L’Otten 2012 di San Michele

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Ricordo bene la sorpresa, di cui rimasi consenziente vittima, all’assaggio del contenuto di quell’affusolata e misteriosa mezza bottiglia contrassegnata da una singola, e isolata, M: era l’omonimo vino, Marzemino in purezza appassito su graticci, realizzato per la prima volta con la vendemmia 2009 per poi ripetersi nel 2011 e nel 2015. Confessai senza ombra di pudore a chi mi stava di fronte, un giovanissimo Mario Danesi, la mia sensazione aggiungendo che un poco di lunghezza in più avrebbe reso memorabile quello che era un vino affatto particolare già dal suo esordio.

Il tempo, galantuomo con chi lo merita, avrebbe regalato anche quella caratteristica, oltre ad aumentarne la sensazione di rosso e liquido velluto, all’M della Società Agricola San Michele, realtà che insieme ad alcune altre sta facendo conoscere il Monte Netto, inaspettato rilievo incastonato nella pianura a sud di Brescia, e i suoi vini oltre i confini stessi della provincia. Nemo propheta in patria (sua) verrebbe evangelicamente da dire , ché ancora oggi non pochi bresciani rimangono perplessi quando si propone loro un vino proveniente da quella particolare zona, alcuni restii alla prova altri, magari più avanti con gli anni, ricordando ben diversi vitigni.

Di entrambe le cose ho già avuto occasione di scrivere, sul dorso bresciano del Corriere della Sera per San Michele, della nostalgia che colora, in questo caso in modo quasi indelebile, i ricordi di passate bevute, su questo blog. Eppure gl’inviti ricevuti da Mario Danesi e Silvia Profili, che ora cura l’ufficio stampa dell’azienda, desiderosi di farmi provare qualcosa di «assolutamente diverso» mi avevano senza dubbio incuriosito. Un paio d’ore in un primo pomeriggio di qualche settimana fa mi hanno permesso di constatare che le loro parole avevano concreto fondamento. L’oggetto misterioso, peraltro già presentato ufficialmente in occasione dell’ultimo Vinitaly, è un vino bianco, anzi di un bel giallo tra il paglierino e il dorato con predominanza del secondo, che già dal bicchiere invoglia all’assaggio. Il vitigno, almeno quello anticipiamolo, è Trebbiano, in purezza, ma sin dalle prime sensazioni olfattive se ne avverte l’insolito percorso: accanto ai sentori di fiori e frutta e polpa bianca/gialla anche esotica, note di miele, zafferano, spezie dolci, sottile mandorla amara… E in bocca il sorso è coerente, pulito, senza eccessi di alcol, fresco e asciutto.

Lo sguardo si alza a cercare quelli, divertiti e sorridenti, dei miei due interlocutori. L’Otten – provate a leggere in senso inverso la seconda parte del luogo che ci regala queste sorprese, il Monte Netto – è figlio dell’annata 2012, del tutto particolare come condizioni climatiche «Abbiamo avuto poche, pochissime precipitazioni, durante il giorno tanto sole e notti particolarmente umide, e scoperto che alcune vigne del nostro Trebbiano era stato colpito dalla Botrytis Cinerea o muffa nobile, così abbiamo deciso di utilizzare positivamente l’evento prolungando la permanenza in pianta dell’uva sino a metà novembre, ma per non perdere freschezza nel prodotto finale abbiamo aggiunto altro Trebbiano raccolto precedentemente. Il tutto è stato poi affinato in vasche di cemento per 12 mesi e altrettanto in bottiglia» spiega Mario Danesi.

Vino assolutamente unico, specie per il luogo della sua nascita ed evoluzione, delicatamente botritizzato, fresco, con una gradazione alcolica contenuta in 12,5 %. Sono 2.000 le bottiglie prodotte, di cui circa la metà già venduta, e per chi non ha fretta la sensazione è quella di un prodotto capace di affrontare ancora qualche anno senza scomporsi. Per gli abbinamenti vado a naso, vedrei dei crostacei, anche salsati ma non con il pomodoro a dettare legge, dei formaggi caprini freschi o semi-stagionati, anche qualche primo come un risotto giallo con degli scampi appena saltati al burro, ma anche in quenelle a crudo, posati dopo l’impiattamento.

San_Michele_Cantina_esterno

Le immagini sono cortesia di San Michele Società Agricola.

 

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