,3 del più conosciuto ed interno rivale, e se lo abbiniamo o come proposto dal Mc menu  insieme a delle patatine fritte, del “mangiare italiano”) il contenuto di sale arriva a 4,6 gr o, in altri termini, al 92% del nostro massimo giornaliero (Fonte Altroconsumo). Ma il colosso non demorde e al primo tentativo ne segue un secondo – pane con farina di grano saraceno, pancetta della Val Venosta, cipolle italiane grigliate, hamburger di carne 100% italiana, insalata Batavia -. Ma non ci siamo, i vari Mc Italy paiono non funzionare e il re del Fast Food, abituato a ragionare in termini di velocità di rotazione, lo ritira anzitempo dal mercato. Arriviamo ai nostri giorni, ecco comparire il Mozzarillo, con tanto di blasonati critici che sul Corriere della Sera ne decretano, “Noi, che di mestiere diamo i voti a ristoranti, pizzerie e altri luoghi dove si mangia”, la validità organolettica, peccato che il loro entusiasmo sia pressoché annullato da molte, e pacate riflessioni, che al suo apparire dilagano sulla rete: “L’hamburger è la classica semi-inutile polpetta schiacciata … Se fosse fatta di tofu aromatizzato alla carne la differenza sarebbe minima e la salute … ne gioverebbe. La salsa sa di già visto su questi schermi, ma completa in maniera adeguata il tutto. I sapori … sono solo accennati, la quantità è scarsa. La mozzarella, abbastanza insapore, aggiunge solo consistenza (gommosa) … Il panfocaccia spugnoso sa di poco, nonostante sia sovraccarico di erbe mediterranee.” da La diciassettesima cucina . Ma Mozzarillo – mozzarella fresca, salsa al basilico e pomodoro in panfocaccia all’origano -, chissà perché, sceglie un’altra strada  e Mc Donald’s lo colloca, all’interno del sito, nella sezione “Piccoli piaceri” – dov’è finita la via al “tutto italiano”? – accanto al Tomato Wrap che con la sua tortilla al pomodoro, pollo croccante, insalata e pomodoro fresco di certo non brilla per tipicità tricolore … Inoltre l’ultima creazione è un prodotto a tempo: la sua vita, già dichiarata, sarà di appena 3 mesi. Forse un po’ poco per rivoluzionare i gusti dei giovani ansiosi di accostarsi ai veri gusti italiani, e a questo punto credo ci sia da riflettere seriamente su uno dei post apparsi in rete – Oggi Treviso – a firma di Anonimo che testualmente afferma “se vado al mc donald ci vado perché voglio mangiarmi un panino schifoso e pieno di grassi, all’americana …il panino con prodotti italiani me lo faccio in qualsiasi altro posto … anche a casa mia”.

Ecco, questo finale m’interessa. Come dicevo rispondendo alle opinioni apparse a commento del post, è indubbio che i panini e altre preparazioni offerte nei McDonald’s abbiano un loro sapore, del tutto peculiare e sarebbe banale, in questo caso, affermare che non è buon sapore. Correttamente possiamo dire che a noi non piace, che lo troviamo artificioso e lo sospettiamo artificiale. Ma non possiamo liquidare chi lo trova “troppo buono” dicendo che non ha capito alcunché della vita, davvero troppo facile e superficiale. Due considerazioni invece sono a mio avviso d’obbligo la prima, articolata, è presa pari passo dal libro che ho citato in una delle risposte, la seconda, che abbisogna solamente di un breve commento, viene direttamente dal sito americano della multinazionale.

Da La Globalizzazione del nulla di George Ritzer – Slow Food Editore – pag. 270 “… il problema non sono le scelte delle persone ma la gamma di opzioni che hanno effettivamente a disposizione. … con la scomparsa progressiva delle forme del qualcosa, le nuove generazioni hanno sempre meno contatti con esse, … Quindi la scelta di ciò che qui è definito nulla non è un indice di scarsa intelligenza ma di mancanza di esperienza. Con il passare del tempo ci saranno sempre meno occasioni di scegliere il qualcosa, con il risultato che il nulla sarà in misura crescente la scelta più popolare, se non l’unica. …” Se io non avessi mai  assaggiato un Hamburger di buona carne con solo un pizzico di sale, accompagnato da un buon pane e da una salsa fresca o meglio ancora da un filo d’olio extravergine d’oliva e una macinata di pepe da mulinello non avrei possibilità di confronti e l’hamburger di McDonald’s sarebbe l’unico da me concepito, il suo gusto diventerebbe di fatto l’unico possibile.

