Inerzia

Maurizio Carriero - dalla mostra Esercizi d'Inerzia

 [i-nèr-zia] s.f.

  • 1 Inattività, inoperosità: abbandonarsi all’i.; intorpidimento di una facoltà: i. fisica, mentale

 

Un mese mi separa dall’ultimo post, potrei enumerare i motivi di questo tempo ma alcuni di essi ricadono pressoché esclusivamente nella sfera del privato che, grazie al cielo, se pur fallata in più punti conserva un minimo di forma e protezione. Tra le cose dicibili, e tutto sommato più di vostro interesse, possiamo mettere l’impegno sul dorso locale del Corriere della Sera che, riguardando in gran parte le stesse tematiche, sottrae tempo e risorse a questo blog. Vi è però una ragione forse superabile: per più di un anno ogni settimana sono andato in giro per la provincia, spesso trascinando Christian in questo mio peregrinare. Ovviamente non ho chiesto a chicchessia, non amo particolarmente i dinieghi, di partecipare ai costi di tali trasferte, indubbiamente esistenti anche se ho potuto spesso contare sull’opera gratuita del fotografo … Mala tempora currunt e le mia disponibilità, in tutti i sensi, sono un poco cambiate insieme al mio umore, del resto facile capire dando un’occhiata alla frequenza degli interventi quando lo stesso non è proprio al vertice. Ma di cose da dire, rispetto al tema del blog, ne ho quasi sempre, ecco la decisione – da oggi? – di riempire in modo, spero, utile questi spazi. Non sempre ci saranno fotografie e lunghi interventi, cercherò tuttavia di non lasciare troppo tempo tra uno scritto e il successivo, che questo, con tutti i suoi limiti, vorrei fosse luogo di dialogo, d’informazione sulle tante cose buone che caratterizzano in modo del tutto originale il nostro territorio, soprattutto grazie alla presenza di tante piccole realtà che quotidianamente cercano di proporre qualcosa di diverso, di fortemente identitario. Vediamo di riuscire nell’intento, come sempre sollecitando la vostra partecipazione.

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Bilancio – II Anno

So benissimo che quello che sto per dire non ha un particolare valore, e che le cifre indicate impallidiscono di fronte a blog visitati da migliaia di persone ogni giorno, ma MadeinBrescia parla pressoché esclusivamente di una singola provincia, e all’interno di questa di produttori e prodotti confinati in ambito alimentare. Qualche guizzo, raro, nei confronti dei libri e dei loro scrittori, mia personale debolezza, e tante occasioni lasciate per mancanza di tempo, per scarsa organizzazione, per stanchezza momentanea o di più lunga portata. Alcuni commenti, scritti a piè di lettera nei post o riportati con altre modalità, a dare respiro e un poco di energia al sottoscritto. Eppure … eppure credo ne sia valsa la pena, che qualcuno abbia trasformato l’iniziale curiosità in frequentazione, e di lì nella voglia di assaggiare un formaggio, bere un vino, assaggiare un miele, comprare un libro. Da citare poi la presenza continua, non su queste pagine ma in un quasi quotidiano e fitto dialogo, di Federico Bellagente, Lo Scultore che ha spesso tradotto in proposte concrete le suggestioni qui contenute o ha spinto lo scrivente a interpellare un piccolo/grande produttore di altrettante piccole/grandi meraviglie.

In questa luce va letto quel 12% della popolazione bresciana, parlo del comune, che ha idealmente visitato queste pagine nel corso del 2011. Mi basta, ci basta, vorrei solo, la mia è una fissa, che qualcun altro commentasse ciò che legge, positivamente o meno, visto che rimango fortemente dell’idea che libertà sia anche partecipazione e che questo blog appartiene a tutte le persone a cui non basta passare più o meno rapidamente tra i corridoi di una grande superficie di vendita. Mi accomiato da questo breve scritto con due immagini ricavate dal report ufficiale di WordPress, fresco di ricezione. Grazie a tutti voi.

Nei siti o blog di provenienza primeggia logicamente facebook, dato che ospita una pagina di MadeinBrescia, seguono il sito del microbirrificio F.lli Trami e il blog di Laura Castelletti, Brescia per passione, ancora birra con il forum di Area Birra e a chiusura delle prime 5 posizioni il blog di Franco Ziliani, Vino al Vino. Grazie anche a loro. Tra le combinazioni di parole più inserite nei motori di ricerca primeggiano Made in Brescia, Carlos Mac Adden e Dolci Bresciani.

