Quando una cena si tinge di speranza

«La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma»
Yutang Lin

«La più grande tragedia avrà inizio quando i giovani non vorranno più cambiare il mondo»
Vasile Ghica

Capita a volte, di avviarti verso una meta che fa parte del tuo dovere, non parlo di grandi impegni, di memorabili imprese, quanto del quotidiano, e poco prima un pensiero, una riflessione, uno scambio poco felice di battute con chi hai attorno e il rispettare il compito si tinge di grigio, diventa, sia pure piccolo, sforzo. Poi il periodo, le incognite del momento, una certa crescente e generica sfiducia completano il quadro. Giungi nel luogo in cui sei atteso ed ecco il tempo che si prospettava incerto, a essere ottimisti, ti regala profili di nuvole ben definite dal sole calante, una temperatura alla quale vivresti per trecento giorni all’anno e, il particolare che fa davvero la differenza, trovi tanti giovani seduti in attesa che inizi l’evento.

Non me ne vogliano certo, le persone più vicine alla mia età e generazione, con loro, conoscendole, ho scambiato con piacere più di una parola ma, ecco, quei ragazzi opportunamente disposti in rispetto alle attuali norme, hanno mutato con inaspettata rapidità il mio umore. Il luogo era il nostro Castello, lo scorcio che occupava il lato libero della struttura era fittamente abitato dai tetti della nostra Brescia, la Loggia, il Duomo Nuovo, le case… Occasione la cena inaugurale di quel ciclo che occuperà, per il Festival dei Sapori, i prossimi lunedì sino alla metà di settembre. Già impegnato a impiattare l’entrée prevista Mauro Vielmi, altro giovane, con la sua brigata, presente. Ma la bella sensazione, che prendeva sempre più corpo, non era generata dalla sola presenza di figure che avrebbero potuto per la maggiore parte essere tranquillamente miei figlioli, concorrevano i loro sorrisi, l’attenzione…

Che il soggetto fosse il dire di Mauro, capace di trasmettere tutto l’impegno, la passione, la ricerca e il preciso senso del suo fare, motore alla base delle preparazioni proposte, dove consistenze, profumi, sapori sono riusciti a proiettare i presenti negli spazi verdi della Val Camonica, o le altrettanto puntuali descrizioni dei produttori del Consorzio Vini IGT della Valle, come quella di Oliviero Sisti, direttore tecnico del Consorzio Tutela Silter DOP, tutta la platea era assolutamente partecipe, immaginiamoci poi quando alle parole si sostituivano i piatti, i vini…

Non farò sorta di recensione sulle portate, non è il senso di questo scritto, tutto era interessante, i sapori erano precisi, netti, che si parli dei dolci non dolci come Pane!, tanto da riuscire a non scontrarsi con l’Extra Brut Metodo Classico della Cantina Carona – di cui come sorpresa finale abbiamo assaggiato anche il 2018 portato in punta e sboccato à la volée, perché il vino, come il cibo, è anche fascinoso gioco e, detto tra noi, lo era anche il loro Metodo Classico elaborato da vigne poste a ca. 700 m s.l.m., dimostrando quanto ha da dire, e dare, questa Valle in tema di spumanti: grazie a suolo ed escursioni termiche altrove sconosciute. Che ci si confronti con Riso , Silter, funghi , prezzemolo, lamponi: il Silter, d’alpeggio, era abbondante, vigoroso e profumato, le polveri, specie quelle da funghi locali fermentati, ricchissime di sapori, tanto umami, rette da una buona acidità che permetteva di affrontarlo senza problema alcuno, forchettata dopo forchettata, piatto che ha gradito un rosso montano della Cantina La Muraca, base prevalente Merlot, con un poco di Marzemino e altre uve a bacca rossa da vecchie vigne – 80 anni e più … -, a cui tonneau da 400 l prima e soprattutto 4 anni di bottiglia poi, era un 2014 annata non facile, hanno regalato nuovi equilibri, smussato imperfezioni…

Per concludere citando l’inizio, sarà segno dell’età, la mia, un Videt, Riesling della Cantina Concarena, annata 2015, con i fruttati che giocavano felicemente con gl’idrocarburi, classici terziari del vitigno, uno dei tanti, come detto dal sottoscritto nel corso della serata – l’attenzione è stata gradito e commovente regalo anche per le mie parole – luoghi comuni sconfessati: «I vini bianchi vanno bevuti giovani, imberbi!», senza curarsi, aggiungo io, di che vitigno si tratti… E ancora mancava un Brasile servito freddo, caffè preparato per la serata da Mauro Lussignoli di Estratto: che non pochi navigati ristoratori dovrebbero rivedere cosa significhi prendersi cura dei commensali come ha dimostrato non solo di sapere ma di volere fare il cuoco del Sapì. Con il caffè, giusto per il piacere dello scrivere, piccola pasticceria tra cui un marshmallow ai sentori di abete…

Allora grazie, grazie certamente a Mauro e alla sua brigata, ai vitivinicoltori camuni, al consorzio del Silter, al proprietario di Estratto, ai ragazzi che hanno curato la logistica e che sono sempre stati «presenti» e un grazie personale e particolare a quelli che hanno occupato la stragrande maggioranza dei venti posti disponibili: li ho invitati a essere testimonial, influencer… A dire, scrivere, diffondere quanto ci sia di grande, bello, interessante nella nostra cultura enogastronomica, nella ricchezza del nostro comparto agroalimentare, senza essere integralisti, talebani, senza nascondere quanto scempio è stato fatto al nostro territorio, al suo suolo, alle sue acque… Ad invitare amici, conoscenti, familiari, alle altre serate, sicuramente diverse, sicuramente meritevoli. Ma da qui dobbiamo ripartire, dalla loro attenzione, dalla serietà con cui hanno ascoltato le parole e condiviso le buone cose della serata. Ancora a tutti loro un mio grande, personalissimo e sincero Grazie!

Le immagini in bianco e nero sono cortesia del Sapì e opera di Silvia Franzoni – Filblanc photographers, quelle a colori, tranne la prima da banca dati free, sono opera e cortesia di Domenico Cortese – Turismo Brescia -. Resto a disposizione per qualsiasi evenienza/attribuzione.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. adriano liloni ha detto:

    bello…..

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