No, non sono i tempi di Gabriel García Márquez

Copertina

I tempi allusi nel titolo sono quelli dell’amore nel romanzo di Márquez apparso nel 1985, i tempi di quell’infezione che a partire dal 1817 per ben 6 volte si diffuse nel mondo partendo dal delta del Gange dove, come per altri luoghi, è considerata endemica. Ne è tuttora in corso una settima, senza grandi proclami. Chiariamo subito che scrivo da semplice privato cittadino, sia pure iscritto all’OdG Lombardia elenco pubblicisti e quindi a conoscenza, e coerentemente tenuto all’osservanza, di quanto pubblicato ieri nel sito dell’Ordine con il titolo “Emergenza coronavirus”, il richiamo dell’Ordine giornalisti Lombardia: verifica delle fonti, rifiuto del sensazionalismo, rispetto della dignità dei malati, linguaggio appropriato e continenza dei titoli.

 

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Libero 2

Senza soluzione di continuità

 

Il mio non è certo contributo illuminante sulla situazione, non ne posseggo le competenze, non ho assolutamente alcun ruolo, unica concessione un minimo di conoscenza di un linguaggio dedicato, appreso durante la frequentazione dei sei anni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia. Null’altro. Il desiderio ancora prima che la necessità, alla luce di quanto detto, nasce da un appello, espresso in modi diversi, dal mondo della ristorazione e dell’accoglienza nel senso più ampio dei termini: ristoranti, bar, taverne, pub, osterie… Specie oggigiorno dove le formule in più casi sono sfumate e trasversali. Vero è che dopo un inizio all’insegna del massimo rigore possibile (dall’ordinanza della Regione Lombardia del 23.02.2020):

Le chiusure delle attività commerciali sono disposte in questi termini:

  • bar, locali notturni e qualsiasi altro esercizio di intrattenimento aperto al pubblico sono chiusi dalle ore 18.00 alle ore 6.00; verranno definite misure per evitare assembramenti in tali locali;
  • per gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati è disposta la chiusura nelle giornate di sabato e domenica, con eccezione dei punti di vendita di generi alimentari;
  • per le manifestazioni fieristiche, si dispone la chiusura.

Si invitano gli esercenti ad assicurare idonee misure di cautela.

Si è poi passati a un ammorbidimento della stessa per la prima voce e a delle precisazioni per alcune categorie in data 26.02.2020, cioè ieri:

CI SONO DELLE RESTRIZIONI PER I RISTORANTI?
Per lo svolgimento delle attività dei ristoranti non sono previste restrizioni fino ad eventuali nuove disposizioni. I gestori sono comunque invitati a mettere in atto tutte le misure necessarie per evitare nei propri locali gli assembramenti a rischio.

IN QUALI CASI IL BAR PUO’ RIMANERE APERTO?

I bar e/o pub che prevedono la somministrazione assistita di alimenti e bevande non sono soggetti a restrizioni e pertanto possono rimanere aperti come previsto per i ristoranti, purché sia rispettato il vincolo del numero massimo di coperti previsto dall’esercizio.

QUALI ATTIVITÀ DI SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE SONO SOGGETTE AD ORDINANZA?

Tutte le attività di somministrazione o di consumo sul posto di prodotti artigianali, ad esclusione di quanto espressamente previsto dall’ordinanza per bar, locali notturni ed altri esercizi di intrattenimento aperto al pubblico, non sono soggetti all’obbligo della chiusura dalle ore 18 alle ore 6. La presente disposizione vale anche per le medesime attività esercitate all’interno dei centri commerciali.

QUALI ATTIVITÀ POSSONO RESTARE APERTE ALL’INTERNO DEI CENTRI COMMERCIALI?
All’interno dei centri commerciali di grande e media dimensione non sono soggetti all’obbligo di chiusura del sabato e della domenica le attività che vendono prodotti alimentari in misura prevalente. Nelle medesime strutture i bar si devono invece attenere alla chiusura dalle ore 18 alle ore 6.

