Bossolà, sempre bossolà, fortissimamente bossolà

Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e bontà

Charlie Chaplin dal monologo de Il grande dittatore

Parrà curioso a non pochi l’iniziare lo scritto dedicato a un libro con delle scuse, eppure è ciò che mi accingo a fare, le prime, di scuse, a Vittorio Alfieri per avere, non certo per primo, utilizzato come base del titolo la forma abbreviata della sua celeberrima frase contenuta nella Lettera in risposta a Ranieri de’ Calzabigi, scritta il 6 settembre 1783. Le seconde agli autori di questo volume, dedicato a uno dei dolci bresciani, non molti per amore di verità, più iconici, per le altrettanto bresciane Grafo Edizioni, sapendo sino dall’inizio di non potere aggiungere granché all’etimologia, alla storia, alle ricette, alla ricerca sociologica e alle prospettive di questo nostro misconosciuto patrimonio. Eppure la tentazione era tanta, sostenuta, corretto il dirlo, dal materiale fornitomi da uno dei suoi autori: Marino Marini, che in questo blog viene citato più e più volte, a partire dal post dedicato a uno dei libri sulla cucina locale a cui sono, per più ragioni, maggiormente affezionato, tanto da averne sia la prima che la seconda edizione, entrambe rigorosamente con dedica. Ulteriore contributo, ringrazio pubblicamente l’altro autore, Giovanni Brondi, l’invito pervenutomi in occasione della presentazione del libro, evento al quale ahimè non mi è stato possibile partecipare, assenza che ha di fatto aumentato il desiderio di commentarlo brevemente.

Faccio parte di quella percentuale di bresciani, non maggioritaria come bene illustra Giovanni Brondi nel capitolo 6 dedicato all’indagine sul dolce realizzata a mezzo questionari, che conosce il Bossolà e l’ha provato in più versioni, dove per versioni intendo quelle che diversi panettieri e pasticcieri hanno per lo stesso e pur non ricordando «il mio primo Bossolà», ho un rapporto non casuale e saltuario con questa preparazione bresciana. Innanzitutto devo citare quella all’interno del progetto Il piatto del mese, che per due anni, all’interno degli spazi del Mo.Ca. ha interessato e deliziato un buon numero di bresciani, permettendo loro di confrontarsi con ricette, prodotti e abbinamenti confinati, ma non è limite, nella nostra provincia. Partendo da dei video appositamente realizzati Marco Martinelli realizzava in loco, aiutato da delle basi opportunamente preparate, delle ricette appartenenti alla nostra tradizione e il sottoscritto raccontava un poco di storia, un poco di curiosità sulle stesse, fungendo da collante alle varie figure presenti: produttori, presidenti di consorzi…

L’incontro del dicembre 2015 vide, nella sala degli Alberi se ben ricordo, un tutto esaurito per la presenza del maestro pasticciere Iginio Massari a sostituire, anche nel video Marco Martinelli, tutto esaurito che letteralmente «spazzolò» ogni minima briciola dei Bossolà messi a disposizione per l’assaggio finale: Massari il giorno seguente riparò con squisita cortesia alla mia rinuncia a favore dei presenti. Cortesia assolutamente gradita visto che personalmente trovo il Bossolà dolce, quando ben eseguito, assolutamente gradevole, fragrante di burro e ricordi di vaniglia, con un impasto che si scioglie letteralmente nel palato. Accanto a questa esperienza ho nel corso del tempo provato altri Bossolà provenienti da più realtà menzionate nel libro di Brondi e Marini al capitolo 7: La grande pasticceria bresciana, che spazia da La Tradizione bresciana sino ai Pasticcieri e pasticcerie del Gambero Rosso 2022.

Accanto ai due capitoli già citati, il libro, oltre a una premessa e a un’introduzione, si snoda attraverso la storia, la letteratura, un’indagine linguistica, le ricette, sia storiche che moderne (ma anche future), gli abbinamenti, vuoi intesi come creme o salse da proporre con il dolce che come bevande che bene gli si adattano, le scuole di formazione esistenti sul territorio. Non manca poi un capitolo dedicato alla struttura economica, i dati e le prospettive, queste ultime riassunte nella creazione di un Consorzio del Bossolà, in grado di riunire e coordinare le realtà produttive esistenti con l’aggiunta di quelle distributive, della ristorazione – indispensabile «biglietto da visita» per un territorio – nonché di enti e istituzioni vuoi locali che regionali. Ed è questa parte quella che merita di essere maggiormente discussa e sviluppata, perché se è senza alcun dubbio interessante immergersi nell’etimologia del termine Bossolà, appare fondamentale assicurargli un futuro che in prima battuta lo diffonda per tutta l’estensione della provincia bresciana ma che successivamente gli assicuri notorietà al di fuori della stessa.

