I Tondi di Franca Ghitti

“Quel che importa è il segno che tu lasci sul territorio,                                                                 la contaminazione che effettui sulla gente.”

Da un’intervista a Franca Ghitti del 2007

 

Non m’inventerò di certo esperto d’arte, sono più che mai convinto che ognuno di noi dovrebbe pubblicamente parlare, e ancora di più scrivere, delle poche o tante cose che conosce, certamente inferiori alle cose che lo appassionano, mi attirava però l’idea di condividere in questi spazi un evento, inaugurato presso la nuova Cantina Barone Pizzini lo scorso 22 Settembre,  che unisce con più legami l’espressione artistica con il mondo bresciano del vino. Ringrazio così Guglielmo Piccinelli che mi tiene sempre informato sulle tante mostre e lavori di Franca Ghitti, artista di respiro internazionale che nasce in quel di Erbanno e in quella Val Camonica di cui tanto parlano i post di MadeinBrescia. I Tondi,   utilizzando le parole di Fausto Lorenzi, giornalista e, lui sì, critico d’arte, sono “sculture e installazioni che nascono dal recupero dei fondi di grandi botti e ribadiscono una costante della scultrice: il parlare dell’intelligenza del lavoro negli oggetti d’uso quotidiano, nella forza di materie povere e di gesti semplici, ma misurati e perfetti nella loro funzionalità, nel loro tessere e ritessere il tempo come il saldare e il rinsaldare la storia di una comunità. … mappe antropologiche che raccolgono, coi codici del misurare, quelli del far provvista, dell’immagazzinare e dell’archiviare. È ribadito il senso della verità nel fare, nell’intelligenza delle mani in rapporto alla produzione quotidiana.”  . Ci sono in queste opere e di riflesso in queste parole e in quelle ascoltate all’inaugurazione contenuti che ritengo fondanti di una cultura del cibo, del vino, delle “buone cose”, come
l’intelligenza del lavoro”, “la forza di materie povere e di gesti semplici (ma misurati e perfetti)”, il mostrare l’importanza della comunità, delle radici profonde di un territorio, senza però renderle “chiuse” ma aprendole a un confronto con la società e la vita
contemporanea. Mi piacciono questi superfici, queste “mappe antropologiche” come sono state definite, le trovo capaci di conservare un patrimonio di gesti, di esperienze, di sensibilità e capacità manuali e di fornire un solido archivio a cui questo mondo liquido e sfuggente, come giustamente lo definisce Zygmunt Bauman, può attingere.

Di Franca Ghitti e dell’Azienda Agricola Barone Pizzini, antesignana di un biologico coscienzioso, torneremo ad occuparci separatamente e con altri spazi, lasciando che in quest’occasione siano le immagini di Christian Penocchio ad essere protagoniste.

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