Di cibo, marciapiedi, menu e fumetti.

Mi fumavo i fumetti, ora mangio i manga.
Jean-Paul Malfatti (Just a fledgling poet and writer)

Ome, Franciacorta, dal 2 al 4 di questo infuocato mese, ospita la prima edizione del Festival del Fumetto da Marciapede, sostenuto dal Comune su un’idea partorita dalla magmatica mente di Pietro Arrigoni, regista teatrale, formatore, docente, che ne cura la direzione artistica. Non parlerò, altri con altre competenze lo hanno già fatto, del Festival nel suo complesso o della contemporanea presenza della mostra Come in un film dedicata al mio conterraneo Rubén Sosa, che ebbi il piacere di conoscere nel suo periodo bresciano nel corso di una rassegna dedicata a Bruno Bozzetto, erano i tempi della nomination all’Oscar di Cavallette, a cui contribuii minimamente. La mia attenzione, come prevedibile, è stata colpita dal desiderio di Pietro Arrigoni di esplorare, almeno inizialmente, all’interno del Festival il rapporto tra cibo e fumetto. Sempre sull’onda di questo rapporto la Cantina Majolini, che ospita peraltro la Mostra di Sosa, ha realizzato con il permesso della vedova dell’artista una contenuta tiratura di Franciacorta DOCG con etichetta dedicata.

Il 1904, esattamente il 10 settembre, potrebbe essere l’anno di nascita di quel connubio: apparivano sul New York Evening Telegram, quotidiano serale della grande mela fondato nel 1867 e durato una cinquantina d’anni, le prime tavole del Dream of the Rarebit Fiend, letteralmente il Sogno del divoratore di crostini, con logico soggetto, i sogni o meglio gli incubi del protagonista a seguito di un pasto evidentemente troppo pesante e sostanzioso. Quasi banale seguirne l’evoluzione ricca di personaggi conosciuti ai più, da Popeye, il marinaio con l’onnipresente pipa e la salvifica scatola di spinaci, al meno conosciuto J. Wellington Wimpy, o più semplicemente Wimpy, per noi Poldo Sbaffini, altra presenza delle strisce di Braccio di Ferro disegnate a partire dal 1929 e approdati in Italia nel 1935, perennemente alla ricerca di panini con hamburger ma disposto a mettere negli stessi praticamente qualsiasi cosa.
Sempre di panini, anzi di torreggianti e improbabili sandwich è artefice Dagoberto – Dagwood Bumstead – strip del 1930 (Blondie e Dagoberto per noi) dedicata alla famiglia media americana.

Sarebbe lungo l’elenco dei personaggi, delle storie, in cui il cibo diviene fumetto: ricordiamo ancora, tra le produzioni in qualche modo classiche, i pantagruelici pranzi di Fred Flintstone, rigorosamente a base di bistecche di brontosauro, ma come ignorare la mela di Biancaneve, il piatto di spaghetti, per amore di verità la loro versione americanizzata dalla presenza delle meat ball, di Lilli e il Vagabondo, le mitiche crostate di Nonna Papera, per poi venire verso i nostri giorni con l’iconica pizza delle Tarturughe Ninja, o con la caratterizzazione data dal cibo ai nipponici manga… Sino ad arrivare a un vero e proprio capolavoro che è anche inno al cibo e alla sua corretta percezione: il Ratatouille della Disney Pixar.

Tornando al Festival è obbligo chiedere direttamente al suo Direttore Artistico qualche notizia, qualche dettaglio su questo rapporto, e su come è stato declinato in questa prima occasione: «Innanzitutto l’intenzione è quella di dare continuità al tutto, trovando nel futuro nuove formule per descriverlo, siamo al momento riusciti, in tempi decisamente brevi e in una situazione come quella attuale, a coinvolgere alcuni ristoranti locali chiedendo di proporre un menu dedicato e descritto non attraverso le consuete parole ma con l’uso del fumetto, coinvolgendo così i disegnatori ma anche il cliente finale che deve comunque interpretare dei segni grafici…» ma Arrigoni prospetta in futuro un ribaltamento dello schema con menu, proposte culinarie che saranno ispirate a dei fumetti, che prenderanno direttamente forma da quei segni…

