Il «loro» bene

«Vorrei conoscere la musica di cui la coda del mio cane batte la misura.»
Yvan Audouard, giornalista e scrittore francese

Scriviamolo qui, anche a mia personalissima memoria, così ogni volta, sicuro ce ne saranno altre, che si parlerà di cani, di permessi, di ristorazione, con varie parti diversamente schierate, non dovrò ripetere le stesse cose. Invecchiando la comodità è diventata, nella sua ricerca o negazione, tratto sempre più importante della mia esistenza: basterà un link e per quanto mi riguarda riterrò il tutto concluso. Ultima precisazione, ho con gli animali un rapporto controverso, nel senso che manco quasi del tutto della giusta misura, sapendolo preferirei non farmene carico, ma quando uno di loro entra nella casa in cui dimoro è finita: condividerò malattie, obblighi e soprattutto la sua dipartita in modo assoluto.

Ecco la ragione del titolo: il loro bene, ancora prima che il nostro, e giustamente la ragione per cui mi occupo di un tema apparentemente lontano da quelli solitamente affrontati in questo blog. Apparentemente dicevo perché in realtà l’altro interlocutore, gli altri interlocutori a onor del vero, sono i ristoratori e il rapporto degli stessi, dei loro locali, con la razza canina. Volendo essere preciso, sul conciso ammetto non sia la mia prima forza, inizierò riportando un articolo apparso nel sito dell’Unione Nazionale Consumatori l’8 ottobre dello scorso anno a firma di Paola Fossati: Cani al ristorante: cosa dice la legge. Come dicevo poco sopra la comodità mi è sempre più cara e l’articolo della Fossati ha il pregio di riportare i link ai documenti o alle realtà istituzionali, associative che supportano quanto da lei scritto. Coerentemente ne riporto alcune frasi che dovrebbero, il condizionale è obbligo per chi non presterà ascolto neppure alle trombe del Giudizio, chiarire ogni dubbio.

A livello nazionale, il Regolamento di Polizia veterinaria prevede che i cani possono essere portati nelle vie o negli altri luoghi aperti al pubblico solo se sono tenuti al guinzaglio o se hanno la museruola. Sempre secondo il Regolamento di Polizia veterinaria, devono avere contemporaneamente sia il guinzaglio sia la museruola quando sono condotti sui mezzi di trasporto pubblici oppure nei locali pubblici.

E qui direi, il sottolineato è mio, che spazziamo via in un colpo solo tante, troppe, discussioni. Ma proseguiamo, invertendo l’ordine dello scritto citato, con una precisazione, perché tante, troppe… Ormai lo sapete, si avverte parecchia confusione sul concetto di «locale pubblico»:

… sono considerati “pubblici” i luoghi, di proprietà del demanio dello Stato, che sono accessibili al pubblico (ad esempio gli uffici e, in generale, le strutture pubbliche).

Sono “aperti al pubblico” i luoghi che, pur essendo di proprietà privata, sono accessibili al pubblico secondo le regole di accesso e le limitazioni stabilite dal proprietario o gestore.

Insomma non esattamente la stessa cosa come alcuni pensano e, già più grave, affermano. E ancora:

Più di recente, il Ministero della Salute ha validato il Manuale della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), nel quale si legge che è consentito l’accesso ai cani nelle zone aperte al pubblico di bar e ristoranti, a condizione che siano muniti di guinzaglio e museruola.

«Di guinzaglio e museruola» non o ma e… Penso, spero, che anche questo passaggio sia «cristallino», come dicevano uno dopo l’altro Jack Nicholson e Tom Cruise in una celebre scena di Codice d’onore, film del ’92.
Resta altrettanto chiaro che:

… , non esiste un divieto assoluto di ingresso ai cani negli esercizi commerciali, ma devono essere rispettate speciali cautele in quelli in cui sono presenti sostanze alimentari.

A questo punto, sia tra i gestori di esercizi della ristorazioni che di clienti presumibilmente cinofili, potrebbe sorgere la fatidica domanda: ma se io (ma se lui) non voglio (non vuole)? Abbiamo la risposta anche a questo, incredibile ma vero…

Se il gestore dice no

Bisogna tenere presente che il gestore di una struttura aperta al pubblico può sempre decidere di non consentire l’accesso degli animali, in forza del suo diritto di stabilire le regole di accesso a una proprietà privata, seppure aperta al pubblico.

Tuttavia, è sempre opportuno informarsi sull’esistenza di specifici regolamenti locali in materia, attraverso i quali, ad esempio, i Comuni possono imporre che i gestori di esercizi commerciali, che vogliano esercitare il succitato diritto di vietare ai clienti di introdurre animali richiedano e ottengano un’autorizzazione, che di fatto “avalli” tale divieto.

In questo caso si crea anche l’obbligo di esporre all’ingresso, in posizione ben visibile, un cartello con specifico avviso che gli animali non sono ammessi.

Esistono poi, le citiamo per motivi di completezza, situazioni particolari come quelle previste da alcuni comuni che specificano come in ogni caso devono essere ammessi i cani che svolgono la funzione di guida per persone non vedenti o ipovedenti, inoltre, parrebbe superfluo specificarlo ma…, l’obbligo di guinzaglio e museruola non è per alcuni cani – penso alle cosiddetta lista delle razze di cani pericolosi – lista peraltro abolita da anni, quanto ai commenti del tipo «ma il mio cane è minuscolo, non ha mai morso nessuno, ecc. ecc.», le normative non parlano di taglia, razza canina o carattere, si limitano asetticamente alla parola cane. Su questo punto ho preciso ricordo di un cane di piccola taglia che durante tutto il pasto dei suoi genitori umani zampettò tra i tavoli, compreso il nostro, di un bel ristorante giapponese della nostra città. Non mi risultò molto simpatico, ma ancor meno mamma e papà elegantemente vestiti.

Vorrei, ma so che è utopia, non più vedere recensioni e commenti come questi: «… non sono amici dei cani …», «ho un piccolissimo chihuahua nell’apposita borsa per cani. Viene subito una signora, … , a dirci che per il cane serve la museruola altrimenti non può stare. Faccio presente … che il cane è chiuso in una borsa e che non può dare fastidio anche perchè non si vede nemmeno e che inoltre penso non esista nemmeno la museruola per un cane minuscolo di 1 kg!», «… proviamo a chiedere se per caso, considerando la taglia del ns cane (una docile barboncina di 4 kg) facevano eccezioni ma niente…personalmente lo ritengo inammissibile.», «Inaccettabile … non accettano i cani, nonostante il Regolamento di Polizia Veterinaria preveda il loro libero accesso nei locali pubblici.», «Sentirsi dire di lasciare fuori il cane per noi è stato un segnale di grande inciviltà e di scarsa sensibilità verso gli animali». Naturalmente accompagnati da punteggi minimi.


Forse per questo i nostri boxer, prima un maschio decisamente più imponente, ora una piccola femmina, sono sempre rimasti a casa quando si va al ristorante e raramente ci hanno accompagnato quando il luogo era un bar di amici, rigorosamente all’aperto, con il cane al guinzaglio corto, sotto o appena di fianco al tavolo da noi occupato. Forse per questo mia nonna soleva ripetere: «Tàcc có, tate grape…»

Ho riportato più d’una recensione per dare un’idea di ciò a cui, sotto questo aspetto, vanno incontro i ristoratori. Accontentare tutti si rivela come sempre impresa pressoché impossibile.

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