Dove sarebbero finite? Madamina, il catalogo è questo…

Peste suina, sequestrate 9,5 tonnellate di carne cinese (subito incenerita)

Pavia, vino contraffatto venduto come Doc, Igt o Bio: 7 misure cautelari

Trasformavano olio di semi in extravergine: scoperta frode tra Puglia e Toscana

Vallesina, olio extravergine pugliese “spacciato” come marchigiano.

Imprenditore agricolo finisce nei guai

Miele di provenienza non sicura, sequestrate 10 tonnellate

Falso olio extravergine di oliva, nuovo maxi-sequestro: era olio lampante non commestibile

 

Titoli, ne troviamo ogni giorno sulla stampa, in rete, diffusi dalla agenzie, commentati sui social. Non entro nel merito dei singoli casi, se non per ricordare che latte, formaggi, miele, olio extravergine d’oliva, zafferano, vino… Sono tra i prodotti più ambiti da chi non si accontenta di guadagnare il giusto producendo, commercializzando, distribuendo ciò che esattamente corrisponde a un nome nell’immaginario collettivo (e nelle fitte pagine dei regolamenti, delle denominazioni d’origine, dei disciplinari). Queste persone, anche se alcuni paesi hanno il triste primato di eccellere in quanto a trasformazioni truffaldine degli alimenti, non hanno precisa nazionalità, pensano allo stesso modo in qualsiasi parte del globo.

 

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Ma non vi tedierò con lezioni da salotto di merceologia e tecnologia degli alimenti, quanto con il ribadire come di fronte a questi titoli la maggior parte delle persone si chiede fondamentalmente due cose: la prima è chi sono. Avanti diteci i nomi, vogliamo sapere, vorremmo non potessero più fare le loro sordide speculazioni su qualcosa che non è semplicemente merce: il cibo. Il cibo è nutrimento, entra a far parte di noi, ha infiniti, anche se sempre più disconosciuti, valori simbolici, precisa dimensione culturale, definisce luoghi, territori, civiltà… Ma chi non ha scrupoli nel mercificare le persone, gli esseri umani, figuriamoci se possa averne nei confronti di qualche tonnellata d’olio, o di miele, o di mozzarelle.

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La seconda, strettamente legata alla precedente, è: dove sarebbero finiti, chi li avrebbe a noi venduti, somministrati. Poi, lo sapevano? Sapevano che quell’olio pagato così poco non poteva essere un extravergine d’oliva, magari Bio e DOP, giusto per fare trentuno, che quel miele d’arcana origine difficilmente potesse essere un miele italiano monovarietale, sicuramente privo di antibiotici, che quelle carni, quel pesce, avesse alle spalle una ben tracciata e rintracciabile filiera… Oppure erano, sono, come noi vittime della sempre altrui ingordigia e malvagità?

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Quesiti che restano nella stragrande maggioranza dei casi senza risposte, vuoi le indagini in corso, il riserbo procedurale, il diritto alla privacy… Raramente sotto i titoli compaiono nomi propri o aziendali, eppure in questi casi non sempre il voler sapere è puro voyeurismo quanto desiderio di tutela, giusta riprovazione per chi compie abusi in un campo così delicato. Così malandrini e più o meno consapevoli complici finiscono col patteggiare qualche pena, pagare un’ammenda e… Ricominciare.

Ma poco o nulla serve appellarsi all’umana morale, al senso di giustizia, meglio adottare comportamenti attivi, non demandare sempre e unicamente ad altri responsabilità e controlli: viviamo in un paese schizofrenico, questo è ormai indubbio, se una parte costruisce l’altra distrugge, smantella, se uno controlla l’altra cerca il metodo per aggirare qualsivoglia impegno. Sappiate comunque che in Italia nonostante le difficoltà, le carenze di organico, le volontà perverse, i controlli sugli alimenti si fanno eccome, sono tra i più attenti d’Europa, lo si creda o meno. Però questo non ci esime dal cambiare atteggiamento, dal diventare consumatori attivi, dal leggere le etichette, dall’utilizzare il vecchio, comune, trito buonsenso. Considerare il luogo d’acquisto, il prezzo, paragonare, informarsi almeno un poco, leggere, essere curiosi, rifuggire dai luoghi comuni.

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Non è tempo perso, non è vuota esibizione di conoscenza: quel cibo, ripetiamolo, entrerà nel nostro corpo, verrà digerito, metabolizzato, diventerà parte di noi stessi, come un farmaco… Dedichiamogli attenzione, è cosa ben diversa dal divenire raffinati e un poco snob «intenditori», disquisire di croccantezza, di flavour… Significa prenderci cura del nostro corpo, della nostra salute, dei  nostri soldi. Nessuno regala alcunché, se un prodotto vi viene offerto a un prezzo non suo, non vi stanno certo facendo un favore, non siate inutilmente distratti, ne rimetteremo tutti nel medio o lungo periodo e, forse, quando ne prenderemo atto sarà troppo tardi.

 

 

 

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