Giovanni Vanoglio, Florals

Una delle cose più affascinanti nei fiori è il loro meraviglioso riserbo.                               Henry David Thoreau

Ci avevano fatto incontrare delle illustrazioni di Linda Armelius dedicate a una delle più belle canzoni di De Gregori, La donna cannone. Poi un lungo periodo di silenzio segnato dal ricordo di una bottiglia di Calvados e interrotto grazie a facebook. Florals, esposizione di sue opere, che Giovanni Vanoglio nasce urbanista ma diventa fotografo, presso Caffè Domani l’occasione per ritrovarci.

Rammentavo del suo interesse per la fotografia ma ignoravo le tappe che lo hanno portato dalla pianificazione degl’insediamenti urbani all’occuparsi a tempo pieno d’immagini riprese. Un anno e un evento, il compleanno del 1999, che attraverso il regalo di una macchina fotografica gli fa capire quanto piacere si possa trarre dall’utilizzo delle immagini come modalità espressiva, come linguaggio preferenziale nel comunicare stati d’animo e visioni della vita.

Un’altra data, un altro incontro, costituiscono il secondo e fondamentale tassello in grado di proiettarlo appieno in questa sua nuova dimensione: 2006 Michael Kenna presenta a Verona i suoi “paesaggi” in bianco e nero. Estatico, immobile  come vittima della sindrome di Stendhal, Giovanni si convince sempre più di aver trovato nella fotografia la possibilità di esprimere appieno un mondo interiore, decisamente di là dalla componente “tecnica”, indispensabile ma non sufficiente.

Il suo lavoro ora si divide tra un quotidiano necessario e i momenti utilizzati per quella che definisce ricerca e che soddisfa le ragioni fondamentali della sua scelta. E’ in questa seconda dimensione che si collocano gli scatti di Florals, opera del 2009,  fiori come ricerca personale, soggetto banale che necessariamente occorre “rivestire”. Da un approccio squisitamente orientale, come non pensare all’arte giapponese dell’Ikebana – i “fiori viventi” – e ai suoi legami con il Buddhismo Zen, nascono questi fiori dalle tinte volutamente “desaturate” come precisa l’autore in alcuni suoi commenti.

 “… non credo che dando più colore la fotografia ne avrebbe guadagnato, tutt’altro. Saturando maggiormente, o meglio ancora lasciando il colore proprio del fiore sarei andato in senso contrario alla previsualizzazione di questo lavoro e al mood che l’accompagna. Persino la post produzione va, o credo vada in quella direzione. Il mio vuole essere un portfolio, una serie caratterizzata da una buona dose di lievità, di bellezza timida lontana dallo sfarzo di alcuni colori”

” … l’unica interpretazione che ho voluto dare a questi fiori è stata a livello dei colori: ho cercato di smorzarne l’effetto nel tentativo di metterne in mostra la bellezza timida di cui parlavo sotto un’altra foto della serie. credo che i fiori siano belli di per se e che non abbiano bisogno di alcun make-up per migliorarsi, come per esempio le goccioline che fanno tanto fiore fresco. addirittura ho seccato la rosa e l’ortensia prima di fotografarli proprio nella ricerca di una loro bellezza altra.”

E ancora ” … due parole sulla vignettatura. Mi piaceva l’idea, …, di proiettare lo sguardo dell’osservatore all’interno del soggetto e quindi l’ho introdotta per tentare di dare una ulteriore tridimensionalità all’immagine e, ovviamente, al soggetto ripreso.”

La serie Florals è ancora in mostra all’interno di ¿caffè domani? in via Lattanzio Gambara. Naturalmente le immagini sono cortesia di Giovanni Vanoglio.

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