Tra sole e terra: è mancato Eligio Folli

Oggi, da poche ore, ho saputo della scomparsa di Eligio Folli, viticoltore conosciuto anni fa mosso da un suggerimento di un giovanissimo Davide Lazzari, altro personaggio del fare vino bresciano. Si parlava di Chiaretto, questo allora il nome, e Davide mi suggerì di provare quello del Podere dei Folli: confesso che la prima cosa ad attirarmi fu proprio il nome, ignoravo allora che Folli fosse semplicemente la famiglia che lo gestiva e pensai che doveva essere assolutamente interessante una figura che aveva avuto il coraggio o l’incoscienza di così definire la propria azienda. Interesse che non venne meno nello scoprire la realtà delle cose, l’incontro con Eligio fu, senza retorica alcuna, esperienza bellissima da cui prese forma, era un fine ottobre del 2012, un pezzo per il mio Sapori Bresciani, rubrica nata un anno prima sulle pagine del dorso locale del Corriere della Sera.

Accade di non dovere fare sforzo alcuno nell’inanellare frasi, riflessioni, così accadde quella volta, con semplicità e schiettezza emerse il senso del suo fare, la sua genuina solarità, perché no un accenno di quella lucida follia che pensavo volutamente esplicitata, il rapporto con la terra, quella a cui bisogna essere sempre saldamente ancorati, i «piedi per terra» come ripeteva il padre, bisogna «Volerle bene … Rispettarla, perché dia la sua inimitabile impronta ai frutti che vi crescono» e intanto, scavandola con la mano, ne mostrava la morbidezza, la ricchezza, scevra da fitofarmaci sistemici e da lavorazioni impattanti. Per lui il biologico era necessità, tradizione: «Occorre … fare un passo indietro, qui accanto alle viti, agli olivi – sui colli di Soffaino tra i laghi di Lucone e Sovenigo – ci sono alberi da frutto, … s’insinua il bosco, ci sono le arnie, c’è vita…». Grande anche il miele, a dimostrazione che lì le api non avevano alcunché da temere.

Poi lo splendido e sconosciuto giardino della Prefettura bresciana, in una bella edizione di Brescia con Gusto, a fare compagnia a un Salame di coregone all’Olio Extravergine di oliva dell’Osteria di Mezzo e al Pane di Beniamino Bazzoli… Un altro incontro, ancora più rilassato, il passo di Eligio mentre percorrevamo, in compagnia di mia moglie Elisabetta e del nostro Iago, splendido boxer dalla troppo breve vita, prati e filari, un accenno alla brezza che spirando in zona aiutava non poco la conduzione in bio della vigna, un altro alla tartufaia, «ma non ditelo in giro dove si trova esattamente, son capaci di cavarli fuori ancora verdi facendo inutile danno». Ancora, premi, riconoscimenti al suo lavoro, con la crescente soddisfazione di avere trovato nei figli, Davide e Marco, degna continuazione di tanto impegno.

Non sapevo della sua malattia, gli ultimi anni sempre più lontano da questo mondo che continuo ad amare di nascosto, frequentandolo poco o nulla, cercando di mantenermi, con non poca difficoltà, informato. Prima di scrivere di getto queste poche righe ho composto il numero del recapito aziendale, mi ha risposto Davide, ho chiesto se potevo dedicare al papà questo ricordo, trovando gradito assenso: probabilmente ho raggiunto un’età in cui le premature scomparse di figure che ti sono entrate dentro lasciano il segno, danno stura a frammenti di memoria, a scambi di sguardi, a timbri di voce che paiono lontani e vicini al tempo stesso. Poche volte come questa l’abusata frase «la terra ti sia lieve» assume un significato diverso, pieno e particolare: il sempiterno sorriso di Eligio, che ho scoperto come detto prima essere da tempo malato, ci ha lasciati venerdì 5 agosto 2022.

Delle due immagini che accompagnano questo scritto una, con la famiglia, proviene dalla pagina Facebook aziendale, l’altra da una premiazione a cui ero presente e che ignoravo fosse archiviata in una mia cartella: come sempre resto a disposizione per qualsivoglia richiesta.

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