Ci spostiamo un momento dalla tavola, dalle tavole, per capire con lui più chiaramente il senso di questa pacifica invasione dei marciapiedi: «I marciapiedi sono spazi urbani riservati alle persone, perché possano spostarsi, di fatto viverli, in piena sicurezza, non è ammissibile, la loro invasione da parte di veicoli che hanno la strada come luogo di loro pertinenza, non si deve alterare il loro senso, la loro funzione. Ecco che da luogo di transito dedicato qui diventano luogo di creatività». Il marciapiede è inoltre esposto all’azione del tempo, anche di quello meteorologico e pare affiorare un altro collegamento: il cibo, il piatto, magari sapientemente presentato, decorato, è opera effimera, destinata a sparire con il consumo del suo contenuto – consumo che è di fatto la funzione dello stesso – così come il fumetto disegnato su questa striscia di asfalto, la sua fine, la sua cancellazione è già segnata dal tempo cronologico e dalla prima pioggia che cadrà.

Alle origini di questo esperimento: «La mia attenzione a questo possibile connubio nasce anche dall’esperienza di ormai cinque anni con l’A.L.M.A. Scuola Internazionale di Cucina Italiana con sede a Colorno, dove collaboro come docente di Public Speaking e Storytelling, durante un corso ho introdotto gli Scarabocchi di degustazione, accanto alla consueta descrizione delle percezioni visive e organolettiche dei vini ho chiesto agli allievi di rappresentarle graficamente nel modo più libero possibile, ottenendo risultati più che interessanti… Il bianco del gessetto sul nero del foglio, l’insieme corpo mano a tracciare segni primordiali..

«Come prima accennato il mio sogno è partire da un fumetto per arrivare a un menu, esplorando le possibilità del rapporto tra chef e fumettista, e ancora coinvolgendo un pasticcere, di per sé aduso a manipolare arte…». Il tutto sempre sotto l’insegna del generare stupore, lanciare sfide: il Fumetto come mondo popolato da figure curiose, disponibili alle contaminazioni. Il Fumetto come modalità espressiva dei giovani, che già lo utilizzano per comunicare, esprimersi… E chi lo conosce sa quanto per lui sia importante coinvolgere, dialogare, fornire materiale di crescita a giovani e ragazzi, sempre pronto a mettersi in gioco, a inventare mondi paralleli quando non divergenti tout court.

Un Festival assolutamente da conoscere, da gustare nei suoi diversi significati, un evento con cui riappropriarsi dei marciapiedi, passaggi vitali di qualsiasi abitato umano che conosca velocità, sordità e cecità del traffico veicolare, tavola su cui lasciare segni che siano nostra diretta testimonianza, magari riflettendo di come quegli stessi segni possano interagire con il cibo «… elemento decisivo dell’identità umana … uno dei più efficaci strumenti per comunicarla» (Massimo Montanari, Il cibo come cultura): elemento su elemento, strumento accanto a strumento per scrivere la sempre fascinosa storia del nostro essere e del nostro divenire.

Le immagini provengono dalla pagina facebook del Festival o sono cortesia di Pietro Arrigoni, i personaggi di alcuni fumetti provengono dalla rete: resto del tutto a disposizione per qualsivoglia segnalazione di proprietà/attribuzione.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paolo ha detto:

    mi piace questo connubio strada, fumetti , cucina e trovo simpatico il cammino culinario sulla carta stampata col trionfo ( che condivido pienamente ) con Ratatouille ….e la mia mente corre al fantstico street food di Hongkong e dell´India

    1. Carlos Mac Adden ha detto:

      Grazie Paolo, ti capisco, quasi impossibile non pensare al «cibo da strada»…

  2. Pietro Arrigoni ha detto:

    Ciao Carlos,
    per la bellezza della vita ..per il fascino di vivere il tempo e le relazioni con le persone intelligenti.
    Grazie di cuore per quello che hai scritto.
    Pietro

  3. Rosanna Pasi ha detto:

    Molto interessante. Una prospettiva che non avevo mai preso in considerazione.
    Complimenti

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