Pane e Sapori in Cattafame: il gusto della condivisione.

Ingresso

Seconda edizione di Pane e Sapori in Cattafame, poco per chi non con conosce luogo e rassegna, tanto per chi ha precisa idea del tutto. Quasi ossimoro l’unione visto, come si legge nel sito, che «Il toponimo Cattafame è ricorrente nelle cascine della pedemontana padana caratterizzate dai scarsi raccolti perché non servite dal sistema irriguo basato sulle rogge», ma oggi quel luogo ospita i servizi di Fraternità Impronta, uno dei rami di cui è composto l’albero delle cooperative del gruppo Fraternità. Qui si ospitano, la scelta del termine non è facile o casuale, ragazzi con alle spalle storie difficili, dure, che avrebbero il carcere o poche, troppo poche, valide alternative nel panorama del disagio giovanile italiano. Niente facile sociologia, niente psicologia da salotto, non è questo il luogo, non queste le personali competenze, basti dire che grazie a figure, cito lui sapendo di provocargli se mai leggesse queste pagine sincero disagio, come Pierangelo Ferraresi e i suoi collaboratori qui ai ragazzi vengono offerti impegno, fatica, lavoro in abbondanza, accompagnati però da tanta presenza, dalla precisa sensazione di non essere più isolati, ignorati. Ricordo che durante uno dei miei primi incontri con Piero – così lo si conosce – il telefono della piccola stanza in cui ci trovavamo squillò più volte cercando uno spazio che, suo malgrado, non era in condizione di offrire: pochi i posti, molte le richieste.

Non pensiate però a un luogo triste o cupo, Cascina Cattafame è anche Fattoria Didattica, ci sono animali – da accudire giornalmente… -, sa ospitare difficoltà senza isolarle, senza creare ghetti, anzi favorendo l’incontro, l’umana convivenza e i risultati ci sono, assolutamente visibili, percepibili. Forte la tentazione di proseguire in questa descrizione ma finirei per tralasciare il tema del post: Pane e Sapori, quel pane iniziale è forte segno, simbolo in primo luogo, difatti tutto il resto lo si chiamava companatico, semplice accompagnamento. Antonio Pappalardo che con Carlo Caravaggi è stato ideatore, sostenitore e la lista rischierebbe di allungarsi oltremodo per entrambi, mi aveva voluto per dire due parole, per presentare gli attori della prima edizione, ha ripetuto quest’anno l’invito, immediatamente accettato pur conscio dei miei limiti in questo momento. E il mio parlarne è tutto tranne che enfatizzare o solo accennare al piccolo, felice, ruolo avuto perché Pane e Sapori, lo dico con estrema convinzione unita a sufficiente obbiettività, s’incammina ad essere, spero in un futuro radioso, uno degli eventi più interessanti nell’ambito di quelli che vogliono unire gusto e solidarietà, qui le due cose non sono semplicemente unite da una donazione più o meno cospicua, s’intrecciano, convivono, socializzano, qui i ragazzi che hanno dimostrato di essere pronti, niente regali, niente concessioni buoniste, partecipano, aiutano, vivono atmosfera e situazioni.

Pizza_Roast_Beef

Patrick_Zanone

Cosa c’era domenica 29 maggio in Cattafame per farmi scrivere queste parole? C’erano due giovani, accidenti, che proponevano una Pizza con Roast Beef di carni locali bio, insalatina, coulis di pomodorini, scaglie di Bagoss e senape antica, lui Patrick Zanone di Rock 1978 e una Pizza fritta con bocconcini di bufala, tris di pomodori e sarde di Montisola, lui Antonio Pappalardo, con Matteo Attianese, di La Cascina dei Sapori già entrato nel novero dei citati del settore a livello nazionale. Come nella precedente edizione le loro proposte, pizza anche se a lungo pensata e lievitata, con ingredienti che omaggiano la provincia bresciana e non solo, sono comunque le più familiari, suonano consuete anche a chi per le più disparate ragioni proprio curioso nei confronti del cibo non è. Sono stato, lo ammetto, tentato nei confronti dell’ancestrale «pizza fritta» ma il mio stomaco si sazia ormai rapidamente e non me la sono proprio sentita di gettarlo oltre l’ostacolo.