Siamo seri e concilianti: non è facile prevedere da subito deroghe, chiarire punti, evitare di cadere in macroscopiche incongruenze, certo che ipotizzare alcuni comportamenti da parte di esercenti e clienti resta punto oscuro… Per i bar, posso far entrare solo le persone per le quali ho posti seduti in misura corrispondente, penso ad alcune realtà del nostro centro storico che vivono praticamente di chi fa la spola tra bancone ed esterno, crea gruppetti vocianti con in mano un bicchiere… Dedichiamoci però ai ristoranti, altrimenti questo post diverrebbe pressoché interminabile, dove si da per scontato che entrino unicamente le persone che hanno un tavolo, e delle sedie, al quale accomodarsi nell’arco di poco, pochissimo tempo. Se, come presumibile, si evita ciò che è alla base dei provvedimenti regionali, ossia l’evitare assembramenti di persone a stretto contatto – in questo caso permettetemelo mi vengono in mente altre visioni – il gioco, si fa per dire, è fatto, niente concentrazioni, tutti regolarmente seduti e, si fa sempre per dire, tranquilli.

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Eppure voci, commenti, iniziative da parte degli esercenti ci dicono che non è affatto così, che molti locali stanno già sentendo il peso di una comunicazione, nel senso più ampio, allargato, del termine che ha indubbiamente amplificato, distorto, sia la situazione che i rimedi posti in essere dalle istituzioni, felici o meno che siano. Titoli di giornali, direi che Libero è uno degli esempi più eclatanti, schermaglie tra virologi, responsabili di laboratori d’indiscussa affidabilità, fake e scherzi idioti sui social media accompagnati da considerazioni che definire deliranti è far loro un favore… Peso poi tradotto in comportamenti difficilmente comprensibili di una buona parte di noi: gl’italiani (come sempre non utilizzo la formula «esclusi i presenti», non se ne abbia a male alcuno).

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Ristoranti pressoché vuoti, scaffali della grande distribuzione organizzata, a giorni, depredati, clima da coprifuoco, mascherine di qualsivoglia tipo indossate come vessillo da esibire… Quando lo si è detto più volte: le mascherine, possibilmente della tipologia ffp2 o, ancor meglio, ffp3 sono da riservarsi a chi ha contratto l’infezione o a chi assiste malati. Lo scopo, andiamo al sodo, è quello in ogni caso, di limitare la potenzialità di diffusione del virus: isolarlo all’interno del singolo individuo che poi, per l’80% dei casi circa avrà una sintomatologia pressoché sovrapponibile a quella di una comune influenza. Ripeto, non sono certo un virologo, mi limito a riportare le voci di chi virologo, e di levatura, è Epidemia e cultura. Come governare i professionisti della paura  Ilaria Capua ci spiega perché la sindrome simil-influenzale da coronavirus dovrebbe farci meno terrore, o di chi ha precise competenze e ruoli: IL CORONAVIRUS SPIEGATO DAL DIRETTORE SALUTE DI CROCE ROSSA INTERNAZIONALE.

Letture che consiglio precedute, per chi non ha freschi ricordi da una formazione scientifica, al ripasso di termini come virus, valore R0 «R naught» dello stesso, epidemia, pandemia, contagiosità, mortalità… Altrimenti parliamo e scriviamo del nulla, come spesso a rotazione avviene per quasi ogni argomento dello scibile umano. A comportamenti spesso irrazionali si contrappongono iniziative più o meno efficaci, ne riporto un paio chiedendo comunque di seguirle e diffonderle, l’intento è buono:

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Immagine ideata e realizzata su progetto di Saulo Della Valle H20 e Webenaco

O la petizione firmata, al momento della stesura di questo post, dalla sua ideatrice Laura Benitti, guida turistica e operatrice culturale milanese e da altre circa 130 realtà culturali, della ristorazione, dell’intrattenimento, appartenenti all’area urbana del capoluogo lombardo (la si trova ed è utilizzabile, sul profilo FB di Laura Benitti)

