Cibo è Cultura: Brescia e Bergamo Capitali della Cultura 2023

Non sono ancora trascorse 24 ore dal momento in cui i quotidiani locali Brescia e Bergamo Capitali della Cultura 2023: l’ok del Governo il Giornale di Brescia, Bergamo «Capitale della cultura 2023» Insieme a Brescia, c’è il sì della Camera l’Eco di Bergamo – hanno dato la notizia del parere positivo, espresso dalla Commissione Bilancio alla Camera, alla riformulazione dell’emendamento al Decreto Rilancio che contempla Brescia e Bergamo come Capitale, anzi Capitali, della Cultura 2023. Vero che l’iter non è ancora concluso ma questa tappa rappresenta un punto fondamentale e garantisce una buona sicurezza se non la certezza che la proposta divenga realtà compiuta.

Pressoché inevitabile collegare un evento di questa portata con il dramma, ché tale deve essere definito, vissuto da tutto il paese, dalla regione Lombardia in particolare, ma che nelle due province interessate ha conosciuto toni e momenti estremi. Non certo un premio per questo, quanto una grande opportunità di rilancio e il riconoscimento di come Brescia e Bergamo abbiano patrimoni artistici e culturali assolutamente degni di nota e non sempre, specie per la prima, valorizzati, conosciuti, diffusi come meriterebbero. Sgombrando immediatamente il campo da qualsivoglia fraintendimento, non è certo mia intenzione disconoscere quanto l’attuale amministrazione bresciana – mi scuseranno i bergamaschi ma conosco troppo poco la loro realtà a questo proposito per permettermi di parlarne – abbia fatto e stia facendo a tale proposito, ma abbiamo un’eredità pesante anni in cui Brescia si guadagnava, nel bene e nel male, gli onori della cronaca unicamente grazie al lavoro, ai suoi incidenti, a report su fatturati ed esportazioni, all’inquinamento…

Temi che ancora oggi, nel bene e nel male ripeto, sono di estrema attualità, ma ora interrotti e accompagnati da altre cronache che parlano di mostre, di eventi, di patrimoni culturali recuperati, di luoghi della cultura restituiti alla società civile, d’iniziative… Disconoscere questo, mi riferisco come prima precisato alla realtà bresciana, è giocoforza essere in malafede anche se, quasi luogo comune, è altrettanto vero che rimane sempre possibile fare di più pur con risorse economiche non certo paragonabili a quelle di altri tempi.

Non ho la competenza, la cultura, per realizzare un’apprezzabile disanima su quanto si possa e si potrà fare per rendere onore nel migliore dei modi ad una possibilità sempre più concreta, esistono di certo figure locali in grado di farlo, posso tuttavia far sentire la mia voce nell’unico campo in cui ho un minimo di quella competenza sopra citata nonché una sana e genuina passione dimostrata da non poco tempo. Lo farò riportando, come colonna portante, alcune frasi di Massimo Montanari nella premessa del suo libro Il Cibo come Cultura:

Il cibo è cultura quando si produce, perché l’uomo non utilizza solo ciò che trova in natura (…) ma ambisce anche a creare il proprio cibo, … Il cibo è cultura quando si prepara, perché, una volta acquisiti i prodotti-base della sua alimentazione, l’uomo li trasforma mediante l’uso del fuoco e un’elaborata tecnologia che si esprime nelle pratica di cucina. Il cibo è cultura quando si consuma, perché l’uomo, pur potendo mangiare di tutto, o forse proprio per questo, in realtà non mangia tutto bensì sceglie il proprio cibo, con criteri legati sia alle dimensioni economica e nutrizionale del gesto, sia a valori simbolici di cui il cibo stesso è investito.

Ecco che in un’ottica ancora precedente all’allestimento, all’organizzazione senza dubbio complessa per cogliere al meglio quanto il conferimento di status di Capitale della Cultura potrà portare, diventa a mio avviso fondamentale inserire il Cibo, espresso sia attraverso le tante realtà dell’agroalimentare che le altrettanto numerose realtà dell’enogastronomia, della ristorazione, e la sua Trasformazione tra le componenti cardine di quella Cultura che diverrà, più che presumibilmente, simbolo delle due città lombarde nel 2023.

Un’occasione unica, parlo dei comparti citati, per ripensare, non necessariamente stravolgere, menu, proposte, visioni, modalità di comunicazione, di presenza, di associazione… Occasione unica per, compiutamente valorizzare la ricchezza agroalimentare delle province interessate, far conoscere la vastità, la diversità, della produzione vitivinicola bresciana, dove paiono ancora esserci zone di serie A e di serie B non tanto in termini di terreni vocati o pratiche agronomiche difformi, quanto di conoscenza da parte del pubblico, di capacità o volontà o ancora possibilità di promuoversi. Percezioni diverse che colgo in tanti discorsi, in tanti apprezzamenti e di conseguenza in termini di adozione da parte dei locali bresciani, con alcune incongruenze ai limiti del masochismo da un punto di vista del turismo e dell’attrattività del nostro territorio.

Occasione unica per riscoprire, rispolverare, interpretare, ricette, tradizioni, cibi pressoché scomparsi dalla pratica quotidiana, senza per questo incorrere in sciocchi ostracismi, in obsoleti integralismi, ché la Cultura pur essendo, in particolare da un punto di vista antropologico, espressione degli usi, dei costumi, delle credenze, di una popolazione, di uno specifico gruppo etnico, è quanto mai soggetta al tempo, alle condizioni, alle contaminazioni, alle aperture: necessita sempre di confronto per poter definire la propria identità.

Occasione unica, mi ripeto per l’ultima volta, per rimboccarsi non solo metaforicamente le maniche e darsi da fare, con auspicabile coralità, dando dimensione attiva e concreta a quel fare rete che spesso e volentieri è rimasto proclama senza sostanza, corpo senza testa.

Aggiornamento del 17 luglio 2020: con la conferma ufficiale dal Senato che ha approvato il Decreto Rilancio, e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, è definitiva l’assegnazione per legge alle città di Brescia e Bergamo del ruolo di Capitali della Cultura 2023.

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