Yoffi? Sababa!

Yoffi means beauty in the dictionary, but in colloquial Hebrew it’s “just great” and is used as an adverb… Sababa is an Arabic word that is used all the time in modern Hebrew. Sababa is exactly like “cool”.

Da The Top 10 Hebrew Slang Words That You Should Learn di Guy Sharett

Adriana e Giorgio Checchi, prima a Rezzato, poi a Brescia, la «scoperta» dell’English Breakfast, delle sue contaminazioni made in USA, il brunchPoi il mondo dello Specialty Coffee e ora, senza abbandonare i precedenti, Yoffi. Il luogo è sempre quello, via Corsica al civico 225, come comuni è la base, quel continuo guardarsi attorno, viaggiare nei momenti liberi, confrontarsi, scoprire. Il tutto con una particolare attenzione verso il cibo, visto senza pregiudizi, con passione e curiosità: è da questo atteggiamento che prendono forma tutte le loro proposte.

Yoffi, semplicemente fantastico come viene tradotto nel suo sito, s’ispira, sempre loro parole, al medio oriente, a tutta la costa mediterranea. Ed è nel verbo che le precede la sintesi del progetto: ispirare, nell’uso riflessivo di trarre ispirazione. La loro non è cucina etnica, neppure world food, utilizzando le corrette definizioni di Vittorio Castellani, chef Kumalé, quanto una cucina che utilizza materie prime, spezie e comprende alcune preparazioni iconiche di quelle latitudini, di quel bacino geografico, perché in modo assolutamente spontaneo riflette esigenze attuali come la relativa «povertà» delle sue preparazioni, l’abbondanza delle verdure, la scarsa presenza di due tra gli allergeni alla base delle intolleranze più diffuse, quelle al glutine e al lattosio.

Nato durante i lunghi periodi di confinamento che tutti speriamo conclusi, Yoffi parla di una sostenibilità complessiva, dalla tipologia di cibo ai materiali usati nel suo confezionamento, dato che l’inizio parla unicamente di asporto anche se dai primi di febbraio è possibile consumarlo in loco dal giovedì al sabato, in orario serale. Niente grandi trasformazioni, cotture semplici, separate – l’integrità dei sapori, la loro singola percezione è tratto fondante – per poi essere proposte sia in una serie di Bowl studiate nella sintonia dei componenti, ideate per soddisfare esigenze diverse, presenza di proteine animali, vegetariane o vegane, che in quelle assolutamente componibili da parte del cliente.

I nomi delle Bowl parlano ancora di contemporaneità, di melting pot culturale, provengono dall’attuale slang ebraico, come Yalla, dall’arabo, dai, andiamo… Composta da Bulgur, Falafel, Avocado, Melanzane, Israeli Salad (pomodoro, cetriolo, cipolla, prezzemolo, limone), Pickle di Cavolo Cappuccio Rosso, Ceci, Germogli, Semi di Sesamo, Hummus di Barbabietola, Tahina, Zhoug (salsa verde con prezzemolo, coriandolo e peperoncino verde mediamente piccante).

Sababa, ossia bello, forte, i giovani direbbero «fico», quelli anglofili «cool» , composta da Riso Basmati alla Curcuma, Kofte di Agenello (polpette di agnello ed erbe aromatiche), Carote alla Marocchina con Spezie, Cipolle al Sommaco, Lenticchie, Israeli Salad, Olive Nere, Germogli, Baba Ganoush (Crema di Melanzane con Limone e Tahina), Labneh (sorta di yogurt colato), Harissa Mayo (maionese piccante all’harissa), Pistacchi…

Come accennavo è possibile comporsele attingendo a un vasto elenco di ingredienti divisi in categorie: base, proteina, verdure, hummus, salse e condimenti, e ancora altre opzioni. Ricorda di primo acchito la composizione dei poke hawaiani ma se ne differenzia come contenuto e concezione di base, l’unico elemento tuttora poco sostenibile delle bowl di Yoffi è l’avocado, per tutte le verdure Adriana e Giorgio attingono al locale mercato: un altro elemento caratterizzante della proposta sarà il rispetto della stagionalità. Sono inoltre disponibili degli accompagnamenti o Side, che possono tuttavia vivere benissimo di vita propria come snack, Falafel con Hummus, Patate Dolci Fritte, Cavolo Arrosto, Zuppa di Lenticchie Rosse… E qualche dolce anglosassone declinato in stile medio orientale come dei Brownies al cioccolato con salsa tahini e halva, anche questo senza glutine…

In linea le bevande, Kombucha Bio, Estratti di frutta, birra da un microbirrificio milanese affatto particolare, l’acqua minerale del progetto WAMI Ancora una volta l’attenzione è duplice, verso il contenuto e verso il contenitore.

Yoffi non è cucina libanese o palestinese o israeliana o di qualsiasi altro paese dell’area scelta come riferimento, quanto un’interpretazione moderna e locale delle loro basi, materie prime e spezie – elemento importante, utilizzato per dare «equilibrio» agli insiemi -, un piccolo/grande inno alla multiculturalità senza dimenticare da dove si parte, dove si è, con una particolare attenzione agli aspetti nutrizionali, alla naturalità della proposta. Il pezzo di Ghali, citato da Adriana e Giorgio, ne è sorta di colonna sonora e l’immagine finale – Mc Donald’s è il main sponsor – vorremmo fosse la presa di coscienza di una realtà ineluttabile, globalizzata, ma allo stesso tempo capace di creare anticorpi, valorizzare le diverse identità, riscoprire in chiave attuale le tradizioni locali, cibo in primis. Solo così si rende possibile un confronto capace di evoluzione, ricchezza, reciproco accrescimento.

Le immagini sono cortesia di Giorgio Checchi, l’elaborazione grafica è del sottoscritto.

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