Il titolo del post più visitato va a Brescia patria della birra artigianale? Del 29 Agosto 2011: sono aperte le riflessioni su questo primo posto. Segue la spongada, dolce camuno decisamente alla riscossa anche se dissento sulle tante versioni che lo riducono a una sorta di brioche perché più “appetibile” ai moderni palati, su questo chi mi segue sa benissimo come la penso. Birra, ancora birra, fortissimamente birra coi Fratelli Trami, vale l’appena detto per la posizione di testa. Mi piace decisamente la quarta posizione di Esiste un “cibo da strada” bresciano? Chissà se nel futuro vedremo “patuna”, “bertagnì” e “tripa” riconquistare consumatori e proposte. Per il quinto posto non mi resta che levare il cappello a Giancarlo Marabotti e alle sue salse liguri (anche se da me conosciute con lo strepitoso olio del Brolo di Patrizia Rampa).

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Un anno di MadeinBrescia

Un collage, un mosaico se preferite, limitato dalla mia scarsa dimestichezza con Photoshop e dall’esigenza di assicurare un minimo di leggibilità al tutto, che d’immagini, di volti, avrei voluto metterne decine e decine. Questa precisazione la devo innanzitutto ai tanti assenti, alle tante piccole/grandi realtà che rappresentano il lato non replicabile, non omologabile della produzione, alimentare prevalentemente, della nostra provincia. Un invito di conseguenza, rileggetevi alcuni post dedicati ai produttori apparsi durante il 2011, ma anche dell’anno precedente, e non per il desiderio più o meno conscio d’incrementare le visite di MadeinBrescia, piuttosto per suscitare curiosità dapprima e voglia di reperire questi prodotti. Vi assicurerete oli, mieli, vini, confetture, formaggi frutto di passione e materie prime “buone”, sia per la loro validità organolettica che per il rispetto dell’ambiente e delle persone coinvolte nella loro produzione.

Chiedetevi, può essere un proposito per l’anno che verrà, cosa c’è dietro a un’etichetta, a un prezzo, a una confezione, pensate che un eccessivo risparmio può anche significare un futuro debito che prima o poi il territorio, le piccole aziende italiane che chiudono, un tessuto sociale che si disgrega faranno pagare, volenti o nolenti, a tutti noi. Il cibo poi non è solo merce, ha millanta significati, impariamo nuovamente a condividere quando e se possibile, a frequentare i sempre più numerosi mercati agricoli, certo anche lì dobbiamo  distinguere,  provare, sarà una selezione naturale fondata sulla validità della proposta e sul giusto prezzo e non solamente sulla forza di una comunicazione martellante e dimentica di cosa stia effettivamente suggerendo o imponendo per progressiva mancanza di alternative.

Spostatevi un poco, quel che vi garba, quel che vi è possibile, non solo per affollare artificiosi ed artificiali centri, anche per visitare cantine, cascine, aziende agricole, non in cerca di un utopico “vino del contadino”  ma di derrate che sono ora, e spero lo siano sempre di più, almeno scopribili in rete, magari in modo intelligente, capace di suscitare attenzione. Tutto questo è difficilmente riproducibile, difficilmente integrabile in processi industriali appannaggio di pochi per soddisfare, ma come, molti.

Questo è uno dei nostri auguri, insieme a quello di sperarvi più coinvolti: scrivete, commentate, suggerite, criticate, dissentite, in una sola parola partecipate. Buon Anno a tutti voi.

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(Piccole) bolle crescono

Nessuno si offenda, piccole bolle può significare tante cose ma non certo piccola qualità o piccolo nome, in questo malato (mi riferisco al sottoscritto in lotta con uno dei raffreddori più potenti che ricordi e corredato da sintomi che fanno pensare a qualcosa di più, anche se il resto …) fine d’anno, unisco in un variopinto elenco vini assaggiati durante il 2011 che per me/noi  sono, e saranno sempre, persone incontrate, certezze ed entusiasmi, lunghe carriere o appena iniziati percorsi. Allora piccole perché provengono da realtà che non producono centinaia di migliaia di bottiglie, piccole perché non urlate, piuttosto comunicate attraverso un discreto ma continuo passaparola,  gestite da persone che alle dichiarazioni roboanti preferiscono anteporre e far parlare i propri vini.  Piccole perché così lo sono le fini bolle dei loro vini e perché – last but not least - talvolta piccolo è bello. Di alcune, anzi della maggior parte, ho già detto ma, in questo caso, repetita iuvant …

