Non solo a Vilminore

Rosa a Vilminore

Rosa il cielo al tramonto / rosate le cuspidi dei monti / le chiese a mezza costa / non più rosa le rose / violate dallo sciame d’api. / Viene e va questo murmure lieto / depone in arnie segrete il suo miele. / Ma tu che fai? Pensi, / discuti con te stesso, / covi il tuo miele / oppure – non più rosa la rosa / ma rosa la neve sui crinali – / semplicemente osservi / il rosato morire del giorno?

Lento Goffi, Dalla Marca d’Oriente

Di tanto in tanto fanno la loro presenza sui mezzi di comunicazione titoli come: «La rivincita dei rosati», «Il futuro è rosa», «I rosati reclamano il loro spazio» … Poi parli con buona parte della ristorazione, dei titolari di bar ed enoteche (per queste ultime un poco diverse le considerazioni) della nostra città e scopri che «Niente da fare, io ho provato a tenerli ma non me li chiedono, anzi se li propongo mi fanno delle facce come per dire che no il rosato non lo considerano proprio come scelta…»

Diversa la situazione in specifiche zone, anzi, in una sola, la riviera gardesana, la Valtènesi in particolare, patria del nostro vino rosa per eccellenza: il Riviera del Garda Classico DOC Sottozona Valtènesi Chiaretto, già occorre spiegare che il termine «sottozona» non è certo utilizzato con valore negativo, anzi, Valtènesi è zona d’elezione, vertice, cuspide… Ma al grande pubblico che ha seguito, si fa per dire, con difficoltà i non pochi cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi anni, pare un poco ostico inquadrarlo correttamente. Di seguito la composizione prevista dal Disciplinare:

  • 30% Vitigno Groppello (nei tipi Gentile e Mocasina, da soli o congiuntamente);
  • =< 70% Vitigni Marzemino, Barbera e Sangiovese, da soli o congiuntamente, tenendo conto che ciascun vitigno può concorrere fino al 25%.
  • =< 25% Vitigni a bacca nera non aromatici idonei alla coltivazione nella regione Lombardia.

«Vino Rosato dal colore da rosa tenue e rosa intenso con eventuali riflessi ramati con l’invecchiamento, odore caratteristico, fine, intenso, con eventuali sentori floreali e fruttati e sapore da secco ad abboccato, fresco, sapido, fine, equilibrato, caratteristico.»
Diciamo subito che la tendenza è quella di realizzare, sull’onda della zona di riferimento per tutti i vini rosa mondiali – la francese Provenza -, vini di colore sempre più scarico, nonché vini che non cadano, come si diceva un tempo, appena dopo i primi caldi ma evolvano più che dignitosamente. Vero anche che il nostro Chiaretto, specie nelle bottiglie dei produttori che meglio interpretano questa tipologia e si giovano delle zone più felici per la sua riuscita, bene si difende e meriterebbe maggiore apprezzamento, maggiore fortuna, anche per una caratteristica sufficientemente trasversale a tutti i vini rosa che dirò in seguito.

Ma in questo post non parleremo di Chiaretto, bensì di due vini rosa recentemente degustati, che provengono da un lembo di territorio sinora poco o meglio per nulla legato a questa tipologia, parlo del Montenetto, e nello specifico sia del rilievo che porta quel nome – zona che costituisce di fatto la DOC Capriano del Colle – che del colle di Castenedolo – dove i vini che seguono il relativo disciplinare possono fregiarsi della IGT Montenetto -.
Rilievi, quello del Montenetto e quello di Castenedolo che in comune hanno la storica tradizione di accogliere la coltivazione della vite ma che non dividono certo la conformazione geologica. Ne nascono di fatto, entrambi recentemente, due vini affatto diversi nel loro interpretare con la vinificazione in rosa di uve a bacca rossa questa talvolta bistrattata categoria.

Il primo, in semplice ordine temporale di assaggio, è il QuattrOre dell’Azienda Vitivinicola Peri Bigogno, realtà famigliare attiva a Castenedolo sino dal 1946 e giunta alla terza generazione, rappresentata da Andrea Peri e dalla moglie Francesca. È di fatto Andrea a fornirmi i principali dati del vino in oggetto:

  • da uve 100% Marzemino (declassato a vino rosato perché l’IGT Montenetto di Brescia non prevede la tipologia rosato), quindi in etichetta è stata utilizzata una perifrasi non potendo citare la varietà
  • rappresenta la prima esperienza di vinificazione in rosato per questo vino, vendemmia 2019
  • lo si ottiene da una vinificazione per salasso: il nome QuattrOre è il tempo che hanno trascorsole bucce a contatto con il mosto. Giusto il tempo di finire di lavare le attrezzature per la vendemmia, scendere in cantina e svinare.
  • viene vinificato utilizzando solo acciaio
  • le uve provengono dal vigneto dell’appezzamento del Casale Gabbadeo, a ridosso della dimora dei Peri

Sempre Andrea riporta la seguente considerazione

Nel nostro caso la volontà era quella di indagare le potenzialità di questa varietà che a noi piace tantissimo; quindi dopo la versione in cui lavoriamo con barriques per elevare ed ingentilire alcuni tratti rustici del Marzemino (È il caso del «TreAmici») e la versione in cui il Marzemino va a colorare di territorio il taglio bordolese (Accade nel «Gobbo») era arrivato il momento di sperimentarne i risultati in rosato.

