Io ed Ego

Forse questo post apparirà pleonastico o portatore di una buona dose di superbia. L’intento, invece, è quello di condividere, e non giustificare, il metodo, le ragioni, di una scelta che avevo sinora accantonato. Giorni fa discorrendo amabilmente con Massimo Tedeschi ho scartato, con lui d’accordo, l’idea di mettere “a riposo” Sapori Bresciani, mia rubrica del venerdì sul dorso locale del Corriere della Sera sostituendola per alcuni mesi, un anno, con recensioni di locali della nostra provincia. Di recensioni, critiche e conseguentemente di recensori e critici penso esista attualmente una pletora, un’abbondanza tale da rendere poco interessante un’ulteriore proposta a tale merito: certo quantità e qualità non sempre vanno d’accordo ma non è mia intenzione aprire l’ennesima polemica. Qui è diverso, lo spazio è tanto, a costo, forse, di tediare i lettori del blog ma offre la possibilità di descrivere senza la spada di Damocle del numero di battute. Identica libertà per le fotografie che in aggiunta al testo possono aumentare la comprensione nei confronti dell’operato di uno chef,  dell’impostazione di un locale. La quantità di locali visitati sarà giocoforza limitata visto che tempo e possibilità sono, realisticamente, quel che sono …

Vero è che scorrendo questi post a ritroso si possono trovare descrizioni di alcune realtà del settore, tre per la precisione di cui una per il talvolta poco comprensibile agire degli esseri umani non ha più aperto i suoi battenti dall’inizio di giugno, ed era una delle poche realtà – voglio essere magnanimo utilizzando il termine poche – che illuminavano il centro cittadino, non certo “brillante” in quanto a proposte qualitativamente interessanti.  Ma erano, sono, locali scelti per la loro stretta affinità con l’idea di MadeinBrescia e descritti prevalentemente sotto questo aspetto. Di uno mi piacerebbe riparlare, ché recentemente mi ha, caso mai necessitassi rinforzi positivi, ulteriormente convinto. L’idea, quella che mi ha spinto a questa sorta di prologo, è quella di parlare di luoghi dove, a mio personalissimo sentire, si fa della cucina interessante – non amo l’uso d’iperboli che rendono pressoché impossibile dire qualcosa di felice qualora si trovi, davvero, un piatto di cui innamorarsi – magari proposta a prezzi quasi umani, accessibili a un numero non infinitesimale di persone. Cuochi giovani, considerando anche lo spirito visto la non più verde età dello scrivente, appassionati, intelligenti, con la voglia di condividere la loro idea di cucina, convinti che con cattivi prodotti sia impresa impossibile – non difficile o poco realizzabile – il proporre buoni piatti.

Certo che l’attenzione al territorio, ai piccoli produttori, sarà elemento di spicco ma non ragione discriminatoria: se al mio piatto può servire un elemento che proviene da altri luoghi ben venga, per quanto lontani o esotici siano. Mi sono stancato dei km 0 sbandierati a ogni piè sospinto per mascherare poca immaginazione o scarsa tecnica, specie quando una appena approfondita analisi ne dimostra l’artificiosità. Che me ne faccio di un formaggio, di un vino, di un salume prodotto in quantità e con approccio industriale anche se rigorosamente in quel di Brescia? Che me ne faccio di paste fatte in casa, di pollame ruspante se sotto sotto chi le propone sa quanto effimere siano quelle etichette? Che me ne faccio di carte dei vini di spessore se poi sono tutte uguali, costruite a tavolino dal distributore, da alcuni rappresentanti e non il frutto delle personali, magari discutibili ci mancherebbe, scelte di chi quei vini apprezza veramente e li ritiene adatti a felici matrimoni con i piatti del suo locale?

Le scelte sono mie, e vorrei ben vedere, anche se chiederò, come  ho sempre fatto, aiuto e consiglio a persone che stimo e ritengo capaci e competenti. La competenza, siate indulgenti, è un mio pallino e ha poco a vedere con l’opinione di tanti. Ma questo è il mio blog, il vostro blog, dove voi siete chi ama le cose diverse, chi mal sopporta l’omologazione, chi talvolta sbatte il muso contro una realtà che costringe a scelte poco felici. Non so quanti siate, so che a me, a noi ché idealmente Federico siede accanto a me, davanti a questa tastiera e a questo monitor, bastate.

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