Buon Anno allora, dimenticandoci per un momento del “nuovo gusto dei consumatori per i vini più facili da bere” e la ” voglia di novità accattivanti, giovani e fresche, …” come riporta una recentissima indagine/sondaggio di Vinitaly condotta su 300 ristoratori italiani. Dimenticandoci anche che  ”Complice la crisi economica e la stangata della manovra, le famiglie “accorceranno” il budget orientandosi verso etichette più economiche, con una fascia di prezzo compresa in media tra i 5 e i 12 euro.” Delle quali poi “sarà ancora una volta lo spumante dolce (58 per cento delle preferenze), seguito da quello secco o ”brut” (con il 37 per cento).” Dati della Confederazione Italiana Agricoltori in un suo documento datato 29.12.2011.

Credo che i Franciacorta, ebbene sì, citati di seguito non siano sempre i più facili, e che difficilmente, per non dire mai, li troverete al di sotto della soglia di 12 euro sopra indicata, quanto al ”dolce” … Di conseguenza Buon Anno ancora con i fratelli Faccoli, che senza clamori continuano il percorso tracciato producendo vini che in prima battuta soddisfano il loro gusto, magari con il loro Rosè che non è certo omaggio a una moda prossima al declino, con Giulia Cavalleri Nember e la figlia Diletta, Cavalleri, incontrate al salone di Piacenza del F.I.V.I.  e salutate con, ancora, un bicchiere di fresco Rosè, in compagnia di Bruno Dotti, San Cristoforo, qui quasi d’obbligo il Pas Dosé. Tutti volti noti? Allora proseguiamo con  Anita  Foresti e Simone Masina, Pian del Maggio, e il loro Brut Proemio (tra i più umani in quanto a prezzo), incontrati a Villa Mazzotti durante Degustando la Qualità (non ci siete stati? Peccato …), o con i Pezzola de La Valle conosciuti la scorsa estate all’ultimo raduno bresciano dei Sovversivi del Gusto, se dicessi provate il Rosè pensereste a  una mia fissazione patologica? Oppure, sempre Villa Mazzotti, cimentatevi con un importante Extra Brut millesimato come l’Eurosia della Fiorita. Due nomi a smentire la premessa ( vini assaggiati durante il 2011) ma, per il primo, troppo particolari le bottiglie e l’entusiasmo con il quale Franco Ziliani l’ha recensito nel suo sempre ottimo Le Mille Bolle blog :   datevi da fare, io non mi sottrarrò all’impegno, per provare qualcosa realizzato da Derbusco Cives. Come troppa la voglia, non ancora soddisfatta anche per il secondo, di assaggiare il Nero, Dosaggio Zero da solo Pinot Nero realizzato da Andrea Arici per la sua Colline della Stella.

Nel blog: Buon anno con le bollicine di casa, La Signora del Franciacorta, Giulia Cavalleri Nember

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Un pranzo di Natale MiB

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci, qui non troverete ricette o l’indicazione di piatti della tradizione più o meno modificati (ho le mie idiosincrasie, non come altri termini ma poco sopporto “rivisitati”), piuttosto una serie di proposte allineate seguendo  la sequenza logica di un pranzo. E’ quasi una provocazione, ad essere protagonisti sono i prodotti e non  la modalità con cui vengono elaborati. Presuppone poi, piuttosto che abilità culinarie patrimonio di pochi, la voglia di uscire dai soliti canali della distribuzione che ormai vedo accomunati dagli stessi marchi, dalle stesse fonti di origine.

Cominciamo dall’antipasto che vorrei leggero e disinvolto, quasi un aperitivo per iniziare a sciogliere gli animi e sollecitare la conversazione. Dei piatti di salumi di buona fattura, magari pescando tra la bassa, o quasi, con Salame, Mariola e Salsiccia (il “misto”) di Luigi Bellini, Az. Agricola Al Berlinghetto, e la Valle Camonica con Prosciutto di Cinghiale, Violino disossato e slinzega di Vanni Forchini, Antichi Sapori Camuni. Pane di Monococco, Maurizio Sarioli, e Pan Brioche di Mauro Marini. Da bere, sono solo personalissimi suggerimenti più d’istinto che pensati, un Franciacorta Rosè (niente nomi per il momento, ma evitate gli eccessi di dosaggio, quei vini sì profumati ma stucchevoli che ti fanno dire basta al primo sorso e che ti ricordano le caramelle di fragole succhiate nell’infanzia …)

