Con l’Opera si degusta – l’olio DOP –

Con l'opera si mangia

Sabato 16 settembre il centro cittadino si è ancora una volta animato, ignorando per lo più il tempo altalenante, grazie alla Festa dell’Opera: 200 artisti, 70 eventi disseminati per piazze e vie. Accanto, contemporaneamente, una festa nella Festa, protagonista il cibo Con l’Opera si mangia, «Menu a tema, piatti dedicati, cocktail, gelati e altre prelibatezze nei locali» sette dei quali proponevano L’aperitivo dell’Opera: un calice di Franciacorta, lo storione di Calvisano e l’olio extravergine di oliva del Garda DOP. A quest’ultimo, sotto l’arcata che accoglie il Monte di Pietà nel lato sud di Piazza Loggia, «una degustazione guidata a cura del Consorzio (sempre dell’olio Garda DOP…) verrà gratuitamente offerta ai presenti, fino a esaurimento dei posti disponibili».

Siate indulgenti con il mio riportare pedissequamente quanto scritto nei pieghevoli disseminati in tanti locali della città, comunicato utilizzando i social media, cordialmente spiegato ai passanti da chi allestiva lo spazio con banchi, sedie e materiale illustrativo. Ci si sarebbe aspettati se non un assalto all’arma bianca, un interesse e una massiccia presenza, invece a pochi minuti dall’inizio un sospetto di vuoto allarmante. Poi, sempre in archi temporali ristretti, oltre metà dei posti disponibili si sono riempiti di volti dapprima attenti poi felicemente sorpresi dal livello di ciò che stavano assaggiando.

Pubblico I

Sì, perché ad illustrare e servire ciò che, dapprima in monacale solitudine poi versato a filo su dello splendido e croccante pane, era protagonista dell’incontro, c’erano due personaggi come Paolo Venturini, ottimo produttore di olio extravergine di oliva Garda DOP negli immediati pressi di Desenzano nonché consigliere dell’omonimo Consorzio di Tutela e Simone Rodolfi, campione mondiale di panificazione con negozio a Brescia. C’ero anch’io, poco importa, a dire, con assolutamente convinto entusiasmo misto a un filo di rabbia, che ne abbiamo di cose valide, che l’olio del Garda, quello buono, nella sua categoria di fruttato leggero per lo più, ha «tutte le carte in regola» per accompagnare, enfatizzare o trasformare, piatti della tradizione o creativi.

Paolo Venturini_Simone Rodolfi

Al termine quante richieste di vendita dell’olio, non contemplata certo nell’evento, di dove lo si potesse reperire, altrettante rivolte al pane – personalmente rimango perplesso quando sento dire che a Brescia non è possibile trovare del buon pane, di getto mi vorrebbe voglia d’intervenire dicendo che non è assolutamente vero, che forse s’ignora l’esistenza di figure come, appunto, Simone Rodolfi, Mauro Marini, Maurizio Sarioli, Armando Guerini… Giusto per rimanere in città e citare i primi quattro che mi vengono ora in mente -. Altrettanta perplessità quando si afferma che l’olio da noi è poco valido, senza storia… «Da sempre presente nella zona del lago di Garda, l’olivo iniziò a svolgere un ruolo chiave nel VII secolo d.C. come testimonia un editto del 643 che applicava sanzioni pecuniarie a coloro che venivano sorpresi a danneggiare le piante di olivo nei villaggi attorno al Garda. Già nel medioevo l’olio del Garda si distingueva per l’alta qualità e per l’alto valore economico rispetto agli oli di altre provenienze ed era utilizzato con risultati eccellenti sia nell’alimentazione che in medicina…»

storia-di-olio-e-territorio

L’olio visto come alimento, componente con cui dare precisa fisionomia a una ricetta, forte delle oltre 400 cultivar presenti sul territorio nazionale, delle 30 solo nella nostra provincia, di quelle ammesse nella DOP. Un momento di cultura perché il cibo, lo dice sin dal titolo Massimo Montanari nel suo Il cibo come cultura, lo è quando si produce, quando lo si trasforma cucinandolo, quando lo si mangia scegliendo tra quasi infinite possibilità. Così accanto al piacere del momento condiviso resta un filo di amaro, non quello salubre e caratteristico dell’olio extravergine, derivato dai non pochi dinieghi, dallo scansarsi temendo di essere incappati nell’ennesimo imbonitore, di fronte ai sorrisi e ai gentili inviti ad accomodarsi che Chiara Stefani e Mimmo Cortese di TurismoBrescia hanno dispensato a piene mani. Spero solo che i disinteressati non appartengano a quella categoria di bresciani che si lamenta sempre e comunque della scarsità di occasioni offerte dal centro storico, dell’imbarbarimento dei costumi, degli usi della nostra città e che professa la diffidenza come unico credo.

Per amore di brevità e non competenza ho tralasciato le non poche citazioni, i rimandi, i contatti, tra cibo e opera lirica, chi volesse può trovare interessanti considerazioni in questo lavoro di Barbara Gizzi: Carne cruda e convitati di pietra. Il cibo nel melodramma L’iniziativa è stata patrocinata dalla Fondazione del Teatro Grande di Brescia e da EastLombardy.

 

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