Pizza_Fritta

Antonio_Pappalardo

Zuppa_Di_Ricotta

Giuseppe_Zen

C’era, forse la proposta più semplice e allo stesso tempo più ostica per i nostri moderni palati, dove il termine moderno ha qui valenza poco o nulla positiva, Giuseppe Zen di Mangiari di Strada, sapori dimenticati dai più, con un trittico di proposte che non mi sono lasciato sfuggire: una Zuppa di ricotta con dei crostini di pane, la ricotta era ovina, il latte che la accompagnava vaccino e aromatizzato con del fieno, potremmo definirla una proposta omerica, non nella quantità ma nell’insieme delle sensazioni, sufficiente vedere il latte utilizzato, dai toni dorati e proveniente da animali che si nutrono solo con pascolo biologico, una Mozzarella in carrozza fatta con fette di pane cafone campano, che un tempo non poteva entrare in città perché vissuto come povero, adatto solo ai villici e in un crescendo di sapori delle Stigghiole sempre ovine, cibo da strada che identifica Palermo e la Sicilia, croccanti e dal sapore unico, cotte sulla brace. Sono convinto l’avessero saputo in più ci sarebbe stata la fila dinanzi al suo posto, peccato che quella ricotta sapesse davvero di ricotta, quel pane di pane…

Diaframma_Schiacciata

Poco distante altra esperienza personale, incastonata tra i due giovani «pizzaioli», la Schiacciata con diaframma, cavolo nero e lampone (un velo di senape a legare), un onomatopeico crunch segnava la degustazione, succulenta e a giusta cottura la carne, che trovava supporto nel cavolo nero, l’ultimo ormai, con una leggera nota amarognola e si rinfrescava coi profumi e l’acidità del lampone fresco. Personalmente ai primi posti tra le cose provate. Lui Matteo Monti del Rebelot.

Matteo_Monti

Tartara_Vegetariana

Eugenio_Roncoroni

Forse a questo punto, ma la Zuppa di ricotta, la Mozzarella in carrozza, la Pizza fritta erano assolutamente praticabili da chi non mangia carne, qualcuno potrebbe lamentarsi dell’assenza di un piatto dove le verdure primeggiavano, bastava assaggiare la Tartare vegetariana (tartara di pomodoro, chips di riso, maionese all’acciuga, scorza di lime e crostini) per scordarsi le critiche e chiedersi come si erano ottenuti quel gusto e quella consistenza. Altro piatto da bis, lui Eugenio Roncoroni di Al Mercato

Fish_And_Chips

A difendere ancora,  non esisteva però competizione in questa festa dei sapori, Brescia  dopo tanto Milano, grazie davvero, Fish and Chips a modo mio, niente bocconi pastellati e unti ma piccolo, «asciutto», freschissimo pesce (e crostacei) dei nostri mari leggerissimamente panati con farina di riso e serviti con chips di patata viola. Lui Alfonso Vitelli di AreaDocks. Il fritto ha sempre, se ben fatto, una magia in grado di mettere d’accordo ogni età.

Alfonso_Vitelli

Hamburger_Fucina_Sapori

Ma anche Hamburger con porchetta di Mangalica, mousse di Roquefort e balsamico, servito in abbinamento a un bicchiere di Chiaretto gardesano. Lui, personaggio tra i personaggi, Daniele Segala, La Fucina dei Sapori, luogo che sfugge ad ogni etichetta.

Daniele_Segala

In abbinamento i vini e i succhi, occasione per chi non li avesse mai provati, di Enrico di Martino, Cascina Belmonte e le birre di Matteo Marenghi e Christian Manessi del Birrificio Curtense. In chiusura I caffè della torrefazione Agust, con un’interessante varietà etiope, i gelati della Pecora Nera e il Panettone estivo all’albicocca della Pasticceria Dolce Angolo di Sandro Filippini.

Caffè

Panettone_Estivo

I nomi sono citati perché, di là dalla mia ferma convinzione che sono le persone a «fare» i prodotti, i piatti e non viceversa, ognuno ha contribuito alla realizzazione del progetto, conferendo oltre al personale lavoro e impegno, parte dell’incasso per il funzionamento della struttura che ha ospitato il tutto. A coloro che non hanno saputo dell’esistenza di Pane e Sapori in Cattafame, che l’hanno saputo ma non ne sono stati incuriositi o coinvolti l’invito a non ripetere l’errore per l’edizione targata 2018.

P.S.: Cascina Cattafame ha al suo interno una pizzeria ristorante, dove vengono coinvolti alcuni dei ragazzi ospitati, un posto semplice che ha l’intenzione di crescere e fare cucina tradizionale con prodotti locali. Uno dei tanti progetti per dare un segno, un senso alle difficoltà che, in un modo o nell’altro, tutti noi possiamo incontrare nella vita.

Per le immagini il grazie va ad AromiCreativi

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