A seguire un primo, magari in brodo se amate il genere, che vorrei tirato a mano e ugualmente riempito, ma so di sfiorare l’utopia se lo chiedessi ai comuni mortali che abitano le nostre case, in particolare alle gentili signore che se scovato nei più reconditi angoli delle loro dispense un mattarello non ne vedrebbero uso migliore del tirarmelo in testa. Impresa forse un poco più facile, ma di anno in anno sempre meno praticabile, trovare una gastronomia che confezioni pasta ripiena di qualità: benvenuti recapiti e indirizzi se in vostro possesso. Dopo l’esperienza di De gustando la qualità a Chiari, mi sento di suggerire Tradizioni Padane di Gottolengo  (località che tornerà più avanti). Da bere  un rosso leggero, dipende dai vostri gusti e in provincia ne abbiamo davvero tanti. Una scelta un poco diversa? Un chiaretto, specie se i sapori non sono troppo impegnativi, quello di Elena Parona della Basia ad esempio o, se aumentano sapori e grassi e non v’inquieta uscire dalla provincia, un lambrusco, magari il Canto Libero della Tenuta Pederzana, senza solfiti aggiunti, o, belli per cuore e tasche, quelli di Bresciani (ma sono di Rivarolo Mantovano …) reperibili al Mercato in Cascina, il sabato a Ciliverghe di Mazzano.

Per il secondo fate voi, ricordando che non siete, non siamo, riuniti per ingozzarci ma per condividere un momento un poco diverso dal quotidiano, io opterei per un cappone, col classico ripieno bresciano, da far lessare in una pentola gemellata con un’altra contenente un bel cotechino o, esageriamo, un os de stomech entrambi reperibili coi salami al Berlinghetto. Non infastidirebbero delle mostarde in accompagnamento, ecco allora ritornare Gottolengo con Andrini: rigorosamente monofrutto, che non stiamo parlando di macedonie, per me un’accoppiata fichi, mele (e clementine se vogliamo osare) può essere la giusta soluzione.  Dell’insalata con poco olio e il necessario aceto, per l’olio restiamo sui nostri Garda e Iseo, per l’aceto quello di miele nella versione delicata del Sampì, a ripulire i palati. Da bere, che ne dite di una barbera? Naturalmente per il cotechino verrà buono un goccio dai precedenti abbinamenti …

2 (due, ribadisco), schegge di formaggio e visto che siamo verso la fine niente salse complicate ma una punta di miele: grana padano 40 mesi di Matteo Festa con miele di tiglio, apicoltura Mombelli di Quinzano d’Oglio, Nostrano Valtrompia  affinato da Zanini o Silter di Andrea Bezzi con miele di melata, apicoltura del Sampì. Ancora vino? Dai siamo seri.

Panettone, rigorosamente “da Forno”, ancora Sarioli a Brescia, ma anche Marini, o quello che da giorni è in cima alle mie preferenze, forse perché più “rotondo” e goloso, di estrema, tattile, leggerezza: quello di Pietro Freddi di Casto, ma lo trovate anche in qualche superstite buon negozio bresciano (nonostante molti di noi facciano di tutto per affossarli). Torrone? Apicoltura, e già, Angela Pizzamiglio, niente zucchero, solo miele di acacia, e l’ostia viene realizzata con la fecola di patate per non creare problemi ai celiaci. Per gl’inguaribili amatori del gelato, e per restare in tema, una pallina di dattero dei fratelli Massensini ossia Ribera. Da bere: non ditemi che trovate difficile reperire un buon moscato … Saracco, Rivetti, La Caudrina ma se l’integralismo è il vostro forte, spero solo in questo campo, provate quello che i Lazzari fanno  con le loro uve di Capriano del Colle.

Caffè – conoscete la torrefazione Giamaca Caffè di Verona o quella di Leonardo Lelli a Firenze? - E un dito, rigorosamente in orizzontale, di, a vostro insindacabile giudizio, Anesone Triduo delle distillerie Franciacorta o Grappa Rugiada delle Alpi.

Buon Natale a tutti voi, di cuore.

