Alessandro Pelliccioli – L’Orizzonte Verticale

Più di una ragione per dedicare spazio a un autore e al suo ultimo libro – perché prima le persone -, non solo ragioni squisitamente personali dato che Alessandro Pelliccioli, questo il nome, è stato mio compagno di studi alla Facoltà di Medicina presso l’allora nascente Università bresciana, presenza andata ben oltre la frequentazione dei corsi e la preparazione degli esami, per diventare in quegli anni un reciproco punto fermo nello scambio di idee, visioni di vita, emozioni. Poi il tempo e gli accadimenti ci  hanno diviso, Alessandro ha concluso il percorso intrapreso diventando medico apprezzato senza mai rinunciare per questo  “all’arte della parola”. Nella mia raccolta di libri dedicati alla poesia, questa la sua forma espressiva prediletta, trovano spazio tutte le sue opere giovanili, seguite da una mia colpevole interruzione felicemente interrotta lo scorso sabato. Confesso che appena ricevuto l’invito a presenziare, presso l’Auditorium San Barnaba, alla presentazione dell’Orizzonte Verticale, l’insieme del suo nome con quella dell’editore – l’Obliquo di Giorgio Bertelli, conosciuto nel 2010 in occasione dell’ottava Rassegna della Microeditoria clarense – mi sono ripromesso di non mancare. Ed è stata scelta felice, perché appena arrivato, di corsa e in leggero ritardo, ho sentito tante “belle” parole, sensazione avara di questi tempi.

Le prime ascoltate erano di Agostino Mantovani, moderatore dell’incontro nonché responsabile della prefazione del libro, ricordo un insieme di frasi che mi hanno accolto appena trovato posto tra i concentrati ascoltatori: “Poesia come messaggio, non come autocelebrazione”, “Esaltazione della giustizia e quindi della solidarietà”, “Opposto della massificazione”. Un commento ricco di parole pregne, cariche di significati, positivi o negativi: “Clientelismo, antiretorica, poteri forti”, per significare un approccio “civile” e riconoscente all’artista, a quegli artisti “che s’impegnano nel comunicare la loro arte”. Un appello  infine ad essere “Elementi più determinati e partecipi alle scelte della nostra società”. Artisti perché, di là dal senso dell’intero discorso, non è possibile disgiungere nell’impatto dell’Orizzonte Verticale la poesia dai disegni a fronte di ogni componimento – non  illustrazioni – opera di Franco Rinaldi, pittore e scultore bresciano, nato a Bagnolo Mella, che qui mi permetto di menzionare in modo riduttivo per la collaborazione con altri autori.  Sua la copertina de  La Vita Facile di Ada Merini, sue le collaborazioni con le edizioni L’Obliquo per Fuochi Fatui con Alberto Albertin e  Il Mio Oceano Che Dorme con poesie di Alberto Casiraghy , per citare un minimo dei suoi apporti. E di Franco Rinaldi, nel breve intervento, mi colpisce in particolare un’affermazione che in qualche modo ricorda quanto da me detto a Paola Baratto in un incontro, Rinaldi è scettico nelle concrete possibilità che ha l’arte di modificare positivamente il corso delle cose – rifacendosi all’appello di Mantovani – ma di fatto continua a proporsi e comportarsi in quella che comunque gli pare l’unica direzione conosciuta e possibile.

A chiudere la presentazione Alessandro Pelliccioli che dopo un intervento dove illustra il percorso della sua passione conclude  con una lettura di alcune poesie tratte dall’ultimo lavoro. Ritrovo qui, in parte trasformate e maturate dal tempo, alcune delle ragioni del suo scrivere, o meglio quelle che io sento tali, con l’esclusione di una dimensione d’impegno e commento civile che, mancandomi  tessere intermedie, mi pare, in questa formulazione, affatto nuova. Una solitudine esistenziale sempre più accettata e compresa, che non significa certo lontananza dai propri simili, dagli affetti, dagli amori, tutt’altro. Il rifiuto dell’omologazione, il largo spazio dedicato alla forza dell’immaginazione, i tanti segni di una cultura utilizzata come strumento per non arrendersi mai. L’appartenenza ad una famiglia complessa e magmatica che passo dopo passo, anche per il naturale scorrere del tempo, viene lucidamente ed intensamente evocata. Ancora il tempo, di cui pare presagire la terrena conclusione. Il tutto pervaso e permeato, per usare le parole di un altro poeta bresciano, dal “soverchio amore”.

Pure, di questa

siepe,

che la modernità

vorrebbe virtuale,

io non so cogliere

presenza alcuna,

seppure soggettiva,

se non reale,

che sa di foglie

e di frusciar

di vento,

d’umore terreo

e di spavento,

d’infinità dolcezza

e di ripensamento,

d’amore per il vero

e di sgomento

da L’Orizzonte Verticale

Non ho intenzione alcuna di celare quanto di personale e partecipe sia contenuto in questo mio scritto che, di là dai significati che io, come ognuno di noi, sono libero di attribuirgli, è l’invito a conoscere le tante possibilità che la nostra Brescia offre a chi si prenda la briga d’informarsi un poco, d’interessarsi un poco. Scrittori, poeti, piccoli/grandi editori, incisori, pittori, scultori … Diamoci da fare, è un modo non banale per esorcizzare, in parte, i tempi.

Le fotografie realizzate da Gerardo Losi durante la presentazione sono cortesia di Franco Rinaldi.

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