Gin Mario, dove km 0 ha preciso senso

«I sorrisi avvicinano più dei passi e aprono più porte delle chiavi.»
Ezio Bosso

Da tempo non utilizzo l’etichetta km 0, abusata oltre ogni dire e non sempre rispettosa della realtà, anche di quella oggettiva dei nostri costumi, una figura come Vittorio Fusari amava ironizzare sulla cosa dicendo «allora, l’irrinunciabile caffè alla fine del pranzo come lo collochiamo?» In questo caso tuttavia, con la sola esclusione del ginepro, appare difficile negare l’evidenza: tutte le botaniche utilizzate in questo Gin provengono da un… Giardino! Quello del suo artefice, Mario Bandera, che nel periodo di forzato riposo della pandemia ha ideato qualcosa di effettivamente diverso, nel senso felice del termine.

Prima le persone, come sempre per chi mi legge, Mario è un giovane sommelier AIS bresciano che dopo varie esperienze di peso, da quelle estere all’Albereta di Erbusco, collabora dal 2014 con La Dispensa San Felice. Conoscendolo, di là dalla passione per il suo lavoro e dallo schietto interesse per il mondo degli odori, acquista pieno senso la citazione iniziale, difficile rimanere indifferenti a quello che non è vezzo o posa ma espressione di un suo modo d’intendere le cose, un quasi eterno sorriso che ne illumina il volto. Ed è di conseguenza vero piacere ascoltare il suo descrivere la nascita di Gin Mario, avvenuta di fatto negli spazi della sua casa, anche se preceduta da tanti assaggi, in piena sintonia con la sua famiglia, sempre citata a partire dalla scelta dell’etichetta, dove campeggia un disegno del figlio Alan, un’uguaglianza che oltre a papà e mamma Delia, comprende una tartaruga (in realtà sono due quelle che compongono la variegata truppa dei Bandera accanto a due gatti e due cani): la predilezione della stessa per l’insalata sta a quella di papà Mario per il Gin… Uguaglianza espressa dopo averlo visto annusare e annusare, provare e riprovare le tante botaniche in macerazione alcolica.

Ora il loro fare, Gin Mario è tecnicamente un Cold Compound Gin, ossia un Gin alla cui base, un purissimo distillato di ginepro biologico, sono state aggiunte delle botaniche fresche infuse. Novantaquattro le prove che riporta Mario Bandera prima di trovare la formula ora utilizzata, raggiunto l’equilibrio lungamente cercato, 94 dopo avere escluso, solo esempi, per la parte agrumata il Kumquat o mandarino cinese, il ricercatissimo e attuale Finger Lime – scartato ad esempio perché sovrastava il tutto dando origine a un prodotto monocorde – ed essere approdati ai Limoni a a cui si sommano Basilico, Menta, Elicriso (spontanea appartenente alle Asteraceae, dai sentori di liquirizia e curry), Salvia, Rosmarino, tutto gardesano anzi rigorosamente sanfeliciano. La lunga sperimentazione ha portato a ideare un Gin davvero singolare, concretizzato poi dall’apporto di un addetto ai lavori come Carlo Andreoli e dalla struttura delle Distillerie Peroni che hanno saputo preservare il desiderio di Mario, quello di un prodotto che rispettasse il voluto uso di botaniche fresche.

Lo dice già il colore un verde tenue affatto insolito per un Gin, la vera sorpresa è poi il naso, del tutto particolare, personale, se proprio vogliamo trovare una similitudine d’insieme, sotto naturalmente i sentori del distillato di ginepro, si può evocare una pulitissima Chartreuse, già mi pare di vedere qualche sguardo perplesso, i sentori sono balsamici, erbacei, leggermente citrici. L’effetto, ricco e avvolgente, è quello regalato da come le botaniche fresche utilizzate interagiscono, specie la triade Basilico, Elicriso, Menta. Ma come utilizzare al meglio questo singolare prodotto? Naturalmente liscio è la prima, logica, risposta, come inedito dopo pasto, ma non può sottrarsi al primo, universale, utilizzo, quello in un Gin Tonic dai toni morbidi ma non stucchevoli e dalla notevole, nonché un poco inaspettata, freschezza: contrariamente al solito l’abbinamento è stato fatto, seguendo il suggerimento di Mario – non il solo a consigliarla come test per le sue caratteristiche di apprezzabile neutralità – con l’Acqua Brillante Recoaro, che rispetta appieno le caratteristiche del Gin in esame. Al naso l’accoppiata fa emergere maggiormente le note citriche e i tratti aromatici della salvia. Con un dosaggio opportuno, ne saranno contenti gli amanti del Martini in cui il Vermut è poco più che elegante pretesto, anche il classico dei classici acquista una veste del tutto inedita, mentre i suoi toni singolari, a mio modestissimo avviso, poco si prestano ad altre classiche miscele, ma un bartender smaliziato potrebbe ricavarne più declinazioni interessanti.

Le immagini sono cortesia di Mario Bandera. Rimango a disposizione per qualsivoglia dettaglio o attribuzione.

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