Due giornate al Mo.Ca.

Per il Festival dei Sapori…

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Poco più di una settimana, ma fortunatamente un clima assai diverso, calato ormai com’è nell’incipiente autunno, ci separa dalle due giornate che Brescia ha dedicato alla seconda edizione del Festival dei Sapori. Nato agl’inizi del 2018 per segnare felicemente la conclusione dell’anno che ha visto la Lombardia Orientale – East Lombardy – come ERG: Regione Enogastronomica Europea 2017. Le quattro province che la compongono – Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova – hanno deciso, di là dal riconoscimento europeo, di continuare la strada intrapresa, di non sprecare il lavoro fatto, pur in un’ottica di rinnovamento, facendo tesoro dei punti deboli emersi in un progetto indubbiamente complesso e non certo esauribile nell’arco di soli dodici mesi.

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Intendo focalizzare in questo breve testo l’evento in sé, la «nuova» East Lombardy sta davvero muovendo i primi passi per potere non dico trinciare giudizi ma anche solo esprimere sia pur cauti pareri sul suo futuro. Per questo e altri motivi rinuncerò a qualsiasi paragone con la passata manifestazione: diversi i luoghi, i tempi, le partecipazioni. Non è certo il mio avere, felicemente, partecipato a due dei tanti momenti in cui si articolava questo Festival a spingermi in questo racconto, tanto meno l’essere stato presenza omeopatica alla sua organizzazione, quanto, lo esplicito subito, il volere parlare di un luogo e delle sue potenzialità, di un luogo e dei suoi, temporanei, abitanti.

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Nulla di riferito nella descrizione, mi accollo l’onere e l’onore di essere stato diretto testimone di buona parte di questo evento, collocato nel fascinoso Palazzo Martinengo Colleoni che la maggior parte dei bresciani conosce sotto il nome di Palazzo del Tribunale, visto che ne ospitato la maggior parte delle sue aule ed uffici per decenni, e che ora, rinato in gran parte a nuova vita, ha ricevuto il nome di spazio Mo.Ca., acronimo che contiene i nomi delle due principali vie che ne delimitano il perimetro. Luogo davvero magnifico, degno di essere visitato (non viviamo forse l’era dell’attenzione alle «location»?), scenario davvero unico per qualsiasi manifestazione di qualità. Sostantivo meritato grazie all’impegno del Comune di Brescia nella sua emanazione di Turismo Brescia, di Slow Food Brescia, di Visit Brescia, giusto per citare i principali attori.

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Cosa c’era, cosa è accaduto in questo prezioso contenitore nell’arco del 25 e 26 ottobre? Si è ascoltato della buona, ottima, musica, dal divertente al coinvolgente, dall’intimistico al voler saltare sulle sedie, si sono assaggiate tante, buone, cose: pizze al taglio non banali, vini rappresentativi dell’intera provincia, grandi piatti di osterie, trattorie, ristoranti delle quattro province, casoncelli a profusione (in abbinamento, ché il cibo è straordinario «crogiolo», ai vini della Rioja). Si è avuto la possibilità di ascoltare figure come Marino Marini, Ocildo Stival, Stefano Armiraglio, Gianbattista Tonni, Roberto Abbadati, Cristian Benaglio, parlare di «biline», di paste ripiene, di marroni, di ricettari, di Valli Resilienti, di progetti sul cibo… I più giovani hanno poi potuto partecipare, nella mattinata del venerdì, a laboratori didattici a cura di Slow Food dedicati alla filiera dei cereali, ai cambiamenti climatici, al mondo delle api… E il sabato la corte interna ha ospitato, oltre ai concerti, un piccolo Mercato dei Sapori dei produttori di East Lombardy… Non fatemi scrivere ancora una volta che sono fermamente convinto di come il cibo sia Cultura, Ricordo, Futuro.

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Riporto doverosamente un’immagine con il programma, perché il mio riassunto è certamente penalizzante nel confronto di tanti, il dietro le quinte è poi come sempre folto e fondamentale (vero Daniela, Mimmo, Armando…), e chiudo con una considerazione/invito: ai tanti bresciani che non hanno partecipato, a chi pare dedito esclusivamente alla critica non costruttiva, sappiate che sono state due giornate strepitose, sempre migliorabili certo, a partire dal Mercato come affluenza, ad alcuni piatti per scarsa attenzione da parte del pubblico (ma avete mai provato il pesce di lago cucinato con maestria?), a tutti coloro che si sono presentati, piatto in mano, rigorosamente a conversazioni finite, quando ne avrebbero gustato certo di più il contenuto con un pizzico maggiore di conoscenza, dico di partecipare attivamente, scoprire questi splendidi luoghi della nostra città, viverne i non pochi momenti di apertura e condivisione.

 
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Per le immagini ho per lo più saccheggiato gli scatti di Nicolò Brunelli, fotografo. Per chi volesse commentare, suggerire, ricordo che questo è uno spazio aperto…

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