Immaginavo ti dovesse piacere qualcosa di rude*

*Da una frase di Bo Diddley, chitarrista e cantante statunitense

Hoc erat in votis
Orazio – Sermones VI, II

In principio era l’Ippocrasso, in onore d’Ippocrate, padre della medicina moderna, vino aromatizzato e dolcificato con il miele, se non curativo come lo si riteneva un tempo, quanto meno aperitivo e digestivo al tempo stesso. Poi venne il Wermut, questa volta in onore del termine germanico utilizzato per definire l’Artemisia Absinthium o Assenzio maggiore, che prese nuova forma in Italia, Piemonte per l’esattezza, nel 1786 a opera di Antonio Benedetto Carpano, vino Moscato, erbe, spezie e zucchero. E nacque il Vermut.

Ancora un balzo, siamo ai nostri giorni, e due orceani, William Casalini e Marco Loda, dopo un non breve periodo di studio e ricerca, nonché di prove, iniziano, utilizzando la struttura delle Distillerie Peroni e la competenza di Carlo Andreoli, la produzione del «loro» Rude Vermut. All’origine il desiderio di valorizzazione di un territorio, di un luogo, Orzinuovi, che compare più volte nelle cronache liquoristiche dell’800.

S’inizia con un documento Estratto dalla Gazzetta Ufficiale di Milano, datato 24 maggio 1854, dove il medico condotto dott. Giacomo Baroschi, testimonia della validità del Rosolio Antipiretico di china china (dunque un febbrifugo) ideato dal sig. Gaetano Moglie d’Orzinuovi che saggiamente, stando alle parole del Baroschi, pare essere deciso ad affidarne «l’uso ai Medici». Sottraendolo a quello probabilmente più gaudente dei comuni mortali, potremmo ipotizzarne.

Si prosegue con il Nuovissimo manuale del liquorista che vede la luce nel 1862 per i tipi di Luigi Cioffi Editore, come lo cita Marino Marini nel suo La Cucina Bresciana, Tarka edizioni, collana Cucine del Territorio:

Generale è l’uso del mistrà, e pochi, per ingordigia di guadagno o per ignoranza, sono coloro che ne fanno la fabbricazione di buono. I mistrà d’Orzi Nuovi e di Brescia hanno ottenuto gran voga e infatti nullo è in paragone il mistrà che si fabbrica in questi due luoghi con quello fabbricato in ogni altro; il medesimo supera tutti. Corre una massima, …, che su la delicatezza del mistrà d’Orzi Nuovi e di Brescia abbiano decisa influenza l’acqua e l’aria…

Per poi dare ben tre diverse ricette d’Anesone triduo d’Orzi Nuovi e una di Altro Mistrà dolcificato di Brescia e d’Orzi Nuovi

Arriviamo al 1871 con i due volumi dei Quadri della natura umana – Feste ed ebbrezze di Paolo Mantegazza per l’editore milanese Bernardoni – Vol. II, pag. 63 dove si tratta de L’acquavite, i liquori, le tinture e i vini aromatici e dove alla voce Elenco di Liquori si cita:

Rossi Giovanni d’Orzinuovi, che prepara triduo, liquore di cognac, di punch, di Scottak, etc.

Ossia non solo Anesone ma anche altri liquori confermando una tradizione radicata, da qui come detto parte questa coppia di addetti ai lavori, ché tali sono, occupandosi professionalmente di miscelazioni, catering, ideazioni di prodotti e, chiave comune e trasversale, sapori… Che siano di vino, birra o caffè. Per un percorso che vede l’utilizzo di prodotti legati a luoghi e tradizioni: il vino base è di uve Trebbiano raccolte in quel di Capriano del Colle dall’azienda agricola Torregiani, l’Assenzio, storica presenza nei vermut, è coltivato a Paratico dall’Opificio degli Spiriti, ancora Capriano del Colle per lo Zafferano di Matteo Bertoli. In sintesi Rude nasce dall’incontro del vino base, dai tratti fondamentalmente neutri, con una doppia infusione in acquavite di vino realizzata dalle Distillerie Peroni di Gussago, di cui la prima di un paio di settimane con la miscela di spezie ed estratti vegetali ideata – liquirizia, chiodi di garofano, cannella, arancia amara… – e la seconda di alcuni minuti con radice di china e zafferano.

