La città della birra si fa internazionale

stereòtipo agg. e s. m. [dal fr. stéréotype, comp. di stéréo- «stereo-» e -type «-tipo»]. – 2. s. m., fig. a. Modello convenzionale di atteggiamento, di discorso e sim.: ragionare per stereotipi. In partic., in psicologia, opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni (corrisponde al fr. cliché): giudicare, definire per stereotipi; s. individuali, se proprî di individui, s. sociali, se proprî di gruppi sociali. b. In linguistica, locuzione o espressione fissatasi in una determinata forma e ripetuta quindi meccanicamente e banalizzata; luogo comune, frase fatta: parlare per stereotipi, abusare di stereotipi; …

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Festa della birra. Tante birre, anzi, no: tanta birra, fredda, freddissima, ghiacciata. Dammi una bionda, doppio malto. A me le scure non piacciono, sono troppo forti. Le birre artigianali? Puzzano tutte, alcune più di altre. Io non riesco a bere le birre acide, che senso ha una birra acida. Dai, andiamo a farci un litrozzo con le patatine fritte, un bel trancio di pizza … Magari hanno anche i wurstel … Luoghi comuni, stereotipi, forse in più di un senso …

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Il luogo. Paratico, Parco delle erbe danzanti, da un’area ferroviaria dismessa un progetto di valorizzazione a firma della paesaggista Cristina Mazzucchelli ricava un luogo originale e piacevole a bordo lago. Di fianco il Belleville Rendezvous: «Polo creativo di attività, mostre, festival o semplice aula lettura. Luogo di degustazione, di cultura nel gusto e, si spera, nel pensiero. … Centro di svago o riflessione diurno e ritrovo di giovani poeti notturno», struttura che ha fisicamente ospitato i due giorni del secondo Beerville, Festival delle birre artigianali, 7 e 8 settembre. Due degli iniziali tre: il tempo ballerino di questa fine estate ha costretto gli organizzatori ad annullare la serata inaugurale del 6.

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International. Uno dei tratti, non il solo, che ha conferito all’evento una dimensione di tutto riguardo, accanto ai cinque birrifici italiani, quattro belgi:  En Stoemelings: Brasserie – Brouwerij – Brewery,  Brasserie de la Senne, Brasserie Cantillon, Brasserie du Borinage. Anche al meno preparato sulle birre belghe non può sfuggire la presenza di un mito come Cantillon: la mia prima Kriek era loro, come la prima Framboise una Rosè de Gambrinus. L’ultima bevuta – prima di Beerville International – una Saint Lamvinus, blend di Lambic – birra a fermentazione spontanea – mediamente invecchiati e uve Merlot. Ça va sans dire di Cantillon …

Italiani. Ecco i magnifici cinque, ciascuno con la propria storia, ciascuno con una precisa collocazione nel mondo della birra artigianale italiana. Uno, orgogliosamente bresciano, collocato per contrappasso nell’enoica Franciacorta. Croce di MaltoCANEDIGUERRABirrificio Lambrate,  Birrificio Rurale, Birrificio Curtense.

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Laboratori. Sì, sono conscio che l’anglismo Workshop ha più appeal , ma ho una certa età, siate comprensivi. Laboratori, scelti, come ha chiaramente commentato Emanuele Pedretti – Musical Zoo – perché «abbiamo preferito investire nella conoscenza, nella diffusione della cultura della birra, piuttosto che in altro intrattenimento …».

Ne sono stati realizzati due, il primo sabato 7 dal titolo «Le diverse anime del Belgio», chiacchierata con i mastri birrai Belgi  Joel Galy e Antoine Malingret per «scoprire i segreti di una delle più importanti nazioni produttrici di birra e degustare insieme i prodotti di Brasserie Cantillon Brasserie de la Senne En Stoemelings: Brasserie – Brouwerij – Brewery Brasserie du Borinage, condotto da Eugenio Signoroni e Luca Giaccone, curatori della Guida alle birre d’Italia 2019 di Slow Food Editore.

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Il secondo domenica 8: «Il mondo della birra artigianale in Italia, stato delle cose di una bevanda che aspira a una precisa identità.» condotto dal sottoscritto, beh non tutto può essere perfetto, no? Con la partecipazione, qui si riprende quota, di Simonmattia Riva, Beer Sommelier campione del mondo 2015. Data la presenza diretta posso con piacere mettere in rilievo l’attenzione dei partecipanti, la loro presenza attiva, le non poche domande e la grande preparazione di Simonmattia, unita agl’interventi dei mastri birrai italiani che hanno singolarmente presentato un loro prodotto.

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Cibo. Dimenticate i luoghi comuni dell’inizio, qui ci si poteva felicemente sbizzarrire: ancora per esperienza diretta le preparazioni in vaso cottura, tra cui un cous-cous integrale e verdure di stagione (affrontato con una Blanche …) e una Focaccia artigianale con Alici del Cantabrico, stracciatella e peperone grigliato a filetti… (Fuori carta del Manzo Affumicato con pesto di rucola che ha richiesto un più robusto abbinamento). In poche parole, lontani da quelle proposte che paiono le uniche possibili per tante feste/rassegne/sagre della birra. Direi scelta del tutto coerente e consequenziale: se diamo valore, riconosciamo dignità a un prodotto carico di storia e di voglia di sperimentare, perché accostarlo unicamente a prodotti omologati nella selezione e nel livello?

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Risultato. Qualcosa, era ora, di originale, diverso, un insieme di luoghi, persone (siamo sempre qui, prendiamone atto), competenze, percorsi, che sempre senza dimenticare lo svago, il divertimento, vuole invitare a bere una birra ponendo semplicemente un poco di attenzione a quello che le nostre papille, il nostro naso, sono in grado di cogliere. Senza dimenticare che se di un alimento, una bevanda ci viene detto qualcosa di più, ne vediamo i produttori, ascoltiamo la loro visione, il perché di una scelta, saremo portati a mangiarne, a berne, con maggiore rispetto, magari senza eccedere, limitandoci, assaporando, conversando. Ché altra direzione intelligente non mi pare esserci: il proibizionismo insegna.

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