Secondo la normativa italiana –  Legge 4 luglio 1967, n. 580 – è denominato «pane» il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua e lievito, con o senza aggiunta di sale comune (cloruro di sodio). Vero è che può contenere altri sostanze aggiunte e coadiuvanti tecnologici – (D.P.R. 30 Novembre1998, n. 502)  come ” estratti di malto, … farina di cereali maltati … alfa e beta amilasi, … zuccheri, … enzimi naturali, paste acide essiccate purché prodotte con ingredienti naturali, farine pregelatinizzate di frumento, glutine, amidi alimentari … Ma se andiamo a questo indirizzo  Lista ingredienti McDonald’s troveremo che il “pane” dei vari Mc contiene (tradotto dall’originale): Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di alto fruttosio (HFCS), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia.  Ci credo che sul web impazzano i filmati degl’incorruttibili Mc, pronti a sfidare il tempo e le sue perfidie, mentre per la carne quasi tutto è affidato all’alto contenuto di cloruro di sodio. Ora sarà anche buono ma io che prendo già pillole e pilloline e respiro aria che proprio pulita pulita non è, che bisogno ho di aggiungere altro?

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pablo Zucchi ha detto:

    Ciao Carlos,
    ti invito a leggere i feedback ricevuti sul gruppo di fb che coordino sull’argomento “McDonald Cacca”
    In sintesi, i problemi sono due e apparentemente contradditori:
    1) Il problema numero uno è che il panino di McDonald non fa poi così schifo! Si comincia a mangiare il panino dopo essere stati bombardati da marketing invitanti. Il panino arriva in un packaging colorato, in un ambiente colorato e quando lo si mangia è saporito e morbido, accompagnato da patatine tutte perfette in dimensione e colore. E per i bambini arriva con il simpatico gadget
    2) Il problema numero due è che Mc Donald fa schifo. Fa schifo per come contribuisce ad ingrassare e far ammalare la gente. Fa schifo per come deturpa l’ambiente con i suoi packaging inutili da un punto di vista funzionale e che finiscono indistintamente nella spazzatura indifferenziate. Fa schifo soprattutto per gli ingredienti , coloranti, conservanti e grassi che usa nei suoi prodotti. Fa schifo per come vengano allevati e macellati gli animali che entrano nell’hamburger. Fa schifo per come trasformi il cibo in merda di poco valore, se pur colorata e saporita.

  2. Alberto Massensini ha detto:

    Il ricordo d’infanzia di un pranzo da MacDonald’s è un’esplosione libidinosa di sapori incerti, gommosi, artefatti e terribilmente attraenti. Un furto a mani basse dell’educazione alimentare che in famiglia cercavano faticosamente di trasmettermi: la lotta impari fra gli aeroplanini di sanissima pappa della mamma e il mostruoso Mac-pagliaccio che sogghigna perchè sa di vincere. Ed è così, il Big Mac è un perfetto elaborato di chimica, un iperstimolatore sensoriale che scardina le sinapsi, è fatto per piacere ed è indubbiamente gustoso. E l’effetto più devastante è ovviamente sui bambini (il marketing della multinazionale è rivolto insistentemente verso di loro) che non hanno elementi culturali e barriere emotive per analizzare ciò gli viene proposto e proprio per questo diventano i clienti migliori. Il motivo per cui non amo più mangiare nei fastfood deriva semplicemente dal fatto che sono uscito dal target delle multinazionali che li gestiscono, per questioni culturali, per istinto alla sopravvivenza e all’autoconservazione, per curiosità. Il ricordo nauseabondo e putrescente dell’odore caratteristico di un fast food è stato sostituito dall’inebriante profumo di una bistecca di Chianina cotta su brace di quercia e ulivo, accompagnata da una bruschetta di pane fatto in casa, un filo di olio extravergine e qualche scaglia di pecorino di fossa: gli aeroplanini della mamma hanno vinto.

  3. Fabio ha detto:

    Allora facciamo così:
    si va dal beccaio di foducia e ci si fa macinare del Reale o del Biancostato, ricchi di collagene.
    Si torna a casa e si preparano gli hamburger (ca.100/120gr cad)con un filo di paprika nell’impasto; una bella salsa base mayo (se fatta in casa è meglio), senape di Digione e miele in circa 1/3 cad. pancetta affumicata, fontina valdostana, pomodoro, disco di hashbrowns se piacciono, cetriolino e cipolla cruda in rondella.

    Si buttano gli hamburger sul barbecue a fuoco medio alto per 6 minuti (3 per lato) e pure la fontina e poi si assembla tutto o in un buon pane croccante o nel piatto con pane a parte.

    Con buona pace di tutti i Mac e junkfood del mondo, gusto, salute e piacere.

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