Quanto al nome non pare difficile risalire alle origini e alla scelta: Rude riflette appieno certa brescianità, contiene il «brusco» e la risolutezza delle Dieci Giornate non certo prive di condivisione e solidarietà. Mi ricorda quanto detto da due delle prime figure presenti in un volume dell’editore laQuadra, Brescia degli altri (Giornale di viaggio e sentimento) curato da Giannetto Valzelli nel 1994:

Plinio il Giovane
Il carattere di Brescia
… Brescia molto fino ad ora risente e serba della verecondia, della frugalità e anche della rozzezza antica …

E anche

Bonvesin de la Riva
La dolce Brescia
… Brescia, nobile città d’Italia, è situata come Milano, nella provincia di Lombardia, fondata dai Galli Senoni, … La fecondità delle sue fonti l’ha resa bella e famosa. Sul suo stemma vi sono questi versi: «Io sono la dolce Brescia. Dio è il mio saldo fondamento».

Partiamo con il prodotto a una temperatura attorno ai 12 – 14°C e comunque non oltre i 16 visto che il «nostro» ha una gradazione di 18 gradi alcolici (L’aggiunta di ghiaccio enfatizzerebbe eccessivamente i toni amari). Per la degustazione ho utilizzato un piccolo bicchiere da brandy, versandolo se ne apprezza il piacevole, caldo, colore, e se ne percepisce la viscosità, confermata dai tanti archetti ottenuti roteando il bicchiere dopo le prime inspirazione a vetro fermo. La prima nota percepita è quella dello zafferano, che difatti lo caratterizza, a cui subito si sommano altri sentori per un naso piacevole e moderatamente complesso. Il sorso è morbido ma non stucchevole, compaiono toni speziati dolci, la cannella, e più pungenti, il chiodo di garofano, a cui subentrano le note amare, lunghe, radice di china, assenzio, arancia amara a chiudere e prolungare la sensazione.

Così, come aperitivo ma ancor più come eupeptico, con i suoi tratti amari ma freschi, quasi balsamici oppure, ma ci vuole «manico», in miscelazione: d’istinto l’abbinamento con un gin classico, un filo morbido come il Gloria della Distilleria che lo produce (sarà tra i protagonisti di uno dei prossimi post), quasi d’incanto l’amaro s’integra sino a ridursi notevolmente e l’insieme, le proporzioni sono da studiare, potrebbe divenire una versione orceana del classicissimo Martini: il Rude Martino, magari «terminato» con una zesta d’arancia. Non sono certo un barman, ma davvero sorprende come il carattere di questo vermut cambi a seconda dell’interlocutore.
Quanto alle veste, etichetta e bottiglia – la tipologia utilizzata è quella «farmaceutica» – rispetta e rimanda alle origini del vino aromatizzato, nonché al contenere dello «Spirito Orceano».

In questo percorso creativo, ché tale è la composizione di un liquore, di un vino aromatizzato, altre figure hanno dato non trascurabile apporto e sono menzionate dagli autori di Rude come il sindaco di Orzinuovi Gianpietro Maffoni, il dott. Gianfarnco Antonelli dell’ufficio commercio, il giornalista enogastronomico Riccardo Lagorio.

Le fotografie opera di Andrea Consolandi “Conso”, tranne le ultime due, da banche immagini, sono cortesia di William Casalini conosciuto nel corso del 2° concorso dei Casoncelli Bresciani, dove fu premiato nella categoria Privati per la ricetta de I Casoncelli del Principato. L’autore dell’etichetta è Vittorio Saini: ça va sans dire fotografo e grafico sono rigorosamente Orceani…

Il post intende continuare un piccolo viaggio nei distillati, nei liquori, nei vini aromatizzati della nostra provincia.

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