Italia in Rosa 2012

Con Tra le proposte d’Italia in Rosa iniziava, il 7 giugno 2010, il percorso di questo blog. Saltato l’appuntamento dello scorso anno ero presente venerdì primo giugno all’apertura dell’edizione 2012, la quinta della serie ospite come di consueto a Villa Bertanzi, Moniga. Di là da ogni seguente considerazione ho trovato,  a mio personalissimo avviso, un livello medio delle proposte più che interessante e, se la memoria non m’inganna, un innalzamento della validità  generale (con un’eccezione di cui farò cenno in seguito). Partenza con i Chiaretti bresciani, alcuni dei quali si fregiavano già della nuova DOC Valtènesi  – con un minimo del  50% di Groppello e il restante suddiviso tra Barbera, Marzemino e Sangiovese – tra i presenti alcune “vecchie” conoscenze come il Valtènesi Chiaretto 2011 di Pietta, Muscoline, il Garda Bresciano DOC Chiaretto 2011 dell’Az. Agricola Monteacuto, Puegnago, il Valtènesi Chiaretto La Moglie Ubriaca 2011 dell’Az. Agricola La Basia, sempre Puegnago e da sempre uno dei miei preferiti, il Valtènesi Chiaretto Pink Dream 2011 dell’Az. Agricola Zuliani, Padenghe, il Garda Classico Chiaretto Sant’Emiliano 2011 dell’Az. Agricola Pratello, il Valtènesi Chiaretto Selene Bio 2011 – vincitore del Trofeo Pompeo Molmenti 2012 – e il Valtènesi Chiaretto Pergola 2001 (che io amando i gusti più asciutti preferisco al “fratello” proveniente dal  cuore dei vigneti)  di Civielle, Moniga . Tra le cantine “nuove”, intese ovviamente al mio palato o riassaggiate più volte ma di recente segnalo il profumato Valtènesi Il Chiaretto – Il Vino di Una Notte 2011 di Pasini San Giovanni, Raffa di Puegnago, e il Garda Classico Chiaretto 2011 della Cantina Marsadri di Raffa di Puegnago. Quest’ultimo vino, degustato pressoché alla fine con i sensi già un poco affaticati mi ha sorpreso positivamente per freschezza e sapidità.

Proseguendo tra i banchi, un doveroso grazie e un “bravi” ai Sommelier addetti alla mescita per cortesia e disponibilità, alcune bottiglie bresciane non rientranti nella prima tipologia descritta: il Vino Rosato Rosa Noire – da uve Pinot Nero – di Cantrina, credo non servano presentazioni, il La Vin en Rose – Barbera per il 70% poi Sangiovese e Marzemino – di Cascina Belmonte, Muscoline, anche qui analogo discorso. Un appunto per  un vino assolutamente diverso: il Vino da uve Stramature Palmargentina 2011 di Costaripa, Moniga, con un residuo zuccherino importante e un naso di lampone e piccoli frutti, mitigato da una sufficiente acidità, che vede la presenza di una piccola quantità di Moscato Rosa nell’uvaggio oltre a Groppello e Marzemino (mi piacerebbe riprovarlo con una crostatina ai frutti di bosco con prevalenza di note “asprigne”). Riassaggiato anche il Garda Classico Chiaretto Molmenti 2009, per  curiosi non prevenuti che potrebbero gustarlo (magari tra un anno) con del pesce salsato o una cotoletta alla milanese, alta, con l’osso e cotta nel burro chiarificato.

Confesso la mia ignoranza nei confronti del “cugino” di sponda veronese, il Bardolino Chiaretto – uve principali Corvina veronese  35-80%, Rondinella 10-40% e Molinara fino ad un massimo del 15% – , in mio aiuto provvida la presenza di Angelo Peretti  – InternetGourmet – che mi ha fornito qualche indicazione. Decisamente interessante il Bardolino Chiaretto Rodon 2011 dell’Az. Agricola Le Fraghe, Cavaion Veronese, poi il Bardolino Chiaretto 2011 di Corte Gardoni, Valeggio sul Mincio, il Bardolino Chiaretto Classico 2011 dell’Az. Agricola Le Tende, Colà di Lazise, il Bardolino Chiaretto Classico di Casaretti, Bardolino, il Bardolino Chiaretto Classico 2001 dell’Az. Agricola Raval, Bardolino, e quello dell’Az. Agricola Righetti Enzo di Cavaion Veronese. Nota a parte per due   Metodi Classici: il Bardolino Chiaretto Spumante Brut Metodo Classico e soprattutto il Metodo Classico Nature Millesimato 2008 di Monte Saline, Cavaion Veronese, davvero notevole e dalla spiccata identità. Il viaggio italiano si è concluso sia pur felicemente, avrei dovuto tornare lunedì ma non mi è stato possibile, con due Franciacorta entrambi di Villa: il Rosè Brut Millesimato 2008 e il Rosè Brut demi-sec, categoria poco rappresentata nella nostra provincia che qui si esprime in una  riuscita bottiglia, da provare a fine pasto ancora con frolle ai frutti di bosco e – perché no? – come aperitivo non comune da proporre su tartine con salmone e le sue uova, o con creme a base di formaggio e verdure.

L’unica delusione? Saranno stati i tanti profumi, i tanti sapori alle spalle ma arrivato al banco delle proposte francesi, tutte  etichette provenienti dalla Côtes de Provence (uve grenache per lo più ma anche syrah, cinsault, tibouren, mourvèdre … Non meno di tre vitigni vengono assemblati per tradizione) premiate con medaglia d’oro e d’argento al recente concorso -aprile 2012 – dei Vini Provenzali di Saint Tropez, e assaggiati tre dei sei vini disponibili ho desistito. Mi sono apparsi poco incisivi, dotati di poca personalità,  scambiabili uno con l’altro. E non lo affermo certo per falso spirito patriottico o desiderio di rivalsa nei confronti dei cugini d’Oltralpe.

Una manifestazione che ritengo, con gli eventuali limiti presenti in ogni rassegna, da ripetere e ripetere ancora, sia per la valorizzazione del contesto in cui è tenuta, quel Lago di Garda da rilanciare sotto lo stendardo di una proposta enogastronomica di qualità, sia per ribadire,  lo dico da tempi non sospetti, che i vini rosati non sono ibridi, vie di mezzo né carne né pesce, ma scelte ben precise che vorrei sottratte all’abbraccio mortale delle mode passeggere.

Le fotografie sono cortesia dell’Ufficio Stampa Garda Classico nella persona di Claudio Andrizzi

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