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De gustando la qualità, un’occasione persa (dal pubblico)

C’era l’ambientazione, Villa Mazzotti a Chiari, che conosco da quando cerco di non perdermi l’appuntamento annuale con la rassegna della microeditoria, c’erano i produttori, tanti,  di cui molti interessanti, c’erano i prodotti, davvero una sorpresa per chi non sospetta quante scoperte potevano essere fatte in un arco spazio/temporale contenuto, c’erano laboratori, possibilità di consumare un pranzo o un aperitivo con vini e cibi non banali. Mancava solo lui, il pubblico, o più esattamente lo si è visto poco, giusto qualche ora nel pomeriggio di domenica 18 dicembre. Forse la data, l’ultimo fine settimana prima del Natale, mentre molti erano impegnati ad acquistare gli ultimi regali, spero non specialità gastronomiche che allora oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. Forse una comunicazione un poco in affanno, forse il disinteresse delle tante realtà attente a cibo e territorio che non hanno saputo, o voluto, dare voce a un evento trasversale. Io ho percorso in lungo e in largo il primo piano della rassegna, ho ritrovato figure che considero amiche, mi è spiaciuto perderne alcune per tempo, loro assenza o mia distrazione e vi assicuro che ne valeva la pena, poco importa il freddo pungente dell’esterno che bastava assistere ad alcuni degli scambi tra i partecipanti  “ti porto del formaggio ma tu fammi assaggiare quel vino …” per riappacificarsi, anche solo per quelle brevi ore, con buona parte del nostro mondo. Vi dirò allora della berna, proposta dall’azienda agricola Fless, che faceva mostra di sé tra un violino e uno speck artigianale, quanto meno la curiosità di chiedere cosa fossero quelle sottili strisce di carne scura con un profumo che faceva intuire la concia prima dell’essiccatura.

 

Oppure del fermarsi al banco di Antichi Sapori Camuni dove Vanni Forchini tagliava svelto le sue creazioni: ancora slinzeghe, ma anche fesette affumicate, prosciutti di cinghiale, violini … magari da accompagnare ai Franciacorta della Fiorita, in quel di Ome, dove sono stato accolto da un bicchiere di Eurosia, Franciacorta extra brut da sole uve chardonnay, solo 4 gr per litro di zuccheri residui e “72 lunghi mesi sui lieviti”. Poi due parole con Maria Grazia Marinelli, presidente del Consorzio Tutela vini D.O.C. Capriano del Colle presente con Az. Agricola Lazzari, vitivinicola  Pietro Potestà, tenuta La Vigna. Accanto ai Lazzari, mai vicinanza fu più galeotta, Chiara Zanini, Formaggi Trevalli, che si è conquistata definitivamente la stima e l’ammirazione di Davide Lazzari nei due giorni dell’evento a colpi di Alpeggio Vaia (io ero già ammaliato da tempo) e formaggella stagionata di Collio. Non ho potuto salutare, a malincuore, Andrea Bezzi  e qualcuno degli Andrini/Petrò, privandomi della loro simpatia e, rispettivamente, del sempre interessante Silter e del Case di Viso, mia predilezione, nonché delle tante mostarde e confetture realizzate a Gottolengo. Ritrovare poi Daniela Canti dell’omonima azienda agricola di Malonno – a quando un bel sito per farsi conoscere meglio? – e la sua ricotta che una lunga e lenta affumicatura (il ginepro!) permette di essere grattugiata, ma Daniela la propone anche pronta da utilizzare in piccoli barattoli di vetro, per approntare i “córnecc co la mascherpa seca”: preparazione a base di cornetti (fagiolini) tipica del paese che mi ricorda i “córnecc paràc” dove appare anche l’uovo. Proseguire poi fino ad incontrare Alex Belinghieri, Agricola Vallecamonica, con il suo Ciass Negher, rosso camuno da uve Marzemino e Merlot, o il Bianco dell’Annunciata, Incrocio Manzoni in purezza così come il primo passito valligiano da lui recentemente presentato. Di fianco ad Alex il banco della Forneria Salvetti dove ottengo un buon pane di segale … Largo ai giovani con un’altra scoperta: l’Azienda Agricola Pian del Maggio, qui rappresentata da Anita  Foresti e da Simone Masina, con un più che godibile Franciacorta Brut Proemio, 100% chardonnay, in cui si avverte la felicità del terreno sopra Gussago. Volti nuovi, Mario Turrini – Az. Agricola Turrini Mario – innamorato delle sue mele da cui ricava, con la collaborazione di Pesei, marmellate e succhi: una generosa cucchiaiata della sua composta, solo mele, null’altro che mele, mi ha felicemente riportato lontano nel tempo. E in barba alle pubblicità imperanti queste mele possono davvero essere mangiate a morsi … Volti conosciuti, Elena Parona e uno dei suoi figlioli per La Basia con le novità di un marzemino e delle rinnovate etichette ma anche Vezzoli di Chiari: poche ore prima avevo acquistato una delle loro robiole a latte crudo in grado di stupire amici un poco pigri che preferiscono affidarsi a prodotti reperibili ovunque.  Già provato, una bella conversazione con uno dei titolari di Tradizioni Padane, vera sorpresa per la qualità e l’organizzazione di quest’azienda artigiana che porta prodotti e ricette locali – grandi le caramelle di pasta al monococco farcite di gorgonzola e noci o quella al bagoss d’alpeggio – alla media e alta ristorazione italiana e mondiale.  Un rapido elenco a chiudere, quanta ricchezza …, per realtà a me ben note dalle quali non ho avuto il tempo e la lucidità per fermarmi come l’Az. Agricola Paros di Angolo Terme, il Consorzio della Castagna di Paspardo, la B.A.B.B. di Manerbio, l’Apicoltura Mombelli Facchinetti di Quinzano , l’Apicoltura Cella, l’Associazione Norcini Bresciani … ed altri ancora magari non presenti sabato o persi tra le tante possibilità offerte. Il Centro Vitivinicolo Provinciale, mi sono state promesse informazioni sul prezioso lavoro svolto attorno ad alcuni vitigni autoctoni, con l’Assessorato Provinciale all’Agricoltura hanno realizzato una delle migliori rassegne di quanto il nostro territorio sia in grado di offrire, peccato, era la prima volta ricordiamolo,  siano mancate le giuste presenze per tanta dovizia di sapori.