Oggi più che mai l’interesse per i prodotti alimentari locali, in grado di esportare e far conoscere l’identità di una zona, è alto, l’importanza dell’enogastronomia, dell’agroalimentare nel promuovere e rendere appetibile un territorio da un punto di vista turistica è del tutto assodata e in continuo sviluppo: perché non utilizzare un dolce fortemente simbolico per incrementare la conoscenza della provincia bresciana? Si pensi al suo effetto di traino per quelle preparazioni a maggiore contenuto identitario, il Brodo di giuggiole come accompagnamento d’elezione, i vini bresciani con percettibile residuo zuccherino come abbinamento: ancor prima che il Franciacorta DOCG, ovviamente nella poco diffusa versione Demi Sec, il San Martino della Battaglia a base di uve Tuchì nella versione liquorosa, un vino mutizzato – ne esistono anche qui, magari da uve Chardonnay rinforzate dall’aggiunta di brandy, giusto per non fare nomi… -, un Benaco Passito IGT da uve Riesling in purezza o in uvaggio, o ancora un Passito Camuno da uve Incrocio Manzoni… E chissà se un locale mastro birraio non voglia in un vicino futuro «brassare» qualcosa di particolarmente adatto, sull’onda delle birre di Natale.

Un doveroso grazie dunque ai due autori che hanno voluto dedicare spazio e conoscenze a questo nostro dolce natalizio, che poi sull’onda del successo lo si voglia destagionalizzare è altra cosa, quanto a noi, comuni mortali, il piacere di scovare quello che più soddisfa il nostro palato, provando tra quelli proposti da fornerie e pasticcerie elencate nel volume, dato che, personalissima opinione, vedo il Bossolà come preparazione che richiede attrezzature professionali e altrettanto professionali capacità, questo non esclude certo che qualcuno tenti l’impresa, magari testando una delle ricette riportate. Sarebbe davvero auspicabile che negli anni a venire accanto alla coppia protagonista dell’eterno dilemma «Pandoro o Panettone?» si aggiungesse un terzo incomodo a sgomitare tra i due e Brescia e provincia si potessero fregiare di un dolce capace di valicarne ampiamente i confini, magari incuriosendo un pubblico di non soli «addetti ai lavori», per scoprire che il Bossolà Valsabbino, lo Scalitù, è una, sia pure gradevole, ciambella nonostante l’accomuni il nome, o che i Fiadoni, già citati nel Cinquecento da Ortensio Lando, rimandino all’aggettivo dialettale Enfiát ossia gonfio, gonfiato, come rileva il Pasquini nel suo Lessico Bresciano, e da qui, per successive mutazioni a un dolce deliziosamente morbido e vaporoso, capace, anche per il generoso contenuto di burro, di sciogliersi letteralmente al palato.

Un’idea assolutamente originale per una strenna natalizia all’insegna della brescianità, da regalare o regalarci, in grado di suscitare ricordi, ma anche, per le figure, le realtà, direttamente coinvolte, di fare sistema, consorziarsi, promuovere questo dolce simbolo, scoprirlo ex novo, tracciare un solco nel quale altri prodotti, altre ricette possano seguire.

L’amministrazione bresciana ha iniziato il percorso perché il Bossolà diventi prodotto a De.Co. – la veronelliana Denominazione Comunale – e sia seguito da altre preparazioni/prodotti che caratterizzano il nostro territorio: ottima occasione per rilanciare l’intuizione di Luigi Veronelli nella sua forma originaria e ampliare la platea di pubblico per queste e altre specialità locali nell’imminenza del 2023. L’immagine riportata è la copertina del libro, ora disponibile online sul sito delle Edizioni Grafo, nelle principali librerie cittadine e, probabilmente, anche presso alcune edicole del territorio.

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