Il vigneto a Marzemino dell’appezzamento Casale Gabbadeo

Il colore è un rosa buccia di cipolla mediamente carico, al naso sentori floreali e fruttati, piccoli frutti rossi, ribes in particolare con una nota terrosa che mi ha ricordato i vini da vinificazione in rosa del vitigno Schiava, a chiudere un leggero tono ammandorlato, in bocca sufficientemente coerente con le sensazioni prima descritte, un vino che a mio avviso trarrà giovamento da un maggior tempo trascorso in bottiglia, come ne trarrebbe da un poco più di freschezza. Se devo trovare un limite non limite, vista la tipologia e l’utilizzo istintivo, è quello di una non grande persistenza. Di fatto è un vino che si lascia bere con facilità, specie se s’indovina la giusta temperatura di servizio – non freddissimo come spesso capita di vedere con i rosati nella ristorazione… – e, caratteristica pienamente rispettata, con un’ottima versatilità negli abbinamenti, certamente più ampia della sempre citata pizza o focaccia farcita che dir si voglia: basti pensare al classicissimo prosciutto e melone, a zuppette leggere di pesci, magari d’acqua dolce… Una sperimentazione che ha, a mio avviso, preciso senso e chiede doverosa continuazione.

Il secondo, in rigorosa sequenza di degustazione, nasce non molto distante, sul rilievo argilloso del Montenetto ed è opera della Cantina San Michele, alla cui guida ci sono dal 2011 due giovani cugini: Elena e Mario Danesi. Tocca a Mario fare da guida alla scoperta del loro rosato, partendo dal nome Equilibrista, ma più che da chi pratica l’equilibrio, l’acrobata, ci piace l’idea di riferire il concetto del vino al termine «Equilibrato» che la Treccani online definisce come:

equilibrato agg. [part. pass. di equilibrare]. … 2.a. Di un sistema, di una struttura, e in genere di un insieme di più elementi, che ha le varie parti distribuite in modo da raggiungere l’equilibrio, in modo uniforme, armonico e funzionale: …

Questo quanto traspare dalle intenzioni della Cantina, perché i vini rosa nascono da una sintesi, non certo dall’unione, di bianchi e rossi pur essendo – diciamolo e che diamine – mondo a sé, con specifiche e particolari caratteristiche, ed Equilibrista ben lo rappresenta, coi sui diversi vitigni, col suo colore, con i suoi sentori ed utilizzi. Nonché dall’interpretazione in chiave moderna di una pratica di assemblaggio uve che era norma in tempi passati.

  • da uve Merlot, Marzemino, Sangiovese e altri vitigni già presenti in una vigna «con viti di sessant’anni di età»
  • presentato quest’anno in anteprima con un’etichetta temporanea
  • realizzato con la tecnica del salasso, ottenuto dalla «macerazione sulle bucce a bassa temperatura seguito dall’affinamento in vasche di cemento»

Il colore è più intenso, con tonalità più vivide del precedente, al naso prevalgono sentori fruttati, sempre frutti rossi, ma in questo caso sono note di mora di gelso a prevalere, qualche ricordo agrumato, in un piacevole insieme. Anche qui coerenza naso bocca e una polposità più accentuata, ben recepita dal palato, l’idea quella di un vino già pronto per essere gustato, con una gradevole morbidezza – siamo lontani però da bocche rotonde che subito stancano il palato – ben equilibrata dalla freschezza. Del resto alcune caratteristiche sono del tutto in linea con quanto si pensa di trovare in un vino di questa cantina. La temperatura di servizio è indicata attorno ai 10 – 12 °C, e i suggerimenti spaziano dalla consueta pizza – margherita – ad un risotto con pesci di lago, alla cucina etnica… Mi limito a dire che posso intuirlo in sintonia con piatti segnati da una certa speziatura e anche, senza esagerare, con un filo di piccantezza.

La vigna Cirillo sul Montenetto

Due prodotti nuovi che segnano «l’ingresso» dei vini rosa o rosati che dir si voglia nel Montenetto inteso in senso allargato. Due prodotti che testimoniano l’intraprendenza e la voglia di fare di due cantine del territorio: prendiamolo come segno di buon auspicio, ché di questa intraprendenza, di questa voglia di fare abbiamo assoluto bisogno, come d’incentivare le realtà più dinamiche dell’agroalimentare, investiamo in loro, scommessa sul futuro molto più valida e necessaria che il bonus sui monopattini o il reddito di cittadinanza.


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