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Mare Nostrum, l’aperitivo in pescheria

Ad inaugurare la sezione di MadeinBrescia introdotta dal precedente post un luogo che è uno dei riferimenti locali per la fornitura di pesce sia alla ristorazione che ai privati. Dopo l’apertura di un secondo punto vendita in Via Lipella, avvenuta anni fa vicinissimo alla storica gelateria Bedont, la sede principale situata in zona Mandolossa si è spostata di qualche decina di metri per occupare un moderno edificio praticamente di fronte alla precedente ubicazione. L’inaugurazione, avvenuta ai primi di Maggio del corrente anno, ha visto affiancarsi accanto alla tradizionale scelta di prodotti pescati, allevati e congelati, un’interessante proposta di piatti pronti, naturalmente a base ittica, preparati dallo chef Nicola Di Nunno (Consiglio assaggiare i prodotti da forno a base di farine integrali e biologiche …) . Ma ad Enea Melotti, titolare e spirito creativo dell’azienda, non bastavano questi cambiamenti e dall’ultima settimana di Novembre ha deciso di proporre, ogni venerdì e sabato, l’aperitivo in pescheria. Ora, tutti concordi nell’affermare che non si tratta di una proposta unica nel suo genere, che a Roma, Milano e altre grandi città iniziative analoghe esistono già da tempo incontrando alterne fortune, ma nella nostra città, più conosciuta per il numero di centri commerciali presenti e futuri che per iniziative intelligentemente diverse, è cosa degna di nota.

Così dal 25 di Novembre, tra qualche comprensibile difficoltà caratteristica di ogni esordio, è possibile confrontarsi con un aperitivo fuori dagli schemi, dove la qualità della materia prima è l’indiscussa protagonista. Ostriche di varia pezzatura, tartare di salmone, di tonno, di spada, carpacci, piccoli fritti, cucchiai da “finger food”, scelti isolatamente o a comporre piatti a base “cruda” e “cotta” proposti in versione piccola o grande: tutti i prezzi sono chiaramente esposti in una classica lavagna, così da permettere una scelta in sintonia con il proprio gusto e la spesa che si desidera affrontare. Ad accompagnare il cibo, ribadisco di ottima qualità anche se su alcune salse in accompagnamento preferirei una maggiore “grinta” visto che è possibile dosarle seguendo le proprie inclinazioni, sono attualmente proposti tre vini: delle “bolle” franciacortine, dello Champagne e un Lugana.

Un’idea che vorrei trovasse giusta accoglienza e diventasse l’appuntamento che ogni tanto ci si concede per prendere atto con soddisfazione di come anche nel nostro territorio sia possibile evadere da formule omologate.

Le fotografie sono cortesia di Michela Melotti

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