Cavalleri e il peso dell’anima

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Ormai lo sapete, difficile, impossibile trovare in queste pagine ghiotte anteprime, «breaking news» … Specie ora, intento come sono a ripensare il mio scrivere, il suo senso e fine. Non fa certo eccezione questo post, dedicato all’evento articolato in due serate, quelle del 14 e 15 settembre, che l’Azienda Agricola Cavalleri ha costruito con la collaborazione di Ventunogrammi, primo progetto della Big Bang Cooperativa Sociale Onlus nata «dalla volontà delle persone con sindrome di Down e dei loro famigliari per favorirne l’inclusione sociale attraverso il lavoro». Ed è nel termine inclusione come «stato di appartenenza a qualcosa, sentendosi accolti e avvolti» e in particolare in quella sociale che «rappresenta la condizione in cui tutti gli individui vivono in uno stato di equità e di pari opportunità, indipendentemente dalla presenza di disabilità o di povertà» che possiamo trovare una delle principali chiavi di lettura degl’incontri.

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Sarebbe però un grave errore omettere, o anche soltanto collocare in altri spazi, che tale evento è posto all’interno del Festival della Franciacorta in Cantina, giunto alla sua decima edizione e «dedicato alla scoperta del territorio: cantine, ristoranti, produttori tipici…» come illustra il sito consortile. Non solo per il giusto riconoscimento del lavoro e dell’impegno del Consorzio, quanto per il senso che Cavalleri, nelle persone dei cugini Diletta Nember Cavalleri e Francesco Franzini che ora guidano l’azienda dividendosi i tanti compiti che la stessa implica, ha voluto dare alla presentazione della Riserva Giovanni Cavalleri 2008 affidando il riuscito compito del catering alla realtà Ventunogrammi. Lo ha bene espresso nella sua breve ma incisiva presentazione Diletta, attuale anima comunicante di Cavalleri anche per diretta ammissione di Francesco, sottolineando, in perfetto accordo con la storica visione dell’azienda, che il vino è più che mai insieme di cose, di valori, attenzioni: il rispetto per l’ambiente in cui viene coltivata la vite, origine del tutto, non può essere separato da quello per le persone che vi lavorano, che lo abitano…

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Per dare conforto a quanto affermato sulla «riuscita» dell’evento, riporto il menu scelto in abbinamento ai due vini assaggiati – lo ammetto il termine è puro eufemismo, almeno per il piacevolissimo «tavolo» che vedeva le nostre presenze –, il vino bandiera di Cavalleri, Franciacorta DOCG Brut Blanc de Blancs S.A., servito con il benvenuto a base di crudités, e il protagonista della serata, il Franciacorta Riserva Dosaggio Zero Giovanni Cavalleri 2008, proposto con l’intera cena, da sole uve Chardonnay come da tradizione e a partire dai vigneti più vecchi, fermenta e affina in acciaio per il 70%, in botti grandi per il 22% e in botti da 225 l, esauste, per il rimanente 8%, tiraggio nell’aprile 2009 e sboccatura ad aprile 2018, per un totale di 6000 bottiglie con una solforosa residua di 49 mg/l. Ad unire le due bottiglie, pur nella loro comprensibilissima diversità, la facilità e felicità di beva che, data pressoché per certa nel Brut, stupiva, relativamente per un Cavalleri, in una Riserva forte di 9 anni sui lieviti.

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Questa è senza dubbio parte della Franciacorta che vorremmo, felice, attenta, inclusiva, desiderosa di confrontarsi, senza timore di aprirsi, di valicare confini. Questi i connubi che danno senso ai termini civiltà, socialità, dove tutti, ciascuno con le proprie competenze e capacità, viene messo in grado di partecipare. L’hanno ribadito i dialoghi con Diletta, con Francesco, con Cristian Bonetti – mi sono ripromesso di approfondire quanto prima con lui le varie considerazioni fatte – direttore di 21 grammi: una sua frase però devo subito riportarla «Vogliamo essere giudicati per quando siamo effettivamente in grado di fare, per la professionalità che riusciamo ad esprimere, certo il sociale… Ma non guardateci solo sotto quest’ottica…». Non troverete, l’avete già scoperto, scatti della serata, non solo per ragioni «tecniche», ma anche per non privarmi della spontaneità, della piacevolezza, della convivialità qui  trovata a profusione.

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Le immagini provengono dalla pagina FB dell’azienda agricola Cavalleri, i dati della Riserva dalla scheda presente sul sito. Nel titolo del post si fa riferimento al medico statunitense Duncan Mac Dougall (1866 – 1920)  che, agli inizi del ventesimo secolo, cercò di «misurare» il peso dell’anima, da lui stabilito in 21 grammi, nelle persone trapassate. Di là dalla teoria, non dotata di alcun fondamento scientifico, l’idea del peso dell’anima rimase e si diffuse nella cultura popolare e nelle arti, dall’omonimo film del messicano Alejandro González Iñárritu e scritto da Guillermo Arriaga sino alla contemporanea e leggera canzone pop rap di Fedez.

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