Al sindaco di Milano Beppe Sala

Egregio Signor Sindaco, Le chiediamo di rappresentarci in questa emergenza che in pochi giorni ha catapultato l’intero settore del commercio, dei bar, degli spettacoli e degli eventi culturali in un baratro, facendo tremare un sistema economico complesso e delicato.
Non contestiamo le decisioni prese dalla Regione, non abbiamo le competenze per farlo, anche se non comprendiamo alcune esenzioni attuate, ma quello che chiediamo in maniera accorata é di considerare insieme all’urgenza sanitaria anche l’emergenza economica e sociale.
Il nostro settore, che ha contribuito a portare Milano a risplendere nel mondo, è messo in ginocchio dal divieto di operare, dalla paura insita nei nostri cittadini e dall’incertezza assoluta in cui siamo obbligati ad operare. La mancanza di liquidità non concede tempo ulteriore alle imprese. Le economie collegate agli eventi e alla somministrazione interessano diversi settori che costituiscono il tessuto cittadino, non hanno una rappresentanza unica ed è per questo che chiediamo a Lei di portare avanti un’istanza urgente con la massima solerzia.
Chiediamo di far presente al governo di attivare immediatamente ammortizzatori sociali e provvedimenti per azzerare gli adempimenti fiscali nell’immediato onde evitare un disastro in termini di fallimenti, posti di lavoro e riduzione del PIL cittadino oltre che regionale.
Le chiediamo di far presente a Regione Lombardia e al Ministro della Salute l’importanza di stabilire regole chiare e ponderate per tutti gli operatori senza discriminazioni in un settore articolato come il nostro.
Ci appelliamo a Lei, sig. Sindaco perché sappiamo quanto tenga alla sua/nostra cittá e perché crediamo possa rappresentarci tutti come cittadini, imprenditori e lavoratori senza interessi singoli di categoria alcuna.

Cordialmente

Il senso non è, a mio avviso, solo quello di ridare ossigeno a operatori che stanno pagando più del previsto una situazione indubbiamente da controllare, seguire, non sottovalutare – e in questo siamo maestri – ma altrettanto da non drammatizzare, da non utilizzare come sta accadendo per far emergere nuovi e antichi rancori, piccolezze, miserie umane, speculazioni politiche o altro: visto che sono in vena di consigli date un’occhiata, allo scritto di un altro bresciano E UN MICROBO UCCISE LA SOLIDARIETÀ NAZIONALE sempre sul sito de Gli Stati Generali. Alle tante voci aggiungo, flebile, la mia: andate nei ristoranti senza timore alcuno, nei bar in cui è attualmente permesso con le modalità sopra riportate, fatelo come avete sempre fatto. Un eccesso di prudenza? Non fatelo se siete anziani, con qualche acciacco di troppo, magari preda di qualche, usuale, malanno di stagione: riprenderete un poco più avanti. Per gli altri, seguite quanto vi si dice, lavatevi le mani spesso e bene, se non trovate l’Amuchina seguite i consigli di Dario Bressanini –Amuchina fai-da-te e isteria collettiva – e cercate di vivere il più serenamente possibile.

E per chi pensa che sono io, oltre a parte delle figure citate, ad esagerare, un microscopico fatto di cronaca, nulla a che vedere con i pestaggi, le violenze verbali, verso chi ha colore della pelle o forma degli occhi diversa dalla nostra, che ahimè hanno segnato questi giorni: ieri sera abbiamo utilizzato il servizio interno di consegna a domicilio di un ormai storico take-away cinese a poche centinaia di metri dal nostro domicilio – freddo, tardi, un poco di sonnolenza… -. A consegnarci il tutto, dopo mezz’ora, il marito della coppia che da anni lo gestisce «Buon appetito, mia moglie ha fatto aggiungere un paio di piatti in omaggio, domani chiudiamo per una decina di giorni, sai, con questa situazione molti ristoranti cinesi stanno facendo tanta fatica…». Ho abbozzato un sorriso, l’ho ringraziato portandomi istintivamente la mano al cuore, ma non sono riuscito a dire parola. Cosa che per un logorroico come il sottoscritto è significativa.

Le immagini hanno varia provenienza, per lo più sono a licenza libera da siti dedicati, una proviene dal quotidiano L’Arena, una dal discusso progetto fotografico «How To Survive A Deadly Global Virus» di Max Siedentopf, quella dedicata/realizzata ai/per i ristoratori lombardi è cortesia di Saulo Della Valle. Nessuna delle foto riportate vuole essere ironica o irrispettosa nei confronti di alcuno ma mostrare volti diversi di un fenomeno che ha forti componenti sociali e culturali. Resto come sempre a disposizione per ogni eventuale richiesta.

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