I Sovversivi del Gusto al loro 10° Raduno Nazionale

Esiste qualcosa di più Sovversivo del pane?
Esiste qualcosa di più Sovversivo del pane?

Suona un poco strano, lo scrivere di un evento quando dello stesso non si è neppure a metà. Eppure, complici la stanchezza del periodo e altri impegni, mi è parso naturale, quasi doveroso per certi versi. Saranno state le parole di Enzo Pagani, che più volte nel corso del primo pomeriggio dedicato al 10° Raduno dei Sovversivi del Gusto mi ha incitato a farlo: «Scrivi di questo evento, dei Sovversivi, parlane come di un’Isola, capace di allontanarsi da questo mondo, di galleggiare sulle sue brutture». Non so quanto mi sia possibile interpretare le sue parole che, giocoforza, utilizzo come spunto per una volta poco descrittivo, parlo delle singole realtà, di quanto visto ieri.

«La bellezza salverà il mondo» Fedor Dostoevskij
«La bellezza salverà il mondo» Fedor Dostoevskij

Io l’Isola la vedrei volentieri, però non come quei velieri mitizzati nei racconti dei marinai, che parlano di navi senza equipaggio a solcare instancabilmente i mari per rivelarsi occasionalmente agl’occhi dei mortali, magari una volta all’anno, per lassi di tempo obbligatoriamente brevi. Io l’Isola la vedrei stabile, dotata di precise coordinate geografiche, tanto di latitudine, tanto di longitudine, in modo da essere rintracciata senza fatica, rintracciata si badi bene ché quanto a esplorarla un poco di fatica ci deve essere, come per ogni cosa che conta, che ha preciso valore.

Essere Sovversivi non ha età, lo sa bene il popolo ronzante delle api
Essere Sovversivi non ha età, lo sa bene il popolo ronzante delle api

Del resto siamo nell’epoca dei navigatori satellitari, del GPS, perché non utilizzare a nostro beneficio questa tecnologia imperante: un’Isola dei Sovversivi in cui, di tanto in tanto, trovare riparo, rifugio da tutta questa omologazione che ha invaso anche il cibo, smussando angoli, limando asperità: un velo di zucchero, una punta di sale, magari una di glutammato o dei tanti insaporitori, emulsionanti, gelificanti, stabilizzanti, addensanti, coloranti… Non troppo piccante, non troppo amaro, non troppo acido, non troppo caro, via di corsa con un inarrestabile crescendo verso il «buono abbastanza» traducendo parola per parola il «good enough» anglosassone. Ieri, accidenti tempo, memoria ed energie che mi hanno privato del piacere di portarmi a casa alcune cose, saltando senza schema alcuno da postazione a postazione, ho camminato tra volti conosciuti e non, assaggiando, chiedendo.

«Per ogni cibo un volto, un luogo, una civiltà» Gianni Brera
«Per ogni cibo un volto, un luogo, una civiltà» Gianni Brera

Ancora una volta mi sono stupito, ancora una volta mi sono incazzato, ché per quanto ci ragioni – forse qui sta l’errore, ragionarci – mi chiedo come mai un paese come il nostro, unico se rapportiamo estensione e prodotti, popolazione e produttori, non sappia tutelare e valorizzare appieno il suo incredibile patrimonio agroalimentare ed enogastronomico. Ma so di ripetermi, anzi di ripetere frasi comuni che rischiano il divenire fatte. Lasciatemi per qualche riga ricostruire all’interno del mio vetusto e personale schedario i sapori, i sentori degli oli assaggiati – da alcuni vere emozioni –, i profumi dei vini, dai più semplici, dove il termine scelto non faccia pensare alla banalità o all’anonimato, ai più inaspettati e complessi passando dalle confetture, dalle salse, dai succhi, dai formaggi, dai salumi…

«… ogni formaggio aspetta il suo cliente, si atteggia in modo d’attrarlo, con una sostenutezza o granulosità un po’ altezzosa, o al contrario sciogliendosi in un abbandono» Italo Calvino - Palomar
«… ogni formaggio aspetta il suo cliente, si atteggia in modo d’attrarlo, con una sostenutezza o granulosità un po’ altezzosa, o al contrario sciogliendosi in un abbandono» Italo Calvino – Palomar

Niente singoli produttori questa volta, farei torto a quelli che sabato non c’erano e che assente oggi non ho avuto il piacere di salutare o conoscere. Parlo di un insieme che deve (dovrebbe) diventare quella nave di cui parlava Enzo, pronta a solcare i marosi dell’omologazione senza restare contaminata, leggera e concreta come ogni vascello degno di quel nome e abitata da un equipaggio dove ogni componente – qui i gradi non esistono, servono semplicemente alcune figure a tracciare la rotta, reggere il timone o guardare stelle e lanciare di tanto in tanto lo scandaglio ché non vogliamo si areni – mantenga la sua identità pur facendo incontestabilmente parte di un insieme. Ci si provi almeno, seriamente e, come pare si sia fatto quest’anno, mettendo insieme più espressioni dell’umano fare perché il cibo è cultura, non mi spaventano i titoli scelti da Franco La Cecla che, quasi certamente, non conosce i Sovversivi: qui c’è sana autoironia, senso dell’effimero, sempre accompagnati da tanto impegno, tanta fatica.

«Io per sicurezza non bevo birra con chi non conosco, mai.» Gianluca Fiorentini - Brasserie Letteraria
«Io per sicurezza non bevo birra con chi non conosco, mai.» Gianluca Fiorentini – Brasserie Letteraria

Accanto a questa sorta di marittimo appello – c’è spazio anche per i naviganti d’acqua dolce ma è al mare che penso – ne rilancio, in parallelo, un secondo: smettetela, smettiamola di saziarci con le sole parole, ancor di più con le sole immagini generosamente, nonché virtualmente distribuite. Riappropriamoci della sostanza, delle consistenze, dei sapori e degli odori, oggi, ahimè, ahinoi, ci si sente sazi dopo l’ennesima puntata dell’ennesimo show cooking videotrasmesso (vi rendete conto di come ci fanno parlare?!) ma un Raduno dei Sovversivi è fatto di persone ancora prima che di prodotti e senza stringere mani, ascoltare voci, leggere sguardi quei prodotti perdono qualcosa pur restando lontani millanta miglia dalle anonime, lontane, confezioni che abitano gli scaffali della grande distribuzione organizzata. Partecipate «socialmente», commentate ma ricordatevi, magari la prossima volta, o la prossima ancora, di «Being there». Esserci.

Pane e  salame: l'archetipo di tutte le merende.
Pane e salame: l’archetipo di tutte le merende.

Per (posso?) gli amici Sovversivi: prendete il piccolo/grande bagaglio d’immagini, di ricordi e sensazioni che hanno caratterizzato il 10° Raduno e diffondetelo in ogni modo vi sia possibile. Per una volta l’epidemia sarà sovversivamente sana.

Enzo, l'Isola dei Sovversivi e Cristiana, vignaiola fiammiferaia.
Enzo, l’Isola dei Sovversivi e Cristiana, vignaiola fiammiferaia.

Come da qualche tempo accade le belle immagini sono di Nik Barte  ©. A lui ho chiesto di assecondare i miei intenti venendone puntualmente soddisfatto: non ci sono marchi in evidenza ma volti e dettagli a trasmettere il messaggio. Noi ci abbiamo provato, grazie dunque a Nik e grazie ad Adriano in cui concentro idealmente tutti i nomi di chi ha partecipato e grazie ai fratelli Trevisani storici ospiti di questi incontri.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Adriano Liloni ha detto:

    grazie all